St. Ambroeus: il calcio come strumento di interculturalismo

St. Ambroeus: il calcio come strumento di interculturalismo

St Ambroeus: prima squadra di richiedenti asilo iscritta alla FIGC

St Ambroeus, questo è il nome della squadra che si allena nel quartiere di Corvetto. Periferia di Milano. In netto contrasto con la “Milano bene”. Poco importa ai calciatori che giocano in Terza Categoria nella squadra più cosmopolita della città.

Sono tutti richiedenti asilo, la maggior parte di origine africana.  In un periodo in cui il clima discriminatorio e razzista si fa sempre più opprimente, il calcio risulta essere un mezzo per avvicinare ed unire culture diverse. «Abbattere muri. Prendere a calci il razzismo. Il pallone è il mezzo, l’inclusione e il fine. ».

Sugli spalti non manca il calore dei tifosi, uniti nel coro: «Noi non siamo razzisti».

(…) «il St. Ambroeus non è solo un progetto sociale, ma un gruppo di atleti con degli obiettivi ben precisi e anche se sotto la Terza Categoria nulla c’è e quindi è scongiurato il pericolo retrocessione, la voglia di stupire è tanta.»

(…) «La rosa è variegata, lo si intuisce. Ci sono musulmani e cristiani, parlano italiano e francese, arabo e inglese. Alcuni calciatori hanno completato le lunghe pratiche burocratiche nei giorni scorsi, e ad oggi sono una ventina gli elementi in regola con quanto richiesto dalla FIGC; per poter essere tesserati infatti è necessario avere permesso di soggiorno valido, carta d’identità e certificato di residenza o di ospitalità presso il centro di accoglienza di riferimento (altrimenti servirebbe il transfer della federazione d’origine). (…)

Giocano a calcio per il piacere di giocare, per rifarsi una vita, per provare a sognare. Hanno un tecnico che non insegna solo schemi e stop di petto, ma che allena anche ad abbattere le barriere.»

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