Sea Watch, Open Arms e Mediterranea: di nuovo in mare

Sea Watch, Open Arms e Mediterranea: di nuovo in mare

Le tre ONG tornano di nuovo nel Mediterraneo per una missione di ricerca e salvataggio.

L’operazione congiunta si svolge nel Mediterraneo, «il confine più pericoloso al mondo con oltre 17 mila morti negli ultimi 5 anni.

La perdita di queste vite umane ha avuto un prezzo altissimo, ha significato per l’Europa la rinuncia alle tradizioni democratiche su cui è fondata, ai suoi valori di solidarietà e di rispetto dei Diritti Umani, mentre il fallimento delle sue politiche migratorie ha messo in discussione i principi fondanti dell’Unione stessa.»

Le tre organizzazioni muovono accuse pesanti ai governi che che hanno finanziato paesi terzi e dittature per impedire ai migranti in fuga di raggiungere l’Europa. In sintesi una persona su 5 muore nel Mediterraneo.  Vengono violate «le Convenzioni Internazionali sul salvataggio marittimo e dei diritti basilari delle persone in movimento

La solidarietà verso i migranti e le persone in difficoltà è stata criminalizzata, diventando dunque un reato da perseguire.

Dalle organizzazioni: «Noi crediamo in un’Europa che accoglie, solidale, inclusiva, che abbia come priorità il rispetto e la difesa della vita e dei diritti nonché delle sue tradizioni democratiche e non ci rassegniamo all’idea che essa abbia rinunciato ai suoi principi e perso la sua umanità.»

Dunque le tre ong hanno deciso di costruire un’alleanza e una “flotta umanitaria”. Questa è sostenuta da città solidali, movimenti ed organizzazioni della società civile che sostengono i diritti umani. Nel manifesto si ha una chiamata all’impegno rivolta a chiunque condivida certi valori. «Quello che vi chiediamo è di essere al nostro fianco e di dimostrare insieme che un altro mondo è ancora possibile. (…) Quello che stiamo facendo è ispirato agli ideali di solidarietà e di tutela dei diritti umani, fondativi della stessa Ue.»

Fonte più approfondita: RedattoreSociale