Corsi di italiano e di prevenzione per donne migranti

Nel 2016 le donne migranti che hanno chiesto asilo in Italia sono state 18.594. Arrivano da paesi come Nigeria, Bangladesh, Guinea e Costa d’Avorio e spesso le loro condizioni di salute sono compromesse dal lungo viaggio. Ad aggravare la situazione è l’ascesa di una forma di discriminazione che collega migrazione e importazione di malattie infettive.

Di donne migranti, dell’aiuto che si può dare senza fare solo assistenzialismo si è parlato alla Scuola di Lingua e Cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio dove, ogni 10 migranti, 6 sono donne e dove stamattina è stato presentato il progetto “Madri e Figli rifugiati: dall’accoglienza all’inclusione” (…)

Le condizioni in cui queste donne sono arrivate nel nostro Paese sono tali che a volte per intere giornate non possono lavarsi. Va da sé, dunque, che dal punto di vista igienico-sanitario qualche problema ci sia. Ed è proprio da qui che nasce l’idea che queste donne possano essere responsabili di veicolare malattie contagiose o comunque non presenti in Italia. (…) “non esiste un’associazione sistematica tra migranti e dilagare di malattie, neppure per la temuta tubercolosi”, chiarisce Concetta Mirisola, direttrice generale dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti. Questo non significa, ovviamente, che i migranti che arrivano in Italia siano in buone condizioni di salute. Anche se farne una fotografia è piuttosto difficile perché sono molti i fattori che ne condizionano il profilo.

A rendere fragile la salute del migrante, e della donna in particolare, sono diversi fattori di rischio. In primo luogo, il suo passato. “Prima di arrivare in Italia – dice Daniela Pompei, responsabile della Comunità di Sant’Egidio per i servizi agli immigrati – queste persone sono esposte a fattori di rischio ambientali, microbiologici, culturali ed inoltre devono vedersela con uno scarso accesso ai servizi sanitari preventivi e curativi nel Paese di origine e/o di immigrazione intermedia”. In effetti, fino a qualche anno fa si registrava il fenomeno del cosiddetto “effetto migrante sano”, cioè solo i soggetti più forti e sani tendevano ad avventurarsi nel difficile percorso migratorio, in qualche modo auto-selezionandosi già nel Paese d’origine. Con il tempo questo fenomeno è diminuito e comunque l’effetto migrante sano viene seriamente compromesso da condizioni di viaggio a dir poco disumane. (…)

“In realtà – dichiara Mario Marazziti, presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati – le nostre malattie possono essere pericolose per loro e non per noi che dovremmo essere vaccinati e protetti a tutto tondo. Ecco perché solo lavorando insieme, abbattendo barriere culturali e politiche, è possibile dare una risposta a queste richieste di aiuto e consentire così una reale integrazione di valore”. (…)

“Innanzitutto ci sono le malattie legate agli abusi subiti e al viaggio come le patologie gastrointestinali, le ustioni e tante malattie dermatologiche. Vediamo anche tanti casi di scabbia dovuti alla promiscuità e tanta varicella, ma i nostri bambini sono già protetti grazie alle vaccinazioni”, spiega Mirisola. Le donne affrontano una sfida in più, legata alla gravidanza (spesso frutto di una violenza) e alla salute dei figli, per lo più neonati o comunque molto piccoli. (…)
Con l’intenzione di dare a queste donne un futuro è nato il progetto della Comunità di Sant’Egidio “Madri e Figli rifugiati: dall’accoglienza all’inclusione” che aiuterà 400 donne in 400 modi differenti, perché ognuna di loro ha una storia. “L’inclusione non può fermarsi all’accoglienza – spiega Pompei – e per questo abbiamo deciso di dedicare questo progetto alle donne rifugiate e ai loro figli perché sono più a rischio”. L’idea, insomma, è quella di personalizzare l’aiuto tenendo conto delle esigenze delle singole donne. Il primo passo dell’aiuto è quello della lingua. Ma ci sono molti altri fronti: l’assistenza legale per richiedere la protezione internazionale, kit di sussistenza per i bambini, l’integrazione a scuola, le tessere telefoniche per mettersi in contatto con le famiglie lasciate nei paesi d’origine e mille altri gesti.

“Facciamo il possibile affinché le donne possano essere autonome. Per questo teniamo dei corsi di economia domestica e di assistenza agli anziani e ai disabili in modo che possano trovarsi un lavoro. (…) Inoltre – prosegue Pompei –  si pensa di offrire un ‘contributo affitto’ per un periodo di tempo per aiutare le donne ad acquistare autonomia in modo che intanto possano mettere i soldi da parte per poi proseguire da sole e prendersi carico della famiglia. Era un sogno, ora grazie a questo progetto reso possibile da Msd Italia riusciremo a renderlo realtà”. L’area in cui si realizzeranno queste attività è situata dentro la struttura del San Gallicano a Trastevere nel centro di Roma.
 
Ma il progetto riguarda anche la salute perché, anche quando arrivano in Italia, povertà, degrado e uno scarso accesso ai servizi clinici e di prevenzione favoriscono l’insorgenza e lo sviluppo di patologie soprattutto infettive. “I timori legati alle condizioni di irregolarità e la scarsa conoscenza del diritto di accesso ai servizi sanitari, delle modalità di fruizione degli stessi e della lingua locale sono, infatti, alcuni dei motivi che portano il migrante a non adottare percorsi di prevenzione, diagnosi precoce e terapia ambulatoriale spingendosi piuttosto a rivolgersi al Servizio Sanitario Nazionale solo in condizioni di urgenza e quindi al Pronto Soccorso” spiega Pompei. Ecco perché oltre a insegnare l’italiano, il progetto della Comunità di Sant’Egidio punterà anche sulla prevenzione. “Innanzitutto dobbiamo far capire loro che hanno diritto all’accesso alla salute cosa che non sempre sanno. Inoltre – chiarisce Pompei – devono acquisire la cultura della prevenzione: molte di loro arrivano in stato di gravidanza ma a stento si fanno fare un’ecografia e non vogliono farsi visitare”. E’ su questo che lavoreranno nei prossimi mesi grazie ad un protocollo d’intesa già stipulato con la Asl Roma 1. (…) E poi c’è il tema delle vaccinazioni nei bambini. Spesso i minori che sbarcano in Italia non sono vaccinati o hanno interrotto necessariamente il programma vaccinale a causa della guerra e del viaggio, ritrovandosi esposti più di altri al rischio di contrarre malattie ad alto rischio, ad iniziare dal morbillo – dice Mirisola. Ma bisogna far capire alle mamme migranti che vaccinare i loro figli è importante per proteggerli dalle nostre malattie”

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