La presa di distanza incriminante di Salvini nei confronti delle vittime di razzismo

La presa di distanza incriminante di Salvini nei confronti delle vittime di razzismo

A cura di Udo Enwereuzor, responsabile migrazioni e diritti di cittadinanza per COSPE. 

” Rispondendo a domande sull’aggressione razzista a Daisy Osakwe, il ministro degli Interni, Matteo Salvini, non ha mancato di tirare in ballo ‘i reati degli immigrati’, citando i numeri a casaccio che va citando da alcuni anni in qua, con la novità pericolosamente legittimante di essere oggi il responsabile degli Interni e come tale presunto ‘informato’ su quel di cui parla. Si è detto disponibile ad incontrare Daisy Osakwe per poi aggiungere subito dopo l’ormai usuale legittimazione della pubblica manifestazione d’odio, come appunto l’aggressione a questa giovane italo-nigeriana.

Il secondo componente della reazione di Salvini alle aggressioni razziste è quello di tirare in ballo l’immigrazione irregolare causata dai suoi avversari politici come fattore che può aver indotto l’aggressore ad attaccare la sua vittima. A completamento del suo solito copione di presa di distanza dalle vittime delle aggressioni razziste, Salvini ha aggiunto che lui è dalla parte di ogni persona che subisce violenza perché lui è contro ogni violenza. Una sorta di ‘All Lives Matter’ nostrano in risposta al ‘Black Lives Matter’, nato per protestare contro il dilagare di esecuzioni di molti maschi Afro-americani da parte della polizia in molte città USA. (Uso scientemente la parola ‘esecuzione’ perché in quel paese la polizia ha agito spesso e continua ad agire da ‘giudice, giuria e boia’ – [judge, jury and executioner]).

La presa di distanza dalle vittime da parte di Salvini in questi casi non può essere più netta ed è una presa di distanza incriminante, politicamente s’intende. Basta andarsi a leggere e guardare i video delle sue reazioni quando qualcuno è stato indagato per eccesso di legittima difesa durante una tentata rapina. Casi come questi hanno rappresentato sempre delle preziose risorse per l’allargamento del suo consenso politico nella sua traversata della penisola da ‘Lega Nord’ a ‘Lega’ e non a caso, vuole modificare la legittima difesa a spese di garanzie minime che dissuadono dalla ‘giustizia fai-da-te’. Sempre più viene apprezzato da coloro che auspicano una più facile accesso ad armi da fuoco per la difesa personale.

Spero vivamente che Daisy e la famiglia Osakwe non accettino di incontrarlo perché non c’è una sola ragione istituzionale per cui dovrebbero farlo. A lui serve come propaganda e non c’è motivo per fare da ‘gettoni’ per la sua campagna d’odio. Rifiutare d’incontrarlo nel caso che lo chieda non costituirà alcuna mancanza di cortesia istituzionale e in ogni caso, che valore può avere la cortesia istituzionale nei confronti di un’autorità che, dalla sua posizione di potere, non fa passare giorno senza indicare gli immigrati e i loro figli e figlie come i mali del paese?”

Fonte Cospe.org