Bloccate all’aeroporto di Malpensa e poi rimpatriate

Bloccate all’aeroporto di Malpensa e poi rimpatriate

Due donne dopo esser tornate da un viaggio nei loro Paesi d’origine, sono rimaste bloccate per giorni all’aeroporto e poi sono state rimpatriate.

“L’Associazione studi giuridici sull’immigrazione” e la campagna “LasciateCientrare” hanno esaminato bene il caso e denunciato i fatti.

La donna senegalese per esempio, incinta, ha più volte richiesto l’intervento dei paramedici ma non sono mai stati chiamati.

Inoltre «le due signore riferiscono di avere dormito per le tre/cinque notti in cui sono state in attesa del volo di rimpatrio in una stanza con più di dieci persone e pochissime coperte a disposizione.

Alla signora cubana hanno sequestrato il telefono e ha potuto contattare i familiari solo col telefono a gettoni.

Dalle dichiarazioni della Corte europea dei diritti dell’uomo: «il trattenimento di un cittadino straniero nelle zone di transito aeroportuale equivale a una restrizione della libertà.»

La restrizione non può violare i diritti fondamentali del cittadino straniero né gli obblighi internazionali. Questi assunti dallo Stato in forza della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Lo straniero non può esser privato dall’accesso alla domanda di protezione internazionale. (garanzia violata dalla Polizia di Frontiera di Milano Malpensa). Non ha infatti accolto la domanda di asilo della donna senegalese che voleva richiedere la protezione tramite il suo avvocato.

Alle donne è stata poi negata l’assistenza legale. «E’ indubbio che il diritto all’assistenza legale spetti anche al cittadino straniero trattenuto alla frontiera in forza dello stesso Testo Unico Immigrazione.»

«La mancanza di assistenza legale, umanitaria e sociale presso le zone di transito aeroportuale, l’inadeguatezza delle condizioni del trattenimento e l’assenza di procedure e limiti di tempo nella legislazione nazionale costituiscono violazioni dell’articolo 5, para.1 della Convenzione.»

Fonte: RedattoreSociale