Accoltellarono migrante a Sulmona, sono stati arrestati con l’aggravante della discriminazione razziale

Accoltellarono migrante a Sulmona, sono stati arrestati con l’aggravante della discriminazione razziale

SULMONA –  Avevano fatto irruzione nel centro di accoglienza di via Ovidio, a Sulmona, e accoltellato un giovane migrante. Oggi sono stati arrestati con l’accusa di tentato omicidio con l’aggravante della discriminazione razziale.

L’arresto arriva a quasi due mesi di distanza. L’episodio risale alla sera del 12 giugno, quando due uomini salirono al terzo piano del centro di accoglienza di Sulmona, minacciando gli ospiti  con una pistola scacciacani e un coltello di piccole dimensioni. I 27 migrati reagirono, sentendosi in pericolo, e cercarono di difendersi. “Mo’ questi qua li uccido uno a uno”, avrebbe detto uno dei due aggressori.

(…)Per il giudice Marco Billi, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, è certa la matrice razzista dell’aggressione. “Fu una spedizione punitiva dettata dalle chiare finalità di discriminazione razziale e i due indagati avrebbero potuto uccidere, sfiorando con il coltello organi vitali”. In particolare, uno dei due aggressori avrebbe confermato questa ricostruzione con alcune frasi postate sui social, rivendicando di essere l’autore dell’irruzione nel centro di corso Ovidio. Si sarebbe giustificato lamentando che alcuni ospiti della struttura di accoglienza avrebbero ceduto sostanze stupefacenti anche a una giovane minorenne. Secondo il giudice, dal tenore dei post pubblicati dall’uomo “traspaiono con estrema chiarezza frasi di discriminazione razziale e di odio etnico che confermano la sussistenza della circostanza aggravante”. In un video si vedono la pistola scacciacani usata per minacciare i migranti e il coltello con cui è stato colpito uno dei ragazzi.

“La tipologia dell’arma impiegata, la natura del gesto compiuto e l’ampiezza della ferita procurata alla persona offesa, sono tutti elementi che denotano con assoluta evidenza – scrive ancora il giudice – l’idoneità degli atti a cagionare il decesso della persona offesa”.

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