<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>CIRDI &#187; Dati e sondaggi</title>
	<atom:link href="http://www.cirdi.org/category/dati-sondaggi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.cirdi.org</link>
	<description>Centro di informazione su razzismo e discriminazioni in Italia</description>
	<lastBuildDate>Wed, 19 Jun 2013 14:51:02 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Ue: 15,2 milioni i lavoratori immigrati nei 27 Paesi, sei su dieci sono comunitari</title>
		<link>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/ue-152-milioni-i-lavoratori-immigrati-nei-27-paesi-sei-su-dieci-sono-comunitari/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=ue-152-milioni-i-lavoratori-immigrati-nei-27-paesi-sei-su-dieci-sono-comunitari</link>
		<comments>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/ue-152-milioni-i-lavoratori-immigrati-nei-27-paesi-sei-su-dieci-sono-comunitari/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 07:13:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini stranieri]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cirdi.org/?p=4518</guid>
		<description><![CDATA[Eurostat ha pubblicato i dati relativi all&#8217;occupazione dei cittadini stranieri in Europa relativi al 2012. Nei Paesi dell’Unione europea lavorano 15,2 milioni di cittadini stranieri, pari a circa il 7% della forza lavoro totale. Per quel che riguarda l&#8217;Italia, il tasso di occupazione dei cittadini italiani è del 56.4%, inferiore rispetto al tasso di occupazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Eurostat ha pubblicato i dati relativi all&#8217;occupazione dei cittadini stranieri in Europa relativi al 2012. Nei Paesi dell’Unione europea lavorano 15,2 milioni di cittadini stranieri, pari a circa il <strong>7% della forza lavoro totale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quel che riguarda l&#8217;Italia, il tasso di occupazione dei cittadini italiani è del 56.4%, inferiore rispetto al tasso di occupazione dei cittadini stranieri comunitari (65.3%) e non comunitari del (58.5%). Il nostro Paese è, con Grecia e Portogallo, quello che conosce la più alta percentuale di <strong>auto-impiego</strong> fra i lavoratori stranieri (<strong>23.4%</strong>, contro la media europea di 15.2% di auto-impiego).</p>
<p>Fonte: <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/3-07062013-BP/EN/3-07062013-BP-EN.PDF">Eurostat.eu</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/ue-152-milioni-i-lavoratori-immigrati-nei-27-paesi-sei-su-dieci-sono-comunitari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Omofobia, a scuola e in famiglia le discriminazioni più forti</title>
		<link>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/omofobia-a-scuola-e-in-famiglia-le-discriminazioni-piu-forti/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=omofobia-a-scuola-e-in-famiglia-le-discriminazioni-piu-forti</link>
		<comments>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/omofobia-a-scuola-e-in-famiglia-le-discriminazioni-piu-forti/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 May 2013 10:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cirdi.org/?p=4420</guid>
		<description><![CDATA[Le discriminazioni e i pregiudizi nei confronti delle persone omosessuali sono più forti a scuola e in famiglia. Secondo un&#8217;indagine realizzata dal Gay Center e T6- cooperativa, nell&#8217;ambito di un progetto europeo nelle scuole, che ha coinvolto in Italia oltre mille studenti, quasi tre persone Lgbt su 4 hanno subito forme di discriminazione o di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le discriminazioni e i pregiudizi nei confronti delle persone omosessuali sono più forti a scuola e in famiglia. Secondo un&#8217;indagine realizzata dal Gay Center e T6- cooperativa, nell&#8217;ambito di un progetto europeo nelle scuole, che ha coinvolto in Italia oltre mille studenti, quasi tre persone Lgbt su 4 hanno subito forme di discriminazione o di pregiudizio durante la loro vita. Il contesto più spesso nominato dagli intervistati è la scuola (il 49% degli intervistati che hanno subito forme di discriminazione o pregiudizio dichiarano di essere stati discriminati a scuola), seguito dalla famiglia (42%), dai bar e locali (33%) e dai media ed internet (30%).</p>
<p>Gli uomini gay citano più spesso la scuola come luogo di discriminazione (43% degli intervistati gay), mentre le donne lesbiche citano la famiglia (37% delle intervistate lesbiche). In generale, le persone transgender e gli uomini gay e bisessuali sembrano essere più spesso vittime di discriminazioni delle donne lesbiche e bisessuali. Gli studenti appaiono abbastanza consapevoli delle difficoltà incontrate dalle persone Lgbt: il 55% degli studenti intervistati pensano che le persone gay e lesbiche siano discriminate in Italia.</p>
