Cronache di razzismo: “Sono nero e quindi devo morire?”

Cronache di razzismo: “Sono nero e quindi devo morire?”

Il 31 gennaio, in provincia di Napoli, Ossuele Gnegne si stava recando a lavoro in bicicletta. Ad un certo punto ha visto una Smart nera andare dritta contro di lui; chi guidava ha accelerato di proposito e lo ha investito.

Dopodiché sono scesi dalla macchina 5 uomini, con bastoni, spranghe e sassi urlando: “schifo di uomo, munnezza. Vogliamo ucciderti”. Il ragazzo, originario della Costa d’Avorio, ha provato a scappare ma è stato raggiunto e colpito con il crick.

In seguito gli hanno lanciato pietre e bottiglie insultandolo.

Il ragazzo ha raccontato l’episodio sui social ed ha scritto: «Sono nero e quindi devo morire? Non pensavo di poter incontrare ancora persone così, al lavoro, nel mio quartiere svolgo una vita normale e tutti mi rispettano e mi vogliono bene. Sono stato fortunato; ho lividi, contusioni, un braccio spezzato, ma tutto questo passerà. Ciò che non passerà è il colore della mia pelle, che in questo mondo crea problemi»”.

Dopo l’aggressione i suoi datori di lavoro hanno affisso un cartello all’ingresso della palestra in cui lavora con scritto: “Vietato l’ingresso ai razzisti.” 

Due giorni dopo c’è stata un’altra violenza razzista; le vittime sono due cittadini italiani con la pelle scura, uno di origini brasiliane e l’altra di origini colombiane. I due ragazzi stavano passeggiando ad Eboli quando un gruppo di giovani ha iniziato ad offenderli: “«Mi hanno chiamato marocchino di merda e negro di merda»”. Dopodiché è arrivata l’aggressione fisica con spinte, schiaffi e calci.

Lo stesso ragazzo, vittima dell’aggressione, nei giorni scorsi aveva denunciato altri casi di razzismo.

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