Unesco: bambini immigrati e scuola

Unesco: bambini immigrati e scuola

L’appello dell’Unesco nella giornata mondiale dell’infanzia e dell’adolescenza

I bambini rifugiati ed immigrati sono aumentati del 26% dal 2000. Nei paesi ad alto reddito rappresentano il 18% degli studenti.

Sono molti i paesi in cui i bambini richiedenti asilo hanno limitato accesso all’istruzione. Ci sono anche paesi in cui questo accesso è chiuso. In alcune nazioni non si hanno i mezzi o risorse necessari a garantire una buona educazione.

L’Italia è una nazione virtuosa e tra quelle ad alto reddito, ma ancora resta molto da fare in merito.

Per quanto riguarda i lati positivi, tra quelle ad alto reddito è tra le uniche a fornire educazione interculturale ed a fornire supporto linguistico in tutte le scuole.

Ecco alcuni dati dall’Unesco: «circa il 73% degli 86mila minori non accompagnati arrivati in Italia nel periodo 2011-2016 sono stati collocati in centri di prima e seconda accoglienza.  La nuova legge (n. 47 del 2017) copre anche il diritto all’educazione a ogni livello per questi bambini e ha dimezzato il tempo massimo di permanenza nei centri di accoglienza, fissandolo a 30 giorni.»

Qual è quindi il problema? Solo la minoranza dei minori non accompagnati frequenta la scuola in maniera regolare. Altissimo il numero di abbandoni, soprattutto tra i bambini migranti maschi.

Per quanto riguarda i richiedenti asilo, nel 2017 solo 4 su 10 avevano un’alfabetizzazione di base.

A questi propositi molto importante risulta l’introduzione del passaporto accademico: «European Skills Passport for Refugees (ESPaR)».

Qui di seguiti la dichiarazione del direttore generale dell’Unesco: «A perdere sono tutti, quando l’educazione dei migranti e dei rifugiati viene ignorata; l’educazione è la chiave per l’inclusione e la coesione».