Permesso di soggiorno per giustizia considerato non convertibile secondo il Ministero dell’Interno

Permesso di soggiorno per giustizia giudicato non convertibile secondo il Ministero dell’Interno

Arriva dal Ministero dell’Interno l’appello contro la decisione del T.A.R. delle Marche di accogliere il ricorso presentato da un cittadino extracomunitario contro il Questore di Ancona il quale ne ha respinto la domanda di rinnovo e/o conversione di un permesso di soggiorno per giustizia in uno per lavoro subordinato.

Infatti, come si legge nella sentenza del Consiglio di Stato N. 4738 del 12 ottobre 2017 che ha accolto l’appello del Viminale, mentre per il T.A.R. delle Marche

” (…) il permesso di soggiorno per motivi di giustizia, rilasciato in una variegata casistica di situazioni, non riceve dall’ordinamento una disciplina omogenea; dal momento che lo stesso consente all’interessato di svolgere attività di lavoro, studio etc., sarebbe illogico ritenere che, una volta venute meno le esigenze di giustizia, il cittadino extracomunitario debba essere allontanato dal territorio nazionale, qualora sussistano i presupposti per il rilascio di un altro titolo (….) concludendo che nel nostro ordinamento non vi sarebbero preclusioni alla conversione del permesso di soggiorno per motivi di giustizia in altro tipo di permesso, ha quindi annullato il provvedimento impugnato”

il Ministero dell’interno censura tale sentenza affermando che

“la stessa concessione del permesso di soggiorno per motivi di giustizia configura una situazione legittimante la permanenza nel territorio statale più ristretta e precaria …il permesso per motivi di giustizia deve ritenersi per sua natura, non convertibile in altro ricollegabile ad esigenze di lavoro”.

A tal seguito, il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), aggiunge che

non conoscendo l’ordinamento giuridico italiano alcun principio di generale convertibilità delle varie tipologie di titolo di soggiorno, per cui la convertibilità va considerata piuttosto quale eccezione alla regola, nei soli casi tassativamente previsti, il permesso di soggiorno per motivi di giustizia deve essere considerato non convertibile, in virtù del principio “ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit”  e che “non va mai dimenticato, infatti, che, con il permesso di soggiorno per motivi di giustizia, l’interessato può soggiornare nel territorio nazionale a titolo precario, per un determinato fine e per un ristretto lasso di tempo (….)  La non convertibilità si pone quindi,oltretutto, anche come insuperabile conseguenza logica della natura eccezionale e della tipicità del fine perseguito dal titolo legittimante il soggiorno di cui è causa”.

 

Qui il testo completo della sentenza del Consiglio di Stato