Salvini. Delibera per tagli ai servizi di accoglienza

Salvini. Delibera per tagli ai servizi di accoglienza

La delibera del ministro dell’Interno parla di differenti modalità di assistenza per i richiedenti asilo e i titolari di protezione, oltre che della razionalizzazione della spesa. L’obiettivo è essenzialmente quello di portare i costi dei CAS da 35 a 25 euro al giorno per migrante (anche se alcune fonti ci confermano come probabilmente si “chiuderà” a 28 euro)

Con una direttiva inviata ai prefetti, Salvini comincia infatti a impostare la riorganizzazione dell’intero sistema dell’accoglienza. E, parallelamente, firma un protocollo d’intesa con l’ANAC di Raffaele Cantone per l’elaborazione “di un nuovo capitolato per la fornitura di beni e servizi, comprensivo degli schemi di bandi tipo a cui dovranno attenersi i prefetti nella predisposizione delle gare di appalto di competenza”. Complessivamente, il ministro dell’Interno intende cambiare il modello dell’accoglienza, riducendone l’impatto sui centri urbani e il costo per le casse dello Stato. Con l’aiuto dell’ANAC, si intende abbassare la base d’asta per le gare d’appalto a circa 25 euro a migrante ospitato nei centri di accoglienza straordinari (per i centri SPRAR occorre fare un discorso a parte). Una cifra che, come vi abbiamo anticipato, potrebbe essere portata a 28 euro, per venire incontro alle richieste degli operatori del settore, che hanno più volte spiegato come una riduzione secca del contributo potrebbe avere ripercussioni sulla qualità stessa dell’accoglienza nei CAS. L’organismo guidato da Cantone dovrebbe infatti determinare dei prezzi standard di riferimento per i vari servizi (cibo, vestiti, assistenza) intorno ai quali calibrare i bandi, con soglie cui cooperative e gestori dovranno adeguarsi.

Il piano di Salvini è però più ambizioso e complesso del semplice “taglio dei costi: mira a “ridefinire i servizi di prima accoglienza riservati ai richiedenti asilo”, tagliando alcune misure di “prima integrazione”, al momento previste per tutti coloro che sono ospiti delle strutture di accoglienza. Si legge nella direttiva:

<<Gli interventi di accoglienza integrata volti al supporto di percorsi di inclusione sociale, funzionali al conseguimento di una effettiva autonomia personale, dovranno continuare ad essere prestati nelle sole strutture di secondo livello a favore dei migranti beneficiari di una forma di protezione, mentre i servizi di prima accoglienza vanno invece rivisitati anche in un’ottica di razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica.>>

Cosa significa? Prima di tutto che agli ospiti dei CAS, essenzialmente coloro che abbiano fatto richiesta di asilo politico o di altra forma di protezione umanitaria, sarà garantito “oltre all’alloggio e al vitto, la cura dell’igiene, l’assistenza generica alla persona (mediazione linguistico-culturale, informazione normativa …), la tutela sanitaria e un sussidio per le spese giornaliere (il pocket money, ndr)”, mentre i percorsi di inserimento lavorativo, i corsi di lingua e le altre attività “volte al supporto di percorsi di inclusione sociale, funzionali al conseguimento di una effettiva autonomia personale” saranno riservate esclusivamente ai titolari di una qualche forma di protezione umanitaria. In pratica, il Viminale vuole ridurre al minimo lo sforzo di assistenza per coloro i quali facciano domanda di protezione, sacrificando i primi tentativi di integrazione a logiche di contenimento dei costi.

La decisione risponde all’idea di “accoglienza differenziata” e prevede anche la definizione di “più bandi – tipo” che possano servire a “soddisfare le esigenze nei propri territori”. Dunque, tutto bene? No, affatto. Perché conciliare accoglienza diffusa, piccoli numeri e taglio dei costi è praticamente impossibile. Come ci spiega una fonte del mondo della cooperazione, infatti, “i grandi numeri consentono di abbattere i costi, dal cibo al riscaldamento, fino ad arrivare ai servizi formativi”, mentre “Salvini vorrebbe risparmiare mettendo in rete alcuni servizi, come la mediazione e il supporto normativo, ma non si rende conto che ci sono degli ostacoli insuperabili, che possono essere legati alla conformazione dei territori, alle difficoltà logistiche o alle specificità delle singole situazioni”

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