CENSIS: il razzismo non entra nel Servizio Sanitario Nazionale, curato il 96% degli stranieri

Razzismo e discriminazione non ‘entrano’ nel Servizio sanitario nazionale. L’80% degli immigrati che hanno avuto bisogno di cure non ha incontrato difficoltà di accesso. Sono riusciti a spiegare senza problemi al medico italiano cui si sono rivolti i disturbi accusati e hanno capito tutto quanto il medico ha prescritto. Qualche difficoltà in più la hanno avuta gli stranieri arrivati in Italia da meno di cinque anni, ma le difficoltà linguistiche si riducono drasticamente tra chi è in Italia da più di cinque anni e tra gli immigrati laureati. E se complessivamente il 29% degli stranieri dichiara di aver subito una qualche forma di discriminazione in Italia, solo in pochissimi casi è avvenuto in ambienti sanitari. In generale, ben il 96% degli stranieri residenti in italiani si fa curare all’occorrenza dal Ssn. Fanno eccezione i cinesi, tra i quali il 15% si affida a terapie non convenzionali. È quanto emerge da una ricerca del Censis condotta su progetto e commissione della Fondazione Farmafactoring che ha dato origine alla mostra fotografica realizzata dalla Fondazione stessa, dal titolo «I nuovi pellegrini. L’impatto storico-sociale dell’immigrazione moderna nella sanità», inaugurata oggi alla Galleria del Cembalo di Palazzo Borghese a Roma e aperta al pubblico dal 20 al 28 novembre dalle ore 10.00 alle 19.00. La mostra fotografica, che ha ottenuto il patrocinio del ministero della Salute, è un viaggio nei luoghi di malattia e di cura per raccontare la realtà degli immigrati nel loro rapporto con la sanità italiana.

Sono proprio gli stranieri a mettere un freno al calo demografico considerando che le donne straniere mettono al mondo in media 2,1 figli rispetto agli 1,3 delle italiane e hanno una età media al parto molto inferiore: 28,5 anni le straniere, 32,1 le italiane. E gli immigrati sono anche più giovani e in buona salute. L’87,5% degli immigrati definisce buone o molto buone le proprie condizioni fisiche, a fronte dell’83,5% degli italiani che affermano altrettanto.
In un mese il 20% degli stranieri si reca dal medico, contro il 33% degli italiani che fanno altrettanto. Oltre che più vigorosi, gli stranieri hanno stili di vita anche più salutari: il 4% della popolazione straniera di 14 anni e oltre consuma alcol fuori dai pasti almeno una volta la settimana (l’8% tra gli italiani), mentre fuma il 23% (il 26% degli italiani). Sono invece simili agli italiani nel rapporto con il peso: il 31% degli stranieri è sovrappeso e quasi l’8% è obeso, esattamente come gli italiani. Ogni anno accedono al Pronto soccorso 66 stranieri su mille (complessivamente, 1,7 milioni di accessi): un dato più alto di quello riferito alla popolazione italiana (48 su mille). I valori più elevati si registrano tra i maschi tunisini (131 su mille) e le donne marocchine (101 su mille). Meno intenso è il ricorso al Pronto soccorso da parte dei cinesi (23 su mille). Molto frequentati sono i consultori familiari, divenuti ormai luoghi cruciali di relazionalità per le donne immigrate: vi si rivolgono 34 donne straniere su mille (tra le italiane il dato scende a 23 su mille). Nella fascia di età 25-34 anni il dato sale a 53 straniere su mille (più alto del dato riferito alle italiane della stessa età: 46 su mille). Tra gli stranieri provenienti dai Paesi poveri a forte pressione migratoria è però ridotto il ricorso alle diagnosi precoci. Il 33% dei migranti tra i 50 e i 69 anni ha effettuato lo screening del colon nei tempi raccomandati (il 39% degli italiani), il 60% delle donne straniere di 50-69 anni ha eseguito quello della mammella negli ultimi due anni (il 71% delle italiane), il 70% delle donne straniere tra i 25 e i 64 anni ha effettuato quello del collo dell’utero negli ultimi tre anni (il 77% delle italiane).

Fonte: Online News.it

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