Legge Fiano in discussione alla Camera: proposta di legge contro la propaganda fascista e nazista

Il 10 luglio è entrata in discussione la proposta di legge firmata da Emanuele Fiano (Partito Democratico) contro la propaganda fascista e nazista tramite immagini e contenuti che ne facciano riferimento. A seguito della proposta si sono espressi i principali partiti e gruppi politici che si sono confrontati sull’opportunità e l’eventualità di varare la legge.

Oggi (10 luglio 2017) alla Camera dei Deputati comincia la discussione generale su una proposta di legge a prima firma di Emanuele Fiano, del Partito Democratico, che punisce la propaganda del fascismo e del nazismo con immagini o contenuti di cui vieta produzione e vendita. La scorsa settimana il Movimento 5 Stelle aveva consegnato alla commissione Affari costituzionali, dove si trova al momento la legge, un parere in cui criticava la proposta di legge, sostenendo che «il provvedimento in esame si palesa sostanzialmente liberticida». Nessun dirigente del M5S si è però espresso ufficialmente sulla legge: l’unica traccia della linea del partito è una fotografia dell’atto parlamentare postata su Facebook dallo stesso Fiano, in cui gli esponenti del M5S argomentano le loro critiche.

(…) La proposta di legge di Fiano si chiama “Introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale, concernente il reato di propaganda del regime fascista e nazifascista”. La proposta ha un unico articolo e dice: 

«Nel capo II del titolo I del libro secondo del codice penale, dopo l’articolo 293 è aggiunto il seguente: Art. 293-bis. – (Propaganda del regime fascista e nazifascista). – Chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero delle relative ideologie, anche solo attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama pubblicamente la simbologia o la gestualità è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici».

La proposta vuole dunque introdurre nel codice penale una nuova fattispecie relativa al reato di propaganda del regime fascista e nazifascista. Sono già in vigore delle leggi in materia, la numero 645 del 20 giugno 1952 (la cosiddetta legge Scelba) e la numero 205 del 25 giugno 1993 (la cosiddetta legge Mancino).

L’obiettivo della proposta vuole però delineare una nuova fattispecie che consenta di colpire solo alcune condotte che considerate individualmente non rientrano nelle normative già esistenti.

Nella presentazione della proposta si dice per esempio che «la legge Scelba colpisce a vario titolo le associazioni e i gruppi di persone volti a riorganizzare il disciolto partito fascista e in particolare la costituzione di un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque che persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista (…). Tuttavia, sembrano sfuggire alle maglie di queste fattispecie di reato comportamenti talvolta più semplici o estemporanei, come ad esempio può essere il cosiddetto saluto romano che, non essendo volti necessariamente a costituire un’associazione o a perseguire le finalità antidemocratiche proprie del disciolto partito fascista, finiscono per non essere di per sé solo sanzionabili». A marzo del 2015, per esempio, il tribunale di Livorno aveva assolto quattro tifosi veronesi ripresi durante una partita mentre facevano il saluto romano. Il giudice, dopo aver ricostruito il quadro storico in cui erano state approvate la legge Mancino e la legge Scelba, aveva ritenuto che il fatto non costituisse reato in quanto ai fini della sussistenza dello stesso era imprescindibile che il comportamento censurato determinasse un pericolo concreto e attuale di riproposizione di quei movimenti. Insomma, il «gesto in sé» non costituiva reato. (…) 

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