Lettera di 130 operatori dell’accoglienza in risposta alla proposta di chiudere il Cinformi

Lettera di 130 operatori dell’accoglienza in risposta alla proposta di chiudere il Cinformi

«Siamo un gruppo di operatori ed operatrici del sistema di accoglienza trentino per i richiedenti asilo e rifugiati, da molti identificati semplicisticamente come “Cinformi”. In questi mesi pre-elettorali abbiamo sentito parlare molto del nostro lavoro. Finora non abbiamo preso parola nel dibattito ma, per quanto in ritardo, avremmo il piacere di presentarci.

Nel sistema di accoglienza lavorano più di centocinquanta persone, in maggioranza giovani tra i 25-35 anni, laureati/e, con esperienza di studio e lavoro all’estero e un’ampia conoscenza delle lingue.
Nel corso di questi anni abbiamo sviluppato una professionalità nuova, per la quale non esiste un percorso di studi specifico e che ancora non è riconosciuta in quanto tale. Abbiamo scelto questo lavoro, seppur non particolarmente remunerativo, perché crediamo che ciò che facciamo abbia un valore per la nostra crescita umana e professionale e ci permetta di contribuire a costruire una società aperta, coesa ed accogliente.

Lavoriamo in rete con tante realtà del territorio – scuole, asili nido, Enti locali, Azienda sanitaria, associazioni di volontariato, comunità religiose, Questura, Ispettorato e Agenzia del Lavoro, ecc.- con un occhio di riguardo a tutte le occasioni di incontro e integrazione per lo sviluppo della comunità. 
Siamo psicologi e psicologhe, assistenti sociali, operatori e operatrici di accoglienza e orientamento al lavoro, operatori e operatrici legali, mediatori e mediatrici culturali, facilitatori linguistici e operatrici di comunità. 
Siamo professionisti/e che operano come figure ponte per facilitare l’accesso ai servizi e favorire l’incontro tra i migranti e le comunità locali, accompagnandoli nel loro percorso legale e di sviluppo della propria autonomia, sostenendo in particolare le persone più vulnerabili.

Le migrazioni sono un fenomeno strutturale e di lunga data, che ha visto l’Italia e il Trentino protagonisti come territori di partenza, di transito e di arrivo. La presenza di cittadini stranieri nelle nostre comunità è una realtà di fatto, ma le modalità di gestione di questo fenomeno dipendono dalle scelte politiche. Il sistema d’accoglienza trentino – nato dalla collaborazione di diverse realtà del pubblico e del privato sociale – ha creato un modello di gestione che ottimizza le risorse disponibili, rimanendo estraneo alle situazioni di corruzione e appropriazione indebita del denaro pubblico che abbiamo visto accadere in altri contesti. Questo sistema ha pregi e certamente anche difetti, che è nostro interesse mettere in discussione e migliorare, mantenendo le buone prassi sviluppate fino ad oggi. 

In questo senso crediamo che togliere risorse a questi servizi vada a discapito del benessere dell’intera comunità. 

Nella pratica, significa perdere persone che collaborano con l’ispettorato del lavoro nel combattere situazioni di irregolarità, favorendo percorsi di avviamento al lavoro regolare. Significa perdere l’occasione di creare spazi di integrazione culturale e linguistica e di educazione civica per i migranti. Significa non avere più figure competenti che facciano accompagnamenti in ospedale, facilitando le comunicazioni tra medico e paziente. Significa favorire situazioni di marginalità sociale con le prevedibili conseguenze sulla sicurezza e sul benessere di tutti e tutte. 

La nostra sfida quotidiana è continuare a costruire ponti tra le persone per facilitare la coesione sociale. »

QUI il testo.