Ristorante sociale e solidale ‘A Lanterna a Genova: il progetto voluto da Don Gallo riceve commenti discriminatori sulla presenza di camerieri stranieri

“‘A Lanterna” è un’osteria che rispecchia una Genova particolare: solidale, fraterna ed intraprendente. E’ un ristorante ma anche, e soprattutto, un’impresa sociale che è nata nel 1981 seguendo le intuizioni e le idee di Don Gallo. E’ stato uno dei primi progetti di recupero per persone marginalizzate ed in difficoltà. 

Torna sulle pagine dei quotidiani nazionali, in questo caso si riporta l’articolo di Repubblica.it, per commenti che sono stati fatti rispetto al numero di lavoratori di colore nel locale.  

I ragazzi che servono ai tavoli indossano spesso una maglietta rossa con lo slogan “dimmi chi escludi e ti dirò chi sei”. Dei dodici dipendenti, cinque sono di colore, ragazzi scappati dalla fame e dalla guerra del loro paese. Alle pareti ci sono le foto di don Andrea Gallo, una vita spesa a costruire ponti, abbatendo muri. (…) 

(…) Eppure l’aria (la rabbia) che tira fuori, il cosiddetto sentire comune, entra anche in questo locale gestito dalla Comunità di San Benedetto al Porto. Nelle ultime settimane infatti su TripAdvisor e su Google i gestori hanno cancellato una ventina di recensioni dei clienti. Dal sapore neanche troppo velatamente razzista. Persone che magari avevano apprezzato la cucina della trattoria, ma lamentandosi: «Quanti neri, perché non fate lavorare gli italiani bisognosi?»; ancora, un altro: «Ormai lavorano solo i nordafricani? ». Oppure, le classiche battute sui camerieri “abbronzati”.

Una sgradita novità, perché in tutti questi anni e fino ad oggi non c’erano mai stati commenti di questo tipo. Nella convinzione, a questo punto non più tale, che chi si sedeva ai tavoli che furono del “don” lo facesse sì come atto di svago ma anche quasi politico, avendo insomma idee ben precise sulle migrazioni e sull’integrazione. Ultimamente non ci sono state solo recensioni, ma pure commenti in diretta: «Sabato scorso sono arrivati marito, moglie e due bambini, da Bari — racconta Maura Paoletti, che da un anno e mezzo lavora alla Lanterna — Sono venuti a pagare il conto e mi dicono: “Ma a Genova di italiani non ce ne sono più?”. (…) Piccole scene di ordinario razzismo: «Come quando alcuni clienti ti fanno la faccia per dire, “ma proprio questi mi devono servire?”», continua Paoletti. E “questi” ovviamente sono loro: Assane, Mohamed, Sanbou, Lamine…

Il punto, come invece spiega Domenico “Megu” Chionetti della Comunità di San Benedetto, è che il clima si è surriscaldato negli ultimi tre o quattro mesi. Da quando cioè la politica, compresi ampi settori del centrosinistra, ha sdoganato parole e concetti da sempre cavalli di battaglia di destra e Lega Nord: dai “taxi del mare” agli stupri “più gravi” se commessi dagli immigrati, fino al “pugno di ferro” contro le ong e il classico “aiutiamoli a casa loro”. E insomma — ribadisce Chionetti — «certi discorsi prima non si sentivano, perlomeno non alla Lanterna. Dal 2013 ad oggi i richiedenti asilo in Italia sono stati all’incirca 200mila, meno delle persone che sono andate al concerto di Vasco Rossi a Modena. E invece la politica fomenta percezioni sbagliate, individuando nei migranti un capro espiatorio».

Comunque sia, i camerieri in questione aspettano da un anno e mezzo la convocazione della commissione prefettizia per rispondere alla richiesta di asilo. (…) «Sono convinto che “non ce lo possiamo permettere”, citando il senatore del Pd Stefano Esposito che parlava dei salvataggi in mare; ma nel senso che frasi come quelle che abbiamo letto non possono avere ospitalità in un luogo come il nostro — continua Chionetti — La Lanterna è connotata e orgogliosamente. Quelli che dividono le persone in base alla loro nazionalità non sono benvenute».

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