Xenofobia: 10 punti che la analizzano, perché è un problema e come affrontarla

Xenofobia: 10 punti che la analizzano, perché è un problema e come affrontarla

Di seguito riportiamo alcuni punti di un’analisi e di argomentazioni sul fenomeno xenofobo in Italia, pubblicata sulla pagina internet del Fatto Quotidiano:

  1. ” Il problema non è l’immigrazione, ma la xenofobia. (Analogamente: il problema non era l’omosessualità ma l’omofobia). Un minimo di xenofobia è naturale, dice qualcuno. Ma qui siamo ben oltre il minimo naturale. La xenofobia non va solo a peggiorare la vita dei migranti, ma anche quella di tutti coloro che hanno a che fare con loro. Imbarbarisce il dibattito pubblicoe  la conversazione popolare, alimenta il neonazionalismo e la chiusura culturale. Potenzialmente crea  spaccature e tensioni gravi nel territorio e nella società, e comunque deprime l’intelligenza creativa sociale necessaria (…); 
  2. Prima delle elezioni abbiamo già “perso” su alcune questioni fondamentali. Ius Soli insabbiato al senato (…) Per tutta la legislatura i governi non hanno neanche posto la questione di fare una sanatoria o di aprire comunque possibilità di regolarizzazione dei migranti rimasti senza permesso (…);
  3. La politica è importante ma la politica è più una conseguenza che una causa. E’ importante che siano presenti e vengano sostenute forze che si riconoscono pienamente nei diritti umani ma le forze politiche maggiori vanno dove tira il vento (…);
  4. La maggioranza non ha sempre ragione (…) Occorre cercare di conquistare o riconquistare la maggioranza a principi umanitari, ma in ogni caso occorre difendere i diritti ( e la ragionevolezza) anche contro la maggioranza. Difendersi dalla maggioranza, se necessario;
  5.  (…) La xenofobia non deriva dai problemi reali che la immigrazione comporterebbe ma dalla loro percezione e in generale si può dire con Baumann che deriva da senso di insicurezza. In generale è così, ma occorre un osservatorio che studi i dettagli e le dinamiche. E ci dica  se e dove vi sono state contromisure efficaci.
  6. Ruolo dei media e dei social (…) le voci della xenofobia (e dell’intolleranza più in generale) sono così tanto dilagate che è necessaria una risposta organizzata, professionale, metodica, sia legale (nei casi in cui è possibile) che di comunicazione. Provvista di risorse economiche specifiche;
  7. Se i migranti sono solo il capro espiatorio di un senso di insicurezza più generale dovuto a crisi economica e/o a perdita di senso del sistema, qualcuno osserverà che non si
    può ridurre e contrastare la xenofobia se non si riducono le diseguaglianze “tra italiani” e non si aumentano le garanzie sociali per tutti (…) Questa consapevolezza non deve però essere una giustificazione o una attenuante per nessuno. Occorre un  “piano antixenofobo” il più unitario e trasversale possibile;
  8. Guardando in particolare ai cosiddetti profughi, cioè all’ultima ondata migratoria e più in generale alle fasce più deboli dei già immigrati, si potrebbe dire molto semplicemente che non c’è terza via tra espulsione di massa e integrazione. In realtà l’espulsione di massa degli “irregolari” è impraticabile anche se la Lega avesse la maggioranza assoluta e lo è per varie ragioni internazionali e legali. Quindi l’alternativa rimane tra lo status quo, con decine anzi centinaia di migliaia di fantasmi senza diritti che vivono nel sommerso o l’integrazione attraverso la formazione e il lavoro e le forme intermedie varie tra formazione e lavoro (…);
  9. Se è vero che una parte della xenofobia deriva dal fastidio di vedere questi giovani “bighellonare senza far niente mentre sono mantenuti nell’accoglienza a spese nostre” bisogna incrociare questo fastidio con la frustrazione dei migranti stessi nel non fare niente e quindi dare la priorità assoluta alla necessità di fare, di fare esperienze e apprendistati e lavori socialmente utili (…);
  10. Nei campi della economia verde, della economia circolare,delle azioni antispreco,  della cura del territorio, della agricoltura e del lavoro di cura c’è spazio per lavori nuovi. Non semplicemente e non facilmente nuovi posti di lavoro tradizionali (…)Sarebbe importante e bello (e io credo “strategico”)  che si dedichino energie, tempo e risorse per aiutare questi giovani a vincere la sfida di una integrazione innovativa.”

 

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