Miur: bloccato test dell’Università di Perugia sul bullismo omofobico

Miur: bloccato test dell’Università di Perugia sul bullismo omofobico

Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha apposto il veto su un test elaborato dall’Università di Perugia. Si tratta di un test relativo al bullismo omofobico, la violenza di genere ed il razzismo che doveva essere somministrato dall’Università a 54  istituti della Regione Umbria.

Ecco la parole del ministro dell’Istruzione: «Ho parlato con l’ufficio scolastico regionale e i questionari sono fermi. Li abbiamo bloccati. Abbiamo chiesto di rivederne la formulazione e di cambiare le modalità di somministrazione de progetto.»

Consideriamo anche che molte polemiche su questo test erano state sollevate rispettivamente dal Comitato del Family Day e dal senatore della Lega Simone Pillon che ha dichiarato: «Ancora una volta i bambini delle scuole umbre diventano cavie da laboratorio per l’indottrinamento gender.» 

Il docente universitario, associato e responsabile della ricerca sostiene che il ministro abbia annullato tutto senza scriverli niente; il docente è venuto a conoscenza dello stop tramite i giornali. Inoltre vuole precisare che il questionario non è frutto del lavoro dell’Università di Perugia bensì il risultato di strumenti presi dalla «letteratura internazionale sull’omofobia, sul bullismo omofobico, sulla violenza di genere e sul razzismo e per le superiori anche sulle molestie sessuali.»  Inoltre si trattava di un test anonimo per il quale nessun ragazzo poteva essere  identificato.

In un primo momento, quando il questionario era stato presentato pubblicamente, le polemiche si erano sollevate relativamente a 3 domande del test delle medie, queste domande però erano state prontamente rimosse.

«Il professore ha una sola priorità, fare la ricerca: “Con i dirigenti scolastici son disposto a confrontarmi, non lo voglio fare con chi vuole fare clamore politico. Mi piacerebbe che il ministro che ha parlato un sacco del mio lavoro, mi telefonasse o mi facesse contattare da un suo funzionario senza avere diktat sul mio lavoro ma garantendo la mia libertà scientifica.»