Minori rifugiati: più della metà nel mondo non ha la possibilità di frequentare alcuna scuola

Dal Rapporto “Missing Out: Refugee education in crisis”, pubblicato il 15 settembre scorso dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) emerge che 3,7 milioni di bambini e adolescenti rifugiati non hanno nel mondo la possibilità di frequentare alcuna scuola. Per i rifugiati la probabilità di non poter frequentare la scuola è cinque volte superiore alla media globale.

Il rapporto confronta i dati a disposizione dell’UNHCR relativi all’istruzione dei rifugiati con i dati dell’UNESCO sulle iscrizioni scolastiche a livello globale. Solo il 50 per cento dei bambini rifugiati ha accesso all’istruzione primaria, rispetto a una media globale di oltre il 90 per cento. E quando questi bambini crescono, il divario diventa un baratro: solo il 22 per cento degli adolescenti rifugiati frequenta la scuola secondaria rispetto a una media globale del 84 per cento. Riguardo all’istruzione superiore, solo l’uno per cento dei rifugiati frequenta l’università, a fronte di una media globale del 34 per cento.

Nel solo 2014, la popolazione di rifugiati in età scolare è cresciuta del 30 per cento. Con questo tasso di crescita, l’UNHCR stima che saranno necessarie almeno 12mila aule e 20mila insegnanti aggiuntivi su base annua.

I rifugiati vivono spesso in regioni in cui i governi stanno già lottando per istruire i propri figli. Affrontano il compito supplementare di trovare strutture scolastiche, insegnanti formati e materiali di apprendimento per decine o addirittura centinaia di migliaia di nuovi arrivati, che spesso non parlano la lingua in cui avviene l’insegnamento e che, in molti casi, hanno perso tre o quattro anni di scuola. Più della metà dei bambini e degli adolescenti rifugiati esclusi dalla scuola in tutto il mondo si trovano in sette paesi: Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Kenya, Libano, Pakistan e Turchia.

Con l’esempio della Siria, il rapporto mostra come il conflitto abbia la potenzialità di invertire le tendenze positive in materia di istruzione. Mentre nel 2009 il 94 per cento dei bambini siriani aveva accesso all’istruzione primaria e secondaria inferiore, a giugno del 2016 solo il 60 per cento dei bambini siriani andava a scuola, con circa 2,1 milioni di bambini e adolescenti che non hanno accesso all’istruzione in Siria. Nei paesi vicini, oltre 4,8 milioni di rifugiati siriani sono registrati presso l’UNHCR, dei quali circa il 35 per cento è in età scolare. In Turchia, solo il 39 per cento dei bambini e adolescenti rifugiati in età scolare è iscritto e ha accesso all’istruzione primaria e secondaria, il 40 per cento in Libano e il 70 per cento in Giordania. Ciò significa che quasi 900mila bambini e adolescenti siriani rifugiati in età scolare non vanno a scuola.

Il rapporto sottolinea i progressi compiuti da alcuni governi, dall’UNHCR e dai suoi partner nel favorire l’iscrizione a scuola di un numero maggiore di rifugiati. Con l’inizio del nuovo anno scolastico a settembre, la Giordania e il Libano, ad esempio, hanno rafforzato il loro sistema scolastico raddoppiando i turni nelle scuole; in Egitto il 90 per cento dei bambini rifugiati siriani si sono iscritti a scuola; la Turchia ha incrementato gli sforzi per incoraggiare l’iscrizione.

“Il progresso visto in Egitto, Giordania, Libano e Turchia dimostra che c’è la potenzialità per invertire le tendenze in materia di istruzione dei rifugiati, ma ciò può avvenire solo se la comunità internazionale investe in questa direzione”, ha sottolinea l’Alto Commissario Filippo Grandi.

Il rapporto chiede ai governi di dare priorità all’inclusione effettiva dei bambini rifugiati nei sistemi nazionali e nei piani pluriennali per l’istruzione.

Tenuto conto del fatto che la durata media del periodo in cui un rifugiato si trova in una situazione di migrazione forzata è di vent’anni, il rapporto chiede ai donatori la transizione da un sistema di emergenza a uno schema di finanziamento pluriennale e prevedibile che permetta una pianificazione sostenibile, una programmazione di qualità e un monitoraggio accurato delle opportunità di istruzione per i bambini e gli adolescenti rifugiati, e anche per i cittadini del paese ospitante.

Il rapporto si conclude con la storia esemplare di Nawa, una rifugiata somala che ha iniziato la sua istruzione solamente all’età di 16 anni in un centro di apprendimento comunitario in Malesia. Dopo quattro anni, sta per iniziare un corso di base all’università e allo stesso tempo si sta impegnando come insegnante volontaria nella sua scuola, per restituire quanto ha ricevuto.

“La storia di Nawa dimostra che non è mai troppo tardi per investire nell’istruzione dei rifugiati, e che investire nell’istruzione di un solo rifugiato crea beneficio per l’intera comunità “, ha dichiarato Grandi.

Il rapporto viene pubblicato prima dell’incontro dei leader mondiali che si terrà il prossimo 19 e il 20 settembre in occasione del Vertice dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sui rifugiati e migranti e del Vertice dei leader sulla crisi globale dei rifugiati ospitata dal Presidente degli Stati Uniti.

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Fonte: Integrazione Migranti