“Dimenticati ai confini d’Europa”: indagine del Centro Astalli

“Dimenticati ai confini d’Europa”: indagine del Centro Astalli

Il Report raccoglie 117 storie di migranti, richiedenti asilo e rifugiati

Si tratta dei viaggi che affrontano e delle violenze ed abusi che spesso subiscono. Molte le donne costrette a prostituirsi per poter pagare il viaggio ai trafficanti. Troppi i respingimenti e le detenzioni nei vari centri in cui finiscono una volta giunti ai confini con l’Unione Europea. Tante le difficoltà e gli ostacoli incontrati per le richieste d’asilo, la carenza di informazioni sui loro diritti, le condizioni d’accoglienza inaccettabili, la detenzione ed il Regolamento di Dublino.

Dal Report emerge anche l’emergenza alle frontiere dell’Unione Europea per la tutela dei diritti umani e per i tentativi dell’UE e dei Paesi membri di chiudere le principali rotte.

L’UE dovrebbe creare vie legali e sicure per chi cerca protezione in Europa garantendo migliori condizioni d’accoglienza e l’accessibilità delle procedure d’asilo. Il risultato invece è che la sofferenza di queste persone ha sempre meno testimoni.

Sono diminuiti gli arrivi via mare ma sono peggiorate le situazioni di molte persone in cerca di protezione. Sui 117 intervistati 79 sono richiedenti asilo, 30 irregolari o senza documenti. I restanti sono rifugiati o richiedenti asilo con la domanda respinta. Infine 26 sono in detenzione.

I motivi che causano le partenze sono vari: instabilità e violenza, persecuzioni per motivi etnici, sessuali, politici e religiosi, conflitti familiari violenti, i matrimoni forzati etc.

Molti sono respinti senza possibilità di fare domanda d’asilo. Altri subiscono violenze fisiche e respingimenti da parte della polizia di confine; molti anche i casi di respingimenti illegali. Coinvolte donne incinte, bambini e vittime di tortura: dapprima detenuti in condizioni precarie nelle stazioni di polizia, poi respinti su barche.

Il Centro Astalli critica le politiche italiane: “si perde di vista che i migranti sono persone, che continuano a conservare la speranza anche in circostanze molto difficili e hanno (…) diritto a essere rispettati nella loro dignità”. 

Fonte: RedattoreSociale