Arrestati per aver soccorso un barcone di migranti

Arrestati per aver soccorso un barcone di migranti

Le parole dei pescatori tunisini: “Italia razzista, aiutare chi è in pericolo”

Chamseddine Bourassine ed i suoi collaboratori sono stati arrestati ad Agrigento per aver tratto in salvo un barcone. «Il nostro arresto, il carcere in Italia sono stati un brutto colpo. Adesso molti pescatori hanno paura a salvare i naufraghi, ma continueremo a farlo. Se vai per mare, se sei un essere umano, non puoi girare la testa dal’altra parte.» 

Stiamo parlando dei pescatori di Zarsis, una città di mare a sud della Tunisia. Tra le varie attività che svolgono, sono conosciuti per il loro impegno nel salvare le vite dei migranti in pericolo in mare. Il leader Chamseddine racconta ai giornalista italiani le sue impressioni. Sostiene infatti che l’Italia sia un paese razzista che ostacola i salvataggi di migranti; i pescatori non si aspettavano certamente di venir arrestati per aver prestato soccorso ad un barcone con 14 migranti adolescenti, tra cui alcuni minorenni.

Il salvataggio gli è costato ben 24 giorni di carcere ad Agrigento. Il capo d’imputazione è di essere scafisti. Inoltre Chamseddine e gli altri pescatori si sono visti privare del loro unico mezzo di sostentamento, il peschereccio. Questo impedisce loro di lavorare da circa due mesi.

Qui di seguito le parole dei pescatori di Zarsis: «Siamo contrari a questo tipo di emigrazione, e a questi viaggi pericolosissimi su barchini e Zodiac. Da anni siamo impegnati in progetti per cercare di dare nuove occasioni di lavoro ai giovani a Zarzis. Ma la Guardia Costiera fa più fatica a impedire le partenze proprio perché sono piccoli gruppi, piccole barche. Se vedi dieci ragazzi su un gommone li puoi bloccare perché pensi che stanno andando in Italia? Non è cosi facile. E in ogni caso se hanno un’avaria in alto mare li devi salvare. Il problema è che adesso a salvarli ci siamo solo noi, non ci sono più le navi europee”.» 

Per leggere la storia dei pescatori di Zarsis e dei motivi che costringono alcuni giovani ad emigrare, consultare ilFattoQuotidiano.it/Mondo