Giovane immigrato irregolare perde un occhio per un aggressione, si reca in Questura e riceve il foglio di via

Il 12 giugno, a Milano un giovane immigrato senza permesso di soggiorno è stato aggredito da una persona ubriaca che lo ha minacciato con una bottiglia rotta. In seguito all’aggressione ha perso l’occhio. Una volta dimesso dall’ospedale va in Questura per sporgere denuncia e, invece, riceve il foglio di via. Il giovane si è così rivolto all’associazione Naga per avere un sostegno legale. 

“Quando, dopo cinque giorni di ricovero, era prevista la sua dimissione, si sono presentati in corsia due agenti che minacciavano di condurlo direttamente dall’ospedale alla Questura, non avendo lui il passaporto sottomano -scrive il Naga-. Solo grazie al fatto che avesse sul cellulare una fotografia del documento, il trasporto in Questura è stato evitato. Una volta uscito dall’ospedale, il ragazzo è andato giudiziosamente a sporgere denuncia per l’aggressione subita. Ma essendo irregolare e nonostante debba ancora continuare il percorso di cura, allo scopo di impiantare una protesi all’occhio perso, ha ricevuto un’espulsione”.

L’aspetto paradossale della vicenda è che “Tutto è regolare. È stata applicata la legge. L’ospedale aveva l’obbligo di referto e il ragazzo il diritto di sporgere denuncia per la terribile aggressione subita -sottolinea il Naga-. Ma se sei irregolare sul territorio italiano, devi essere espulso”. Qualunque cosa accada. Con un corollario importante però. Se andare al pronto soccorso o al commissariato per fare una denuncia comporta automaticamente l’espulsione, ogni immigrato irregolare eviterà come la peste ospedali, posti di polizia e qualsiasi altro ufficio pubblico. Perché avrà sempre il timore di essere espulso. (…) La cosa è talmente evidente che non ci sembra necessario aggiungere altro se non la nostra tristezza e preoccupazione per le condizioni del ragazzo. Il servizio legale del Naga si è attivato per seguire il caso e perché il ragazzo possa, almeno, proseguire le cure, nel tentativo di ristabilire un minimo non di giustizia, ma di decenza”.

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