L’ordine dei giornalisti critica i titoli di Libero e Il Tempo

I giornali Libero e Il Tempo, in commento alla morte per malaria della bambina di Trento, riportano che la malaria è trasmissibile da uomo a uomo, titoli che non fanno sicuramente onore all’ordine dei giornalisti.

 Il presidente e il segretario generale della Fnsi, Giuseppe Giulietti e Raffaele Lorusso e il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Nicola Marini, intervengono così nella polemica sui titoli dei due quotidiani, raccogliendo le critiche, le proteste e le segnalazioni di colleghi e associazioni.

Tra le iniziative in tal senso si segnala quella delle associazioni “Articolo 21”, “A mano disarmata”,“Progetto diritti”, la “Rete Nobavaglio”e “Amnesty International Italia”, che hanno dato mandato ai loro legali di studiare la possibile presentazione di un esposto-denuncia alla magistratura contro i quotidiani Libero e Il Tempo per violazione della legge 25 giugno 1993, n. 205 che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali; nonché per violazione dell’articolo 658 del Codice Penale (procurato allarme). (…)

La libertà di espressione ed il rispetto dell’art. 21 della Costituzione, concludono Fnsi e Ordine «non possono essere invocati per far passare messaggi di odio indiscriminato in una supposta interpretazione dei sentimenti dell’opinione pubblica che invece deve poter ricevere un’informazione corretta e scevra da suggestioni infondate».

Sulla vicenda interviene anche l’Ordine dei giornalisti del Lazio, che in una nota della presidente Paola Spadari e della segretaria Silvia Resta «prende le distanze e stigmatizza titoli e articoli come quelli apparsi» sui due quotidiani: «espressioni – rilevano – che nulla hanno a che vedere con il giornalismo e con il racconto dei fatti, e che rischiano di avere un effetto di incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione razziale».

 

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