“L’ordine delle cose” – Segre porta a Venezia la realtà dei flussi di migranti

Alla Mostra del Cinema di Venezia Andrea Segre ha portato il suo film “L’ordine delle cose“. Un film che sembra un documentario, che offre una panoramica sul piano dell’Italia per fermare le partenze in Libia. Un’opera che tratta di grande attualità che riporta con fedeltà la realtà dei fatti.

 

Protagonista della pellicola è Corrado un alto funzionario del Ministero degli Interni italiano specializzato in missioni internazionali contro l’immigrazione irregolare. Il Governo italiano lo sceglie per affrontare una delle spine nel fianco delle frontiere europee: i viaggi illegali dalla Libia verso l’Italia. La sua missione è molto complessa, la Libia post- Gheddafi è attraversata da profonde tensioni interne, mettere insieme la realtà libica con gli interessi italiani ed europei sembra impossibile. Corrado, insieme a colleghi italiani e francesi, si muove tra stanze del potere, porti e centri di detenzione per migranti. Il suo obiettivo è chiaro: convincere i libici a collaborare con l’Italia, e ad attivarsi nel fermare le partenze. A infrangere la linearità della sua azione sarà però Swada, una donna somala che vive in uno dei centri di detenzione. Conoscerla, parlare con lei, perfino scherzare, mette in crisi alcune sue certezze e insinua l’ordine delle cose. “Nella figura di Corrado si vede riflessa con tutte le sue contraddizioni la crisi morale della nostra società – ha aggiunto Manconi, nella presentazione al Senato -. Si vede riflesso un processo che oggi arriva a mettere in discussione le categorie fondanti, l’identità del genere umano. Un film così bello sotto il profilo artistico, sotto la sua identità di film in primo luogo, che costituisce una grandissima lezione per tutti noi”.

Come nei suoi lavori precedenti, Andrea Segre non rinuncia all’impegno civile e di denuncia. E fa vedere cosa sono i centri di detenzione in Libia: ricostruiti in ogni dettaglio a partire dalle testimonianze di chi ci è stato e lì ha subito torture e abusi. “In questo momento servono parole rilevanti e serie su quanto sta avvenendo – sottolinea il regista. (…)

L’uscita del film è stata salutata con favore dalla presidente della Camera, Laura Boldrini: “auguro ogni successo a quest’opera che dimostra una grande capacità da parte del regista di anticipazione dei problemi – ha scritto in un messaggio. Sulla stessa scia anche il presidente del Senato, Pietro Grasso:”il regista racconta come la genesi del film risalga a più di tre anni fa: colpisce come la sua presentazione alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia si sia inserita pienamente nel cuore di un dibattito che proprio in queste settimane vede la questione dei migranti provenienti dalla Libia al centro di una nuova strategia – nazionale ed europea – e di profonde polemiche e divisioni” scrive. (…) 

In contemporanea al film è uscito anche un pamphlet dal titolo “Per cambiare l’ordine delle cose”, una pubblicazione di 16 pagine, che contiene spunti concreti per una migliore gestione dell’immigrazione in Europa. Tra gli autori c’è anche la scrittrice italo-somala Igiaba Scego: “quello che è chiaro è che stiamo perdendo ogni forma di umanità. Troppo spesso dimentichiamo che i rifugiati hanno fatto la storia”. Il pamphlet si può scaricare online sul sito del film, dove è possibile contribuire alla riflessione con i propri commenti, o ritirare dall’inizio della prossima settimana in formato cartaceo presso le filiali e gli uffici di Banca Etica.

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