<p>Per combattere i pregiudizi Unar, Ufficio nazionale contro le discriminazioni della presidenza del consiglio dei ministri, e Gay Center sono scesi in prima linea, nelle scuole, coninvolgendo oltre 16mila studenti e da oggi sono online i video contro l&#8217;omofobia realizzati dagli studenti delle scuole superiori. Il progetto anti discriminazione portato avanti dal Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del consiglio dei ministri, tramite l&#8217;Unar, e dal Gay Center mira a &#8220;contrastare il bullismo e le discriminazioni verso le persone lesbiche, gay e trans partendo dall&#8217;ambito primario dell&#8217;educazione&#8221;. Il progetto ha coinvolto oltre 20 scuole ed associazioni. In particolare in alcune scuole sono stati attivati i laboratori con gli studenti che hanno portato alla produzione di 6 campagne contro l&#8217;omofobia realizzate da ragazzi dai 14 ai 18 anni.</p>
<p>Nei video i ragazzi affrontano l&#8217;omofobia in molti modi, ricorrendo alla metafora sportiva con le squadre di calcio che annullano le differenze, mostrando la violenza che si esprime tra coetanei, affrontando il tema del matrimonio, trattando con delicatezza l&#8217;amore, il coming out e la scoperta della propria omosessualità. I video potranno essere votati su internet dal 17 maggio, Giornata mondiale contro l&#8217;omofobia, fino al 3 giugno. Successivamente saranno valutati da una giuria di qualità e presentati nell&#8217;evento che si terrà presso la sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/dalla-redazione/omofobia-a-scuola-e-in-famiglia-le-discriminazioni-piu-forti-PN_20130516_00135.shtml" target="_blank">TmNews</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/omofobia-a-scuola-e-in-famiglia-le-discriminazioni-piu-forti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rapporto annuale 2013 Centro Astalli</title>
		<link>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/rapporto-annuale-2013-centro-astalli/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=rapporto-annuale-2013-centro-astalli</link>
		<comments>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/rapporto-annuale-2013-centro-astalli/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 13:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[richiedenti asilo]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cirdi.org/?p=4301</guid>
		<description><![CDATA[Sono state appena 15.700 le domande d&#8217;asilo presentate in Italia nel 2012, meno della metà rispetto all’anno precedente e un numero bassissimo, anche in termini assoluti, rispetto a quelli registrati nei principali Paesi europei. Nonostante questo, il totale dei pasti distribuiti dalla mensa (oltre 115.000) è rimasto quasi invariato rispetto al 2011, con una media [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono state appena <strong>15.700</strong> le<strong> domande d&#8217;asilo</strong> presentate in Italia nel 2012, meno della <strong>metà</strong> rispetto all’anno precedente e un numero bassissimo, anche in termini assoluti, rispetto a quelli registrati nei principali Paesi europei. Nonostante questo, il totale dei<strong> pasti distribuiti dalla mensa</strong> (oltre 115.000) è rimasto quasi<strong> invariato</strong> rispetto al 2011, con una media giornaliera di pasti offerti superiore alle 400 unità. È un dato preoccupante, che rappresenta l&#8217;incapacità del sistema di accoglienza italiano di dare risposte, persino ai bisogni più immediati.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le nazionalità più rappresentate, accanto a <strong>Costa d&#8217;Avorio, Afghanistan e Pakistan</strong>, per la prima volta si registra il Mali, teatro di una grave crisi internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alloggio, assistenza e ricongiungimenti</strong> con le famiglie rimaste nei Paesi d’origine, insieme al riconoscimento di <strong>diritti basilari</strong> come quello alla registrazione della residenza e del domicilio, sono le problematiche con le quali i rifugiati si scontrano più spesso nel nostro Paese e alle quali gli operatori e i volontari del Centro Astalli cercano di trovare soluzione. Problemi che con la crisi si sono aggravati, causando maggiori difficoltà nel trovare un impiego con il conseguente prolungarsi delle permanenze nel Centro perché l’assenza di un lavoro stabile e regolare non consente ai rifugiati di trovare un alloggio. Nel 2012, ha inoltre ricordato Berardino Guarino, direttore dei Progetti del Centro Astalli, si è registrata una crescita dell’accesso allo sportello lavoro da parte di donne, soprattutto africane tra i 40 e i 50 anni, alla ricerca di un lavoro di assistenza agli anziani.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.centroastalli.it/index.php?id=18">Centro Astalli.it</a></p>
