Donna senegalese ottiene status di rifugiata per violenze subite nel suo paese di origine

Donna senegalese ottiene status di rifugiata per violenze subite nel suo paese di origine

Si era decisa a lasciare il paese, dopo che l’ultima violenza del marito le aveva procurato un aborto. Arrivata in Italia, aveva chiesto la protezione internazionale, che le era stata rifiutata. Ora il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso, presentato grazie a Progetto Diritti

“Le è stato riconosciuto lo status di “rifugiato”, per le violenze fisiche e psichiche da cui è fuggita nel suo Paese: è quanto accaduto a una donna del Senagal, arrivata in Italia per sottrarsi ai soprusi subito nell’ambito di un matrimonio combinato. Giunta in Italia, aveva chiesto la protezione internazionale, che però la Commissione territoriale le aveva negato, non ritenendo il suo racconto coerente e verosimile. La donna aveva quindi presentato ricorso, assistita dall’avvocato Mario Angelelli, dell’associazione Progetto Diritti. Il 12 maggio la sentenza: la giudice del Tribunale civile di Roma, Cristiana Ciavattone, accogliendo il ricorso, ha riconosciuto alla donna lo status di rifugiato, ai sensi dell’art. 7 del d.lgs. 251/2007 e della Convenzione di Istanbul. 

(…) La sentenza e le sue ragioni. In base a quanto riferito dalla donna alla Commissione territoriale prima e al giudice poi, “deve ritenersi che la ricorrente sia stata vittima di una persecuzione personale e diretta per l’appartenenza a un gruppo sociale (in quanto donna), nella forma di ‘atti specificatamente diretti contro un genere sessuale’ (d.lgs. 251/2007) e deve pertanto esserle accordato lo status di rifugiato”. Sempre in base all’articolo del del d.lgs. 251/2007, infatti, “gli atti di violenza fisica o psichica, compresa la violenza sessuale”, o “atti specificatamente diretti contro un genere sessuale” possono essere considerati a tutti gli effetti atti di persecuzione. Il giudice fa poi riferimento alla Convenzione di Istanbul dell’11 maggio 2011 sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, in base a cui “le parti adottano le misure legislative o di altro tipo necessarie per garantire che la violenza contro le donne basata sul genere possa essere riconosciuta come una forma di persecuzione. E cita poi, sempre a sostegno della sentenza, le Linee dell’Unhcr del 7 maggio 2002 sulla persecuzione basata sul genere, che “al punto 25 specificano che si ha persecuzione anche quando una donna viene limitata nel godimento dei propri diritti a causa del rifiuto di attenersi a disposizioni tradizionali religiose legate al suo genere”, si legge nella sentenza. Di qui la decisione del giudice di riconoscere lo status di rifugiato alla donna senegalese”.

Fonte Redattore Sociale