Aumentano i ricorsi delle Regioni contro il Decreto Sicurezza

Aumentano i ricorsi delle Regioni contro il Decreto Sicurezza

A causa del decreto sicurezza, migliaia di migranti sono stati cacciati dai centri d’accoglienza.

Da alcune settimane le commissioni territoriali non possono più emettere i permessi di soggiorno per motivi umanitari.

Tra il 2017 ed il 2018 era stato garantito a circa 39mila persone che adesso rischiano che gli venga recapitato il decreto di espulsione.

Il Ministero dell’Interno ha inoltre ordinato di terminare i percorsi di accoglienza per chi possiede il permesso di soggiorno umanitario ed è ospite di CARA e CAS .

Alle proteste di alcuni sindaci si sono aggiunte alcune Regioni che annunciano il ricorso alla Consulta.

«Per prima è stata la giunta regionale dell’Umbria a deliberare di ricorrere alla Corte Costituzionale. Anche la giunta regionale toscana oggi ha autorizzato gli uffici della Regione a scrivere e il presidente Enrico Rossi a presentare il ricorso.»

UMBRIA – La Regione Umbria fa sapere in una nota che la giunta ha inoltre “deliberato di avviare un percorso per l’approvazione di un disegno di legge ‘salva-regolari’ che mantenga inalterati, a garanzia di tutta la comunità regionale e in attesa del giudizio della Corte, i diritti sociali ed umani garantiti nel nostro territorio regionale a quegli stranieri entrati regolarmente in Italia e che ora sono stati privati delle proprie legittime aspettative dal decreto sicurezza”. “La giunta – si legge – sosterrà anche le azioni legali intraprese dai sindaci, mediante gli opportuni strumenti giuridici a disposizione”. “Le misure intraprese oggi dalla giunta regionale sono in continuità con la tradizione millenaria di civiltà del popolo umbro – ha affermato la presidente dell’Umbria Catiuscia Marini – improntata ai principi di convivenza pacifica e solidarietà, sempre vicina a chi ne ha bisogno: nessuno di coloro che vive in Umbria verrà abbandonato al suo destino, umbri e non, con buona pace dei disseminatori di odio”.

TOSCANA  – La giunta regionale, presieduta dal governatore Enrico Rossi, nell’atto approvato afferma di aver ravvisato nel decreto legislativo “profili di lesione delle competenze costituzionalmente garantite alle Regioni”. La delibera autorizza il presidente Rossi ad impugnare la legge davanti alla Consulta. “Diciamo che le ragioni sono principalmente due – ha spiegato Rossi – Innanzitutto l’articolo 1 del decreto Salvini, quello dove si elimina la protezione umanitaria perché pensiamo che questo sia un modo per aumentare il numero degli irregolari e quindi non consentirci di svolgere fino in fondo il nostro ruolo previsto anche dalla Costituzione di assistere in maniera universalistica le persone che sono sul nostro territorio sia sotto il profilo delle cure che dell’assistenza sociale essenziale, un tetto, un piatto di minestra calda per le necessità alimentari, l’istruzione come diritto fondamentale; l’altro articolo è il 13, che eliminando l’iscrizione anagrafica rende invisibili queste persone, spariscono, non sappiamo dove cercarle e come poterle assistere”. “Noi non stiamo facendo disobbedienza civile, stiamo esercitando un nostro diritto dovere – ha scandito – La nostra è una democrazia complessa e bisogna che si abitui anche Salvini a vivere dentro una democrazia complessa in cui ci sono istituzioni e bilanciamenti di poteri”.

Il Presidente della Regione Emilia-Romagna spiega che la Regione impugnerà alla Consulta “non l’intero decreto, ma le norme che più direttamente riguardano le Regioni e i Comuni”.

Lo stesso farà il Piemonte: “Ci rivolgeremo alla Corte: proprio stamattina ho avuto conferma dalla nostra avvocatura, che su questo si sta anche confrontando con i colleghi della Regione Toscana, che esistono le condizioni giuridiche per il ricorso alla Consulta, visto che il decreto, impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali, di nostra competenza, che la Regione ha finora erogato ai migranti interessati”. “Noi – ha aggiunto Chiamparino – continueremo a fornire le cure necessarie, in base al principio universale che quando una persona sta male deve essere curata, ma sono evidenti le gravi conseguenze che il decreto avrà sul territorio regionale, creando di colpo una massa di ‘invisibili’ di cui in qualche modo la Regione e i Comuni dovranno comunque occuparsi, nel campo della sanità e delle politiche sociali, con evidenti e paradossali ripercussioni negative proprio sul terreno della sicurezza e della convivenza civile”, ha concluso il presidente del Piemonte.

Il ricorso lo stanno valutando pure le Regioni Lazio e Basilicata.

QUI l’articolo.