<p>Leggi il <a href="http://www.centroastalli.it/fileadmin/immagini/File_scaricabili/astalli_rapporto_2013_2bL.pdf">Rapporto 2013</a></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/rapporto-annuale-2013-centro-astalli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Eurostat 2012: Italia refrattaria al riconoscimento dello status di rifugiato</title>
		<link>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/eurostat-2012-italia-refrattaria-al-riconoscimento-dello-status-di-rifugiato/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=eurostat-2012-italia-refrattaria-al-riconoscimento-dello-status-di-rifugiato</link>
		<comments>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/eurostat-2012-italia-refrattaria-al-riconoscimento-dello-status-di-rifugiato/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 12:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[richiedenti asilo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cirdi.org/?p=4270</guid>
		<description><![CDATA[Eurostat ha pubblicato pochi giorni fa (22 marzo) un comunicato con i dati relativi ai richiedenti asilo nell’UE nel 2012, nonché quelli sulle decisioni prese dagli Stati membri in prima istanza nello stesso periodo. Occorre sottolineare che i dati di Eurostat fanno riferimento alle persone richiedenti asilo, non alle domande che, talvolta, possono includere più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Eurostat ha pubblicato pochi giorni fa (22 marzo) un comunicato con i dati relativi ai richiedenti asilo nell’UE nel 2012, nonché quelli sulle decisioni prese dagli Stati membri in prima istanza nello stesso periodo. Occorre sottolineare che i dati di Eurostat fanno riferimento alle persone richiedenti asilo, non alle domande che, talvolta, possono includere più di una persona (ad esempio perché membri della stessa famiglia).</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia si è assistito a un vistoso calo delle domande di asilo nel corso del 2012, rispetto all’anno precedente. Secondo Eurostat, infatti, sono state <strong>15.715</strong> le persone che hanno avanzato una <strong>domanda di protezione internazionale</strong> nel nostro Paese, rispetto alle 34.515 del 2011. Questo dato colloca l’Italia al 7mo posto fra i 27 Paesi UE in termini assoluti. Ma ancora più interessante è leggere il dato che mette in relazione le persone richiedenti asilo con gli abitanti. Qui l’Italia è addirittura 14ma, con appena <strong>260 richiedenti per milione di abitanti</strong>, rispetto ad una media nell’UE di 660. Paesi paragonabili all’Italia come numero di abitanti (Francia e Regno Unito) hanno ricevuto rispettivamente 925 e 445 richiedenti asilo per milione di abitanti nel 2012.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i Paesi di provenienza dei richiedenti asilo in Italia, al primo posto il <strong>Pakistan</strong> (2.365), seguito da <strong>Nigeria</strong> (1.515) e <strong>Afghanistan</strong> (1.365).</p>
<p style="text-align: justify;">Più elevato rispetto alla media UE il tasso delle <strong>decisioni positive</strong>. In Italia, infatti, su 22.160 decisioni prese in prima istanza, quelle positive sono state 8.260, pari al <strong>37.3%</strong> del totale. Come si può vedere, circa dieci punti percentuali sopra alla media UE. Lo status di rifugiato è stato riconosciuto in 1.915 casi (8.6%, inferiore di cinque punti rispetto alla media UE), la protezione sussidiaria in 4.410 casi (pari al 20.3%%, quasi il doppio rispetto alla media UE). Anche il tasso di concessione della protezione umanitaria (1.935 casi) è molto alto rispetto alla media UE (quasi il 9%, contro il 2.4%).</p>
<p style="text-align: justify;">E’ ovvio che il tasso di riconoscimento &#8211; come anche il prevalere dell’una o dell’altra forma di protezione &#8211; dipende in larga parte dalla nazionalità dei richiedenti asilo, dato che al momento conosciamo solo in maniera parziale. In sede di commento, dobbiamo dunque limitarci a registrare anche per il 2012 un (peraltro non nuovo) <strong>ampio ricorso in Italia, rispetto ad altri Stati membri UE, a forme di protezione sussidiaria o umanitaria, piuttosto che allo status di rifugiato</strong>. Non abbiamo invece gli elementi per indicarne con precisione i motivi.</p>
<p> Fonte: <a href="http://www.meltingpot.org/articolo18442.html">Meltingpot.org</a></p>
<p>Leggi il <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/3-22032013-BP/EN/3-22032013-BP-EN.PDF">comunicato</a> Eurostat</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/eurostat-2012-italia-refrattaria-al-riconoscimento-dello-status-di-rifugiato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Bollettino semestrale European Migration Network</title>
		<link>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/bollettino-semestrale-european-migration-network/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=bollettino-semestrale-european-migration-network</link>
