Migranti: nel 2018 sono più quelli rimandati in Libia che quelli arrivati in Italia

Migranti: nel 2018 sono più quelli rimandati in Libia che quelli arrivati in Italia

Nel 2018 il numero di migranti che sono stati rimandati in Libia supera quello di  chi è giunto in  Italia. 14500 sono le persone riportate nei centri di detenzione libici, 12543 quelle riuscite a sbarcare in Italia.

Nell’ultimo periodo è emerso infatti che le rotte più percorse per raggiungere l’Italia sono quelle dalla Tunisia e dalla Turchia. Questi sono i dati forniti dall’UNHCR che inoltre mostra estrema preoccupazione per i morti nel Mediterraneo: 1839, record assoluto.

Qui di seguito alcuni dati e considerazioni dell’Agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione.
«L’Oim ha inoltre riferito che un totale di 88.736 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare dall’inizio del 2018, di cui 40.598 in Spagna, diventata la principale destinazione dei flussi. (…)

E dunque i respingimenti di un numero così alto di migranti che finiscono per essere nuovamente reclusi nei centri di detenzione dove le condizioni di vita sono disastrose e dove finiscono per pagare nuovamente i trafficanti per riprovare la traversata verso l’Europa preoccupano molto le Agenzie dell’Onu.

Inoltre è da prendere in considerazioni che per le stesse Agenzie dell’Onu risulta sempre più difficile avere accesso alle carceri. Questo significa impossibilità di liberare chi ha diritto allo status di rifugiato e che versa in condizioni particolari.

A seguire l’appello di Oim e Unhcr in vista del Consiglio Europeo che avrà come questione del giorno quella migratoria.

«L’attuale tenore del dibattito politico, che ci dipinge un’Europa sotto assedio, non è solo inutile, ma completamente estraneo alla realtà – ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati – Nonostante un calo degli arrivi, i tassi di mortalità sono in aumento. Non possiamo dimenticare che stiamo parlando di vite umane. Va bene il dibattito, ma i rifugiati e migranti non devono diventare il capro espiatorio per fini politici.»

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