Tar Toscana n° 38/2003 – Accesso a pubblico impiego

Il Tribunale Amministrativo della Regione Toscana – Sezione II ha respinto in data 25 ottobre 2002 un ricorso presentato da un cittadino cileno nei confronti dell’Usl 10 di Firenze. L’uomo era stato escluso dalla partecipazione ad un bando di gara, a cui aveva fatto domanda, perché non in possesso di un requisito necessario quale la cittadinanza italiana. Regolarmente soggiornante in Italia e in possesso di titolo di infermiere professionale ha rivendicato il proprio diritto alla partecipazione al concorso pubblico ma il Tar Toscana ha respinto il ricorso dimostrando di essere consapevole di altre sentenze relative a casi simili come la n. 129/2000 del TAR Liguria che riconosceva il diritto di cittadini stranieri di esser assunti a tempo indeterminato nel settore del pubblico impiego. La decisione presa in merito al caso toscano fa riferimento alle direttive contenute nel TU sull’immigrazione,  previsto all’art. 2, comma 5, in materia dei rapporti con la pubblica amministrazione, si prevede che “Allo straniero è riconosciuta parità di trattamento con il cittadino relativamente alla tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi, nei rapporti con la pubblica amministrazione e nell’accesso ai pubblici servizi, nei limiti e nei modi previsti dalla legge”. La parità sarebbe pertanto riconosciuta non in termini assoluti e totali, ma nei limiti e nei modi previsti dalla legge. In sintesi il TAR Toscana afferma che le norme che stabiliscono il requisito della cittadinanza italiana o comunitaria per l’accesso al pubblico impiego, sono rimaste in vigore e non si possono considerare abrogate a seguito dell’intervento del Testo Unico sull’Immigrazione.

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