		<comments>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/bollettino-semestrale-european-migration-network/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 14:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cirdi.org/?p=4252</guid>
		<description><![CDATA[È stato pubblicato il bollettino semestrale dell’European migration network con il quadro delle principali statistiche ufficiali sull’immigrazione in Europa, realizzato, per quanto concerne l’Italia, dal Centro studi e ricerche Idos. Al 1° gennaio 2011, il totale della popolazione dell’Ue a 27 era di 502.500.000 persone, cresciuta di 1,4 milioni nel 2010. Nel 2011, 33,3 milioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È stato pubblicato il bollettino semestrale dell’European migration network con il quadro delle principali statistiche ufficiali sull’immigrazione in Europa, realizzato, per quanto concerne l’Italia, dal Centro studi e ricerche Idos.</p>
<p style="text-align: justify;">Al 1° gennaio 2011, il totale della popolazione dell’<strong>Ue a 27</strong> era di 502.500.000 persone, cresciuta di 1,4 milioni nel 2010. Nel 2011, 33,3 milioni di cittadini stranieri vivevano nell’Ue a 27, di cui 12,8 milioni (2,5 per cento della popolazione totale) cittadini di un altro Stato membro e i restanti <strong>20,5 milioni</strong> (4,1 per cento popolazione totale) <strong>cittadini di Paesi non appartenenti all’Ue</strong>. Il maggior numero di cittadini di Paesi terzi nell’Ue viene dalla <strong>Turchia</strong> (circa 2,3 milioni), dal <strong>Marocco</strong> (circa 1,9 milioni), dall’<strong>Albania</strong> (circa 1 milione), e dalla <strong>Cina</strong> (0, 8 milioni circa).</p>
<p style="text-align: justify;">Circa due milioni di <strong>permessi di soggiorno</strong> sono stati rilasciati ai cittadini di Paesi terzi nell’Ue nel 2011, con un <strong>decremento del 16,6 per cento</strong> rispetto al 2010, probabilmente per effetto della crisi economica. Il numero di permessi rilasciati <strong>per lavoro</strong> rappresenta il <strong>21,7 per cento</strong> (32,5 per cento nel 2010) del totale. Il restante<strong> 33,9</strong> per cento è stato rilasciato per <strong>motivi familiari</strong> (30,2 per cento nel 2010), il 23,4 per cento per lo studio (20,6 per cento nel 2010) e un altro 21 per cento per vari altri motivi (protezione, soggiorno senza il diritto al lavoro) (17 per cento nel 2010).</p>
<p style="text-align: justify;">Nel terzo quadrimestre del 2012, i<strong> richiedenti asilo</strong> nell’Ue a 27 più la Norvegia sono stati 88.385, con un significativo aumento dal secondo quadrimestre del 2012 in gran parte dovuto alla crescita dei richiedenti asilo siriani. I principali Paesi di provenienza sono stati <strong>Siria</strong> (7.760), <strong>Afghanistan</strong> (6 905) e <strong>Russia</strong> (6 200), con la maggior parte delle richieste in Germania (20. 375), Francia (14.765), Svezia (13.375), Regno Unito (7.435) e Belgio (7.110). Nel 2011, gli Stati membri dell’Ue hanno registrato 303.105 domande di asilo, con un incremento del 16,8 per cento rispetto al 2010: 259 mila. Francia (57.335), Germania (53.345), Italia (34.115) e Belgio (32.270) hanno ricevuto il maggior numero di richieste. Nello stesso anno sono stati 59.560 i richiedenti asilo che hanno ricevuto uno status di protezione nell’Ue in primo grado: rifugiati (29.035), protezione sussidiaria (21.450) o umanitari (9 070). Protezione è stata garantita quindi in circa il 25 per cento delle decisioni prese in primo grado, con il maggior numero di concessioni da parte della Germania (9.675, con 7.100 status di rifugiati), Svezia (8.805, con 2.335 status di rifugiati), Regno Unito (7.240, con 5.515 status di rifugiati), e Italia (7.155, con 1.805 status di rifugiati). Inoltre, ci sono stati 4.090 rifugiati reinsediati nel 2011, la maggior parte verso la Svezia (1.620). Nel 2011, 12.355 minori non accompagnati hanno chiesto asilo politico, a fronte dei 10.700 del 2010. Svezia (2 655) e Germania (2 125) hanno ricevuto il maggior numero di richieste.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2010, inoltre, circa 713.500 cittadini di Paesi terzi hanno<strong> acquisito la cittadinanza</strong> di uno Stato membro dell’Ue a 27 (ad esclusione della Romania), con un aumento del 4 per cento rispetto al 2009. I gruppi più numerosi che hanno acquisito la cittadinanza sono cittadini del Marocco (8,3 per cento del totale), Turchia (6,2 per cento), Ecuador (5,6 per cento) e l’India (4,3 per cento). Gli Stati membri che concedono la cittadinanza sono principalmente Regno Unito (24 per cento del totale), Francia (18 per cento), Spagna (15 per cento), Germania (13 per cento) e <strong>Italia (8 per cento)</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=005163">Immigrazione Oggi.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi i<a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Migration_and_migrant_population_statistics"> dati</a> completi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/bollettino-semestrale-european-migration-network/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Crescono le imprese immigrate nel 2012: + 5.8%</title>
