Migranti espulsi in Libia finiscono rinchiusi in centri di detenzione

L’8 agosto il Ministro dell’Interno, Marco Minniti, ospite della festa del PD a Certaldo, si è espresso in merito ai salvataggi in mare dei migranti sottolineando come sia necessario occuparsi della condizione di vita e del trattamento dei migranti africani nei campi libici. La posizione è stata ribadita anche rispetto a organismi quali l’OIM e l’UNHCR i quali sono visti dal Ministro Minniti come soggetti in grado di gestire la situazione nei campi libici in modo da riportare umanità e diritti tra i migranti africani che da troppo tempo vengono ammassati in Libia. 

“I migranti che vengono salvati dalla Guardia costiera libica vengono riportati dalle autorità libiche nei centri di detenzione e non nei centri di accoglienza, che ancora non sono stati realizzati. In questi centri di detenzione le condizioni sono molto complicate, c’è un problema di sovraffollamento, c’è l’assenza di servizi medici, c’è l’assenza di servizi igienico sanitari, ci sono problemi di sicurezza anche per donne e bambini e, di fatto, sono i trafficanti che tengono le persone in detenzione”. 

Così Barbara Molinario di Unhcr risponde alla dichiarazioni del ministro Minniti in merito ai salvataggi dei migranti da parte della Guardia costiera libica e al loro ritorno nel Paese nordafricano. (…) “il progetto – ribasdisce Molinario – è lavorare alla creazione di centri di accoglienza, ma ancora non sono stati realizzati e i migranti che tornano in Libia finiscono nei centri di detenzione”.

Molinario di Unhcr dice che “attualmente la nostra organizzazione ha accesso soltanto a 13 dei 30 centri di detenzione e in questi centri il lavoro che svolgiamo è quello di fornire beni di prima necessità e informare i rifugiati dei loro diritti, oltre che assistere le autorità nel rilascio delle persone vulnerabili”. 

Per l’articolo originale in versione integrale, clicca qui.