Uber si scopre razzista: per i neri lunghe attese e corse cancellate

NEW YORK – Cerchi una macchina Uber e sei un afroamericano? Preparati ad aspettare di più e metti in conto che hai il doppio delle possibilità rispetto a un bianco di vederti cancellare la corsa. Ecco un esempio chiaro di che cosa si intenda per «razzismo sistemico», il veleno della discriminazione che intossica larghe fasce della società statunitense. Uno studio condotto dal National Bureau of Economic Research, sede in Massachusetts, e pubblicato dall’edizione digitale del «Washington Post», ha esaminato circa 1.500 richieste transitate sulla piattaforma Uber, la società privata che offre un servizio alternativo di taxi. Ebbene il risultato è deprimente: gli autisti di Uber selezionano i clienti sulla base dei cognomi. Se pensano che potrebbe essere quello di un nero, cancellano la corsa con una frequenza doppia rispetto alla media. L’inchiesta mostra anche che i «black people» sono costretti ad attese più lunghe del 35% rispetto ai cittadini bianchi.

Nelle analisi di tre atenei, stessi risultati

La ricerca del National Bureau ha attirato l’attenzione di altre tre atenei: la californiana Stanford University, l’Università di Washington e il Mit, il Massachusetts Institute of Technology, hanno condotto due distinti esperimenti sul campo. Il primo nella città di Seattle, sulla costa nord-occidentale; l’altro a Boston, sul capo opposto, sponda nord-orientale degli Stati Uniti. Gli esiti sono simili. A Seattle gli afroamericani devono avere pazienza: tempi più lunghi del 30%. A Boston i clienti neri di Uber si vedono cancellare il 10,1% delle richieste a fronte del 4,9% che tocca i passeggeri bianchi.

La risposta di Uber

L’azienda ha dovuto prendere posizione, con un comunicato ufficiale: «La discriminazione non ha spazio nella società e non ha spazio in Uber». Poi Rachel Holt, il responsabile per l’attività del Nord America ha aggiunto: «Noi pensiamo che Uber contribuisca a ridurre le ineguaglianze nei trasporti. Ma, certo, studi come questi sono utili per capire che cosa possiamo fare per migliorare il servizio». Ora c’è chi suggerisce di mascherare i cognomi dei clienti, anche se  ciò causerebbe equivoci e disservizi tra le persone in attesa. Ma soprattutto questa sarebbe una soluzione ipocrita. Se non vuole perdere credibilità il vertice di Uber dovrebbe semplicemente individuare e allontanare i conducenti razzisti.

Fonte: Corriere.it

Be the first to comment

Leave a Reply