#IoStoconMimmo. Ondata di solidarietà per il sindaco di Riace. Notizie e aggiornamenti

#IoStoconMimmo. Ondata di solidarietà per il sindaco di Riace. Notizie e aggiornamenti

Ha dato scalpore in tutta Italia la notizia dell’arresto del sindaco di Riace, Domenico Lucano, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ritenuta da molti un’ingiustizia proprio a causa dell’esempio virtuoso di accoglienza e integrazione che il sindaco ha portato avanti nel suo Paese, dal mondo dei social e da vari esponenti della scena mediatica italiana sono arrivati subito segnali e manifestazioni di solidarietà, infatti

“L’hashtag #IostoconMimmoLucano è diventato subito trending topic su Twitter. L’opinione di molti è che sia stato arrestato per aver disobbedito a leggi ingiuste e inefficaci e arrestato per motivi polici. “Se l’accoglienza è reato allora #arrestatecitutti“, si è letto in numerosi messaggi di stima e solidarietà.

Domenico Lucano era indagato dalla Procura di Locri per abuso d’ufficio, concussione e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche in relazione alla gestione del sistema di accoglienza, il cosiddetto modello Riace.”

Qui  l’articolo completo

aggiornamento – 16 ottobre 2018

Oggi 16 ottobre il tribunale del Riesame di Reggio Calabria si pronuncerà sulla richiesta di scarcerazione avanzata dai suoi legali. Alle 18 è previsto un sit-in a piazza della Prefettura indetto dai movimenti antirazzisti e dalle reti di solidarietà per Riace.

Oggi l’udienza del riesame. È fiducioso?
Per niente. Dopo tutto quello che mi hanno fatto sono pessimista. Sono vittima di un disegno ben preciso che parte da lontano e che prescinde anche dalla magistratura.

Senza lo Sprar esisterà ancora il «modello Riace»?

Lo Sprar di Riace non lo chiude il Viminale, lo chiudo io. Non sono degni del messaggio di umanità ed accoglienza. Non vogliamo più essere i capri espiatori di politiche repressive. Abbiamo già subìto troppe angherie.

È ora di cambiare marcia. Insieme a tutti i solidali e coloro i quali scelgono di ‘restare umani’, per citare un nome caro al manifesto, come Vittorio Arrigoni, creeremo un nuovo Sprar, autogestito e autosufficiente. Pagheremo prima i debiti che a causa di questo sistema farraginoso abbiamo contratto e poi ognuno per la sua strada. Se il Viminale non ha fiducia in noi, l’accoglienza la facciamo da soli, con il crowfunding, con la solidarietà. A Lodi hanno in una settimana racimolato i soldi, negati da Salvini, per le mense dei bimbi dei rifugiati, questo è l’esempio. È necessario ritrovare l’entusiasmo ma il modello Riace sopravviverà, nessuno sarà obbligato ad andarsene. Metteremo a sistema tutte le strutture che abbiamo costruito – il frantoio, la fattoria didattica, l’albergo solidale, le imprese zootecniche. A prescindere dai finanziamenti Sprar.»

Fonte ilManifesto.it

aggiornamento – 16 ottobre 2018

“Revocati i domiciliari al sindaco ma divieto di dimora a Riace. 

Fine dei domiciliari per Mimmo Lucano, il sindaco, oggi sospeso di Riace, confinato in casa dal 2 ottobre scorso quando è stato arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il tribunale del Riesame, di fronte al quale oggi si è celebrata l’udienza, ha revocato la misura disposta dal giudice di Locri sostituendola con il divieto di dimora.

Anche per la sua compagna, Lemlem Tesfahun la misura cautelare sarebbe stata affievolita. La donna, che dal 2 ottobre scorso ha il divieto di stare a Riace non solo potrà tornare a Riace, ma sarà obbligata a starci con tanto di obbligo di firma”

Il sindaco si dichiara contento ma amareggiato, ma è disposto a portare avanti il sistema di Riace anche senza finanziamenti pubblici. Afferma infatti

“<<Io non ne capisco di diritto ma tutto questo mi sembra assurdo. Forse ho sbagliato a dire che avremmo comunque mantenuto in vita il sistema Riace senza finanziamenti pubblici, che avremmo fatto accoglienza spontanea. Cosa ho fatto di male per non stare nel mio paese dopo che ci ho messo l’anima?>>”.

Anche nei momenti di sconforto seguiti alla comunicazione della decisione però non ha rimpianti. “Non ho ancora parlato bene con i legali ma si farà ricorso. Io non mi pento di quello che ho fatto anche se adesso sono praticamente in esilio”. Proprio lui che nel “paese dell’accoglienza” negli anni ha dato casa a centinaia di persone costrette a lasciare la propria, sarà obbligato a lasciare la “sua” Riace, divenuta in queste settimane il centro nevralgico di mobilitazioni, iniziative e assemblee antirazziste, organizzate da una galassia di associazioni, comitati, partiti uniti in una rete di solidarietà divenuta ancora più ampia e coesa dopo la circolare con cui il ministero dell’Interno ha cancellato tutti i progetti di accoglienza.”

Continua a leggere su LaRepubblica.it