		<link>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/crescono-le-imprese-immigrate-nel-2012-5-8/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=crescono-le-imprese-immigrate-nel-2012-5-8</link>
		<comments>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/crescono-le-imprese-immigrate-nel-2012-5-8/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Mar 2013 13:31:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini stranieri]]></category>
		<category><![CDATA[imprese]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cirdi.org/?p=4192</guid>
		<description><![CDATA[ROMA &#8211; Sfiorano quota 480mila, in Italia, le imprese guidate da cittadini stranieri, con un aumento di 24.329 nel 2012, +5,8%. Dati diffusi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione statistica condotta da Infocamere. Per le imprese individuali il paese leader resta il Marocco con 58.555 titolari. Seguono Cina (42.703) e Albania (30.475). Sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">ROMA &#8211; Sfiorano quota 480mila, in Italia, le imprese guidate da cittadini stranieri, con un aumento di 24.329 nel 2012, <strong>+5,8%</strong>. Dati diffusi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione statistica condotta da Infocamere. Per le imprese individuali il paese leader resta il <strong>Marocco</strong> con 58.555 titolari. Seguono <strong>Cina</strong> (42.703) e <strong>Albania</strong> (30.475). Sono aumentati di piu&#8217; termini assoluti gli imprenditori del Bangladesh (+3.180 imprese) e in termini relativi quelli Kossovo (+37,6%). Il contributo degli imprenditori immigrati alla crescita delle imprese nel 2012, sottolinea Unioncamere, &#8220;si è rivelato determinante per mantenere in campo positivo il bilancio anagrafico di tutto il sistema imprenditoriale italiano (cresciuto, lo scorso anno, di sole 18.911 unità)&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In termini di incidenza percentuale, le attività guidate da immigrati sono presenti soprattutto nelle <strong>telecomunicazioni</strong> (34,9%), nella <strong>confezione di articoli di abbigliamento</strong> (24%), nei lavori di <strong>costruzione</strong> specializzati ( 18,9%).</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista della struttura organizzativa, nella grande maggioranza (385.769 imprese, l&#8217;<strong>80,8%</strong> del totale) le attività degli imprenditori immigrati sono costituite nella forma dell&#8217;<strong>impresa individuale</strong>, la più semplice, mentre le società di capitale (46.239 unità) sono il 9,7%. Comincia a diffondersi lo strumento della società cooperativa: quasi 8mila unità, cresciute lo scorso anno al ritmo dell&#8217;8,2%.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.stranieriinitalia.it/attualita-imprese_nel_2012_sono_480mila_quelle_create_da_immigrati__5_8_in_un_anno_16734.html">Stranieri in Italia.it</a></p>
<p>Leggi il <a href="http://www.unioncamere.gov.it/P42A1390C160S123/Immigrazione---24mila-le-imprese-guidate-da-stranieri-nel-2012-.htm">comunicato stampa</a> di UnionCamere</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/crescono-le-imprese-immigrate-nel-2012-5-8/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rischio povertà quasi del 10% più alto per i bambini stranieri</title>
		<link>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/rischio-poverta-quasi-del-10-piu-alto-per-i-bambini-stranieri/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=rischio-poverta-quasi-del-10-piu-alto-per-i-bambini-stranieri</link>
		<comments>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/rischio-poverta-quasi-del-10-piu-alto-per-i-bambini-stranieri/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2013 09:03:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini stranieri]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cirdi.org/?p=4171</guid>
		<description><![CDATA[Giovani e di origine immigrata, è questa la nuova categoria di cittadini europei a rischio povertà secondo i dati diffusi ieri da Eurostat. Secondo l’Istituto, il rischio povertà aumenta, fra gli under18 europei, in relazione a diversi fattori, fra cui l’origine dei genitori e il loro livello di istruzione. Sono due dati che si possono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Giovani e di origine immigrata, è questa la nuova categoria di cittadini europei a rischio povertà secondo i dati diffusi ieri da Eurostat.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo l’Istituto, il rischio povertà aumenta, fra gli under18 europei, in relazione a diversi fattori, fra cui l’origine dei genitori e il loro livello di istruzione. Sono due dati che si possono estrapolare dallo studio sulla situazione dei minori in Europa realizzato da Cristina Lopez Vilaplana.</p>
