Esclusi dal nido i figli dei richiedenti asilo a Udine

Esclusi dal nido i figli dei richiedenti asilo a Udine

Vediamo cosa scrive il Comune di Udine all’interno del nuovo «Regolamento per i servizi educativi per la prima infanzia».  Il suddetto regolamento è stato provato ieri dalla maggioranza del centrodestra

«I figli dei richiedenti asilo accolti negli alloggi a protezione sociale del Comune e nei progetti di seconda accoglienza non saranno ammessi agli asilo nido perché non hanno la residenza.»

Questo si verificherà perché il decreto Sicurezza e Immigrazione preclude ai titolari di permesso di soggiorno per richiesta di asilo la possibilità di iscriversi all’anagrafe.

Si salveranno da tale esclusione solo i figli di cittadini stranieri temporaneamente accolti nelle strutture Sprar. Infatti il vecchio regolamento prevedeva che «ai bambini residenti nel Comune di Udine e con almeno uno dei genitori residenti nel Comune di Udine» fossero forniti i servizi educativi per la prima infanzia.

«Tuttavia all’articolo 4 comma del Regolamento si leggeva che, per i figli di stranieri ospitati nelle diverse strutture di accoglienza “si prescinde dal requisito di residenza”. Era sufficiente un domicilio. La maggioranza Lega-Forza Italia a Palazzo D’Aronco è andata a modificare proprio quel articolo. Nelle stesse ore in cui il Parlamento convertiva in legge il decreto Salvini.»

Si tratta di un regolamento particolarmente discriminatorio verso richiedenti asilo e persone che necessitano di protezione speciale. Inoltre è un regolamento che presenta criticità anche per gli stessi cittadini di Udine che sono disoccupati o che hanno problemi lavorativi.

Infatti nello «stilare le tre graduatorie che riportano l’elenco dei bambini da ammettere agli asili nido (3-12 mesi, 13-23 mesi, 24-36 mesi), “dovrà essere aggiunto un punteggio extra pari a 8 punti nel caso in cui i genitori del bambino siano entrambi lavoratori a tempo pieno”.»

Quindi vengono penalizzati «nell’accesso ai servizi per la prima infanzia i figli di persone che già vivono sulla propria pelle problemi di reddito legati a scarsa o parziale occupazione lavorativa.»

Fonte: RedattoreSociale