MEDU: A Rosarno migranti ancora in condizioni disumane

MEDU: A Rosarno migranti ancora in condizioni disumane

Otto anni dopo la rivolta di Rosarno poco o nulla è cambiato per i quasi 3.000 lavoratori migranti che anche quest’anno si sono riversati nella Piana di Gioia Tauro per la stagione agrumicola.

“Secondo i dati raccolti della clinica mobile di Medici per i Diritti Umani (Medu), attiva per il sesto anno consecutivo nella zona, i lavoratori in nero sono ben l’80%, un dato addirittura superiore a quello dell’anno precedente. Nonostante nove migranti su dieci abbiano un regolare permesso di soggiorno, essi si trovano a lavorare a cottimo o a giornata, senza contratto né busta paga, con una retribuzione ben inferiore a quella sindacale. Le condizioni di vita restano drammaticamente disumane, nonostante la recente apertura di un’ennesima tendopoli, quest’anno in grado di accogliere solo 500 persone. Medu chiede l’adozione di misure immediate, che rendano concreti già da questa stagione gli impegni presi dalle istituzioni con la firma del Protocollo del febbraio 2016, a partire dal piano per l’inclusione socio-abitativa”.

“(…) Nel corso del primo mese di attività, i medici e gli operatori di Medu hanno visitato, orientato ed informato 99 persone. Si tratta di giovani uomini con un’età media di 29 anni (…) giunti in Italia da meno di tre anni (80%). Il 90% è regolarmente soggiornante (nella maggior parte dei casi in possesso di permesso di soggiorno per motivi umanitari – 47% – o ricorrenti contro l’esito negativo della loro richiesta di asilo- 37%) mentre il 10% non ha un titolo di soggiorno valido (nella metà dei casi perché non ha avuto accesso alla procedura per la richiesta d’asilo). Di questi, l’8% attualmente non lavora mentre il 91% è occupato nella raccolta principalmente di mandarini ed in misura inferiore di arance. Un dato particolarmente allarmante è quello relativo al lavoro nero: l’80% delle persone visitate non ha un contratto di lavoro e nel restante 20% dei casi, pur esistendo un contratto formale, si assiste ad uno sfruttamento nel rapporto di lavoro, nella paga, nel versamento dei contributi per le giornate lavorate e nell’orario di lavoro. Se negli ultimi anni, grazie all’aumento dei controlli, la presenza di contratti sembrava lievemente in crescita – nonostante nella maggior parte dei casi si trattasse comunque di “lavoro grigio” – dai primi dati raccolti quest’anno emerge un ritorno desolante al passato, come testimonia il quadro di irregolarità contrattuale diffusa. E d’altra parte si conferma l’incapacità delle istituzioni di affrontare in modo credibile ed efficace la situazione, in un territorio permeato da un’illegalità e una criminalità radicate e pervasive”.

 

Per l’articolo originale in versione integrale clicca qui