<p style="text-align: justify;">“Osservando i dati nel dettaglio – osserva l’autrice – si evince che la povertà materiale minaccia la metà dei ragazzi i cui genitori hanno un modesto livello di istruzione”, ossia fino agli studi primari o al primo ciclo dei secondari. Se i genitori hanno raggiunto il diploma (secondo ciclo di studi secondari) il rischio indigenza scende al 22% e passa al 7% con uno o due genitori laureati. “Comunque – spiega Lopez Vilaplana – in tutti gli Stati membri il rischio povertà per tutti i ragazzi diminuisce al crescere del livello di istruzione dei genitori”.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro fattore determinante è l’immigrazione: “Nell’Ue27, i minori che hanno <strong>almeno uno dei due genitori immigrati</strong> da Paesi diversi da quello della residenza attuale, presentano un livello <strong>più elevato di rischio povertà</strong> (32%) rispetto ai ragazzi” con genitori nati e cresciuti nel Paese di residenza. In Italia in particolare Eurostat denuncia come il<strong> rischio di povertà</strong> per i <strong>bambini con entrambi i genitori italiani</strong> sia del <strong>24.4%</strong>, mentre per i bambini con almeno un <strong>genitore straniero sia del 33.5%</strong> (più alto rispetto alla media europea).</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=005062">Immigrazione Oggi.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi la <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/3-26022013-AP/EN/3-26022013-AP-EN.PDF">sintesi</a> dello studio eurostat</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/rischio-poverta-quasi-del-10-piu-alto-per-i-bambini-stranieri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Gli stranieri se ne vanno: oltre 32 mila cancellazioni dalle anagrafi nel 2011</title>
		<link>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/gli-stranieri-se-ne-vanno-oltre-32-mila-cancellazioni-dalle-anagrafi-nel-2011/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=gli-stranieri-se-ne-vanno-oltre-32-mila-cancellazioni-dalle-anagrafi-nel-2011</link>
		<comments>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/gli-stranieri-se-ne-vanno-oltre-32-mila-cancellazioni-dalle-anagrafi-nel-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Feb 2013 12:22:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini stranieri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cirdi.org/?p=4095</guid>
		<description><![CDATA[I dati riferiscono, rispetto alle dinamiche del fenomeno migratorio in Italia, una nuova tendenza, fortemente legata alla congiuntura economica critica che dal 2008 ha colpito l’Italia e il mondo occidentale nel suo complesso. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, le cancellazioni dall’anagrafe di cittadini stranieri sono aumentate nel 2011, mentre le iscrizioni sono diminuite. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I dati riferiscono, rispetto alle dinamiche del fenomeno migratorio in Italia, una nuova tendenza, fortemente legata alla congiuntura economica critica che dal 2008 ha colpito l’Italia e il mondo occidentale nel suo complesso. Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, le cancellazioni dall’anagrafe di cittadini stranieri sono aumentate nel 2011, mentre le iscrizioni sono diminuite. La Fondazione Moressa si è chiesta chi sono gli stranieri che abbandonano il territorio italiano verso nuovi lidi. La partenza dell’Italia non si traduce sempre, ovviamente, nella conclusione dell’esperienza migratoria e, quindi, con il rientro in patria, ma spesso si concretizza nel proseguimento di questa esperienza in un altro paese estero, maggiormente indicato per garantire quelle opportunità e quelle chances di vita da cui la migrazione prende avvio.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli stranieri che se ne vanno per macro-aree. Oltre la metàdegli stranieri che lasciano l’Italia per cercare fortuna altrove o al proprio paese di origine sono europei. Il 17,7% ha origini asiatiche e il 12,2% è africano. Più di 19 mila cancellazioni sono state richieste da soggetti provenienti da paesi europei, di cui oltre un terzo rumeno. Tra gli asiatici che lasciano l’Italia, il 30,2% è costituito da cinesi e il 19,1% da indiani. Tra gli americani invece, sono soprattutto i brasiliani (21,5%) a tentare altre strade fuori dall’Italia. In generale, sembrano lasciare l’Italia quelle popolazioni provenienti da paesi in via di sviluppo, per cui si può ipotizzare una propensione al rientro nel paese di origine oltre che allo spostamento verso altri paesi terzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Le <strong>cancellazioni</strong> a livello nazionale nel 2011 rispetto all’anno precedente sono aumentate del <strong>15,9%</strong>. L’incremento di coloro che lasciano il paese riguarda tutte le nazionalità, escluse poche eccezioni in cui si è registrata una diminuzione delle cancellazioni, come per esempio il Bangladesh (-16,95). Una spiegazione della diffusione della scelta di abbandonare l’Italia da parte di una significativa fetta della popolazione straniera va ricercata sicuramente nell’effetto che la <strong>crisi economica</strong> ha avuto sulle condizioni occupazionali degli stranieri. Tra il 2008 e il 2011, infatti, il numero di disoccupati stranieri è praticamente raddoppiato, con un incremento di oltre 148 mila unità (+ 91,8%), mentre quello degli italiani è aumentato di 267 mila unità. Tra il 2008 e il 2011 il tasso di disoccupazione degli stranieri è cresciuto di 3,6 punti percentuali, passando dall’8,5% al 12,1%, mentre nello stesso periodo il tasso di disoccupazione degli italiani è passato dal 6,6% all’8,0%.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.fondazioneleonemoressa.org/">Fondazione Leone Moressa.org</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi la <a href="http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/wp-content/uploads/2013/02/Comunicato-stampa-gli-stranieri-che-se-ne-vanno.pdf">sintesi</a> dello studio</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/gli-stranieri-se-ne-vanno-oltre-32-mila-cancellazioni-dalle-anagrafi-nel-2011/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Noi Italia: statistiche Istat sulla popolazione straniera</title>
		<link>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/noi-italia-statistiche-istat-sulla-popolazione-straniera/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=noi-italia-statistiche-istat-sulla-popolazione-straniera</link>
		<comments>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/noi-italia-statistiche-istat-sulla-popolazione-straniera/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 10:26:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini stranieri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cirdi.org/?p=4064</guid>
		<description><![CDATA[Nell’ultimo decennio la popolazione straniera residente in Italia si è notevolmente accresciuta; i dati del censimento 2011 segnalano che il numero degli stranieri residenti è più che triplicato rispetto al censimento 2001. Il saldo naturale della popolazione straniera -fortemente positivo- ha parzialmente compensato, nell’ultimo decennio, il saldo naturale negativo della popolazione italiana. All’effetto della dinamica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell’ultimo decennio la popolazione straniera residente in Italia si è notevolmente accresciuta; i dati del censimento 2011 segnalano che il numero degli stranieri residenti è più che triplicato rispetto al censimento 2001. Il saldo naturale della popolazione straniera -fortemente positivo- ha parzialmente compensato, nell’ultimo decennio, il saldo naturale negativo della popolazione italiana. All’effetto della dinamica naturale si è affiancato il consistente contributo positivo fornito dal saldo migratorio con l’estero della popolazione straniera.</p>
<p style="text-align: justify;">Al 1° gennaio 2012 i cittadini stranieri non comunitari regolarmente presenti in Italia sono poco più di 3 milioni e 600 mila, circa 100 mila in più rispetto all’anno precedente. Tra il 2010 e il 2011 i flussi di nuovi ingressi verso il nostro Paese hanno subito un brusco rallentamento: i permessi rilasciati durante il 2011 sono 361.690, quasi il 40 per cento in meno rispetto all’anno precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi vent’anni aumentano i permessi di soggiorno per famiglia, passando dal 12,8 per cento al 31,1 per cento del totale. Cresce anche la quota di minori non comunitari presenti in Italia, passata dal 21,5 del 2011 al 23,9 per cento dei cittadini nel 2012. Tale quota è più elevata nel Nord che nel Mezzogiorno (rispettivamente 25,4 e 19,2 per cento).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli stranieri in età 15-64 anni residenti in Italia presentano livelli di istruzione simili a quelli della popolazione italiana. Circa la metà degli stranieri è in possesso al più della licenza media (il 49,9 per cento, a fronte del 45,3 per cento degli italiani), il 40,9 per cento ha un diploma di scuola superiore e il 9,2 una laurea</p>
<p style="text-align: justify;">Le forze di lavoro straniere rappresentano il 10,2 per cento del totale. Il tasso di occupazione degli stranieri è più elevato di quello degli italiani (66,2 a fronte del 60,7 per cento), come anche il tasso di disoccupazione (rispettivamente 12,1 e 8,0 per cento). Il tasso di inattività della popolazione straniera è, invece, inferiore di quasi dieci punti percentuali a quello della popolazione italiana (29,1 contro 38,6 per cento).</p>
