Migranti e progetti di accoglienza diffusa

Migranti e progetti di accoglienza diffusa

Annalisa Verna, insegnata milanese, ha ospitato per alcuni mesi Mamadou un ragazzo senegalese di 21 anni.

Così facendo lo ha aiutato molto nel suo percorso di integrazione.

Questa ed altre storie dimostrano come la paura dell’altro venga meno nel momento in cui questo diventa una persona, con un nome, un volto ed una storia.

Annalisa lo ha raccontato «all’evento conclusivo del progetto “Fra noi”, finanziato dal Fami e dal ministero dell’Interno.» Capofila del progetto è il Consorzio Farsi prossimo.

L’obiettivo di questo era la creazione di una rete nazionale di accoglienza per un’autonomia possibile. Si volevano sperimentare interventi per l’integrazione stabile di immigrati con status di rifugiati con la protezione sussidiaria.

Le strategie si sono orientate verso la ricerca di un’abitazione, l’orientamento al lavoro e l’accoglienza.

Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia all’Università di Milano ha spiegato come casa, lavoro e famiglia siano i bisogni essenziali per una vita dignitosa.  Sono la dimensione strutturale dell’integrazione.

In poco più di un anno il progetto ha sostenuto 200 persone nel percorso verso l’autonomia socio-economica.

118 invece sono stati inseriti in azienda dopo aver svolto un tirocinio professionalizzante. 100 tra persone e nuclei familiari hanno invece trovato una casa.

«“Fra Noi” è il primo progetto dedicato all’integrazione con dimensione nazionale e ciò “ha permesso di creare una rete tra enti che si occupano di accoglienza ciascuno sul proprio territorio.»

ilSole24Ore