Rapporto Censis: gli italiani ed il Paese che non cresce

Rapporto Censis: gli italiani ed il Paese che non cresce

Censis: l’analisi emendata dal 52° Rapporto parla di “sovranismo psichico” degli italiani. Emerge un’Italia in declino con grandi differenze tra Nord e Sud. Il Sud che continua a spopolarsi ed il Nord che invece ha problemi a mantenere le promesse nei temi del lavoro, della stabilità, della crescita e del futuro. Alla base c’è l’assenza di prospettive di crescita  sia a livello individuale che collettivo.

Si parla di italiani delusi prima di tutto perché hanno visto sfiorire la ripresa inizialmente forte che poi è declinata vedendo un Pil negativo nel terzo trimestre del 2018. Delusi anche perché non c’è stato il «cambiamento miracoloso promesso dalla politica.» 

Le conseguenze?

La caccia al capro espiatorio portata avanti con cattiveria.

«Il 96% delle persone con un basso titolo di studio e l’89% di quelle a basso reddito sono convinte che resteranno nella loro condizione attuale, ritenendo irrealistico poter diventare benestanti nel corso della propria vita. (…) Solo il 23% degli italiani afferma di aver migliorato la propria condizione socioeconomica rispetto ai genitori e il 63,6% è convinto di essere solo, senza nessuno che ne difenda gli interessi.» 

Preoccupanti sono le percentuali relative agli immigrati: il 63% degli italiani vede negativamente gli immigrati provenienti da Paesi non comunitari, il 58% pensa che tolgano lavoro agli italiani, il 75% crede che aumentino il rischio di criminalità.

Dal Rapporto emerge inoltre che lo Stato ed il cittadino investano poco nell’istruzione ponendoci sotto la media europea.  Vediamo le implicazioni: il 18% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni abbandona i percorsi d’istruzione, i laureati tra i 30 e i 34 anni sono il 26,9% contro le media europea del 39.9%. Il 53,5% dei giovani tra i 18 e  34 anni è convinto che tutti possano diventare famosi ed 1/3 sostiene che sia indispensabile la popolarità sui social per arrivare alla celebrità.

Negli ultimi 10 anni inoltre la percentuali di occupati tra i 25 ed i 34 anni è calata del 27,3% mentre è aumentata del 72,8% quella relativa agli occupati tra i 55 e i 64 anni.

«In dieci anni siamo passati da un rapporto di 236 giovani laureati occupati ogni 100 anziani a 99. E nel segmento di lavoratori più istruiti i 249 laureati occupati ogni 100 lavoratori anziani sono diventati appena 143. Mentre sono aumentati i giovani in condizione di sottoccupazione, nel 2017 erano 237.000 tra i 15 e  i 34 anni.»

Per quanto riguarda Nord, Sud e regioni colpite dal terremoto lo squilibrio in termini di Pil è andato aumentando. Questo fa sì che il flusso di lavoratori si sposti verso i territori più floridi.

Vediamo alcuni dati inerenti la sfiducia nei confronti della politica. 1/3 degli italiani o non vota o vota scheda bianca. Sono aumentate indifferenza e sfiducia verso la politica e verso l’Europa. «Ma il 58% dei 15-34enni e il 60% dei 15-24enni apprezza l’Unione, soprattutto per la libertà di viaggiare, studiare e lavorare ovunque all’interno dei Paesi membri.»