<p>Fonte: <a href="http://noi-italia.istat.it/index.php?id=6&amp;user_100ind_pi1%5Buid_categoria%5D=4&amp;cHash=01add3427aac01c5311df82615c6b6cf">Istat.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Vai alle <a href="http://noi-italia.istat.it/index.php?id=6&amp;user_100ind_pi1%5Buid_categoria%5D=4&amp;cHash=01add3427aac01c5311df82615c6b6cf">schede</a> dedicate agli stranieri in Italia</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/noi-italia-statistiche-istat-sulla-popolazione-straniera/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lavoro domestico: gli stranieri lavorano più ore degli italiani e vengono pagati meno</title>
		<link>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/lavoro-domestico-gli-stranieri-lavorano-piu-ore-degli-italiani/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=lavoro-domestico-gli-stranieri-lavorano-piu-ore-degli-italiani</link>
		<comments>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/lavoro-domestico-gli-stranieri-lavorano-piu-ore-degli-italiani/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 13:47:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini stranieri]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.cirdi.org/?p=4014</guid>
		<description><![CDATA[Sebbene rispetto ad altri settori la crisi abbia colpito in maniera moderata il comparto del lavoro domestico, tuttavia si registra una diminuzione del – 5,2% tra i lavoratori stranieri tra il 2010 e il 2011. Tale contrazione non sembra riguardare i lavoratori italiani, che registrano invece un aumento del 3,0%. Il lavoro domestico rimane comunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sebbene rispetto ad altri settori la crisi abbia colpito in maniera moderata il comparto del lavoro domestico, tuttavia si registra una diminuzione del – 5,2% tra i lavoratori stranieri tra il 2010 e il 2011. Tale contrazione non sembra riguardare i lavoratori italiani, che registrano invece un aumento del 3,0%. Il <strong>lavoro domestico</strong> rimane comunque prevalentemente appannaggio della <strong>popolazione straniera</strong>, che copre l’<strong>80,3%</strong> della manodopera complessiva impiegato in questo settore.</p>
<p style="text-align: justify;">La popolazione dei lavoratori domestici è costituita prevalentemente da <strong>donne</strong>: le lavoratrici italiane hanno un’età media di 46 anni, mentre le <strong>straniere</strong> sono più giovani di 3 anni. Mediamente queste ultime <strong>lavorano più ore</strong> settimanali <strong>delle italiane: 27 ore a fronte di 19</strong>, ma<strong> dichiarano meno settimane: 35</strong> per le straniere e <strong>38</strong> per le italiane. Le lavoratrici straniere ricevono una retribuzione media di 6.411 €, mentre le italiane percepiscono mediamente 5.153 € all’anno. Esiste poi una lieve differenza di reddito tra le lavoratrici comunitarie (1.057 €) e quelle extracomunitarie (1.102 €). Rispetto al 2010 la <strong>retribuzione delle donne straniere è aumentata del 10 %</strong>. La maggioranza (60,2%) degli stranieri impiegati in questo settore provengono dall’Europa.</p>
<p style="text-align: justify;">I contribuenti <strong>stranieri</strong> risultano essere circa 770 mila, di cui il <strong>60,9%</strong> è costituito da lavoratori provenienti dall’<strong>Europa dell’Est</strong> e il 17,6% dall’Asia orientale. I sud americani sono coloro che versano l’ammontare maggiore in termini di contributi (1.188 €) al contrario dei Nord Africani che invece non arrivano ai 1.000 € (855 €).</p>
<p style="text-align: justify;">Lombardia e Lazio raccolgono oltre un terzo dei lavoratori domestici presenti sul territorio nazionale, rispettivamente il 20,2% e il 17,2%. L’incidenza maggiore degli stranieri sul totale dei lavoratori domestici si riscontra in Lazio (88,1%), Emilia Romagna (87.8%) e Lombardia (87,5%). La Sardegna, in questo senso, si distingue per essere la regione in cui rimane prevalente l’impiego di lavoratori autoctoni in questo settore: gli stranieri rappresentano solo il 23,7 % del totale dei lavoratori domestici. Roma, Milano e Torino si riconfermano le prime tre province per numero di lavoratori domestici: la capitale, con oltre 109 mila iscritti all’Inps raccoglie il 15,5% dei lavoratori domestici italiani, seguita da Milano (11,7%) e Torino (4,8%).</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.fondazioneleonemoressa.org/">Fondazione Leone Moressa.org</a></p>
<p>Leggi lo <a href="http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/wp-content/uploads/2013/01/comunicato-stampa-lavoratori-domestici.pdf">studio</a> completo</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.cirdi.org/dati-sondaggi/lavoro-domestico-gli-stranieri-lavorano-piu-ore-degli-italiani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
