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	<title>CIRDI &#187; Documenti internazionali</title>
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	<description>Centro di informazione su razzismo e discriminazioni in Italia</description>
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		<title>Manuale sul diritto europeo in materia di asilo, frontiere e immigrazione</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 09:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[fra]]></category>
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		<description><![CDATA[La FRA e la Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo hanno pubblicato il &#8220;Manuale sul diritto europeo in materia di asilo, frontiere e immigrazione&#8221;, basato sulla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo e della Corte di giustizia europea, nonché sui regolamenti e le direttive europee in materia. Il manuale analizza la condizione delle persone provenienti da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La FRA e la Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo hanno pubblicato il &#8220;Manuale sul diritto europeo in materia di asilo, frontiere e immigrazione&#8221;, basato sulla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo e della Corte di giustizia europea, nonché sui regolamenti e le direttive europee in materia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il manuale analizza la condizione delle persone provenienti da Paesi terzi arrivate in Europa, comprendendo un ampio spettro di materie: accesso alle procedure per ottenere asilo politico, procedure di salvaguardia e di supporto legale in casi di asilo e rimpatrio, detenzione e restrizione della libertà di movimento, rimpatri forzati, diritti economici e sociali. Si tratta della prima guida completa del diritto europeo in materia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il manuale si rivolge ad avvocati, giudici, procuratori, guardie di frontiera, ufficiali e altri che lavorano con autorità pubbliche o organizzazioni non governative o altri organismi che possono doversi confrontare con questioni legali in riferimento ai temi affrontati nella guida.</p>
<p>Fonte: <a href="http://fra.europa.eu/en/publication/2013/handbook-european-law-relating-asylum-borders-and-immigration?_cldee=Y2VycmV0ZWxsaUBjb3NwZS1maS5pdA%3D%3D">FRA.eu</a></p>
<p>Leggi il <a href="http://fra.europa.eu/sites/default/files/handbook-law-asylum-migration-borders_it.pdf">Manuale FRA</a> sul diritto europeo in materia di asilo, frontiere e immigrazione (in Italiano)</p>
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		<title>Paura, esclusione e discriminazione sono all&#8217;ordine del giorno nella comunità LGBT in Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:26:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[La più vasta indagine mai condotta in Europa sui crimini generati dall&#8217;odio e la discriminazione contro la comunità LGBT mostra che molte persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sentono di non potersi esprimere liberamente nella vita quotidiana. Molti nascondono la loro identità, si isolano e vivono nella paura. Altri subiscono discriminazioni e persino atti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La più vasta indagine mai condotta in Europa sui crimini generati dall&#8217;odio e la discriminazione contro la comunità LGBT mostra che molte persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sentono di non potersi esprimere liberamente nella vita quotidiana. Molti nascondono la loro identità, si isolano e vivono nella paura. Altri subiscono discriminazioni e persino atti di violenza quando manifestano apertamente il loro orientamento o la loro identità sessuale. Dall&#8217;indagine, realizzata dall&#8217;<strong>Agenzia dell&#8217;Unione europea per i diritti fondamentali (FRA)</strong>, emerge la necessità di promuovere e proteggere i diritti fondamentali delle persone LGBT in modo che queste possano vivere con dignità e senza paura.<br />
&#8220;Tutti devono sentirsi liberi di essere se stessi a casa, al lavoro, a scuola e in pubblico &#8211; ma è evidente che le persone LGBT spesso non lo sono. I risultati dell&#8217;indagine della FRA mostrano che paura, esclusione e discriminazione sono all&#8217;ordine del giorno nella comunità LGBT in Europa&#8221;, dichiara il direttore della FRA Morten Kjaerum&#8221;. Occorre un&#8217;azione a livello europeo per abbattere le barriere, eliminare l&#8217;odio e creare una società in cui tutti possano godere pienamente dei propri diritti, indipendentemente dall‘orientamento sessuale o dall&#8217;identità di genere&#8221;.<br />
Le difficoltà che molte persone LGBT si trovano ad affrontare riguardano diversi ambiti:<br />
<strong>Istruzione</strong>: 2 intervistati su 3 hanno nascosto o dissimulato la loro identità LGBT a scuola. Almeno il 60% di loro è stato oggetto di commenti o comportamenti negativi a scuola per il fatto di essere LGBT, mentre oltre l&#8217;80% degli intervistati in ogni Stato membro dell&#8217;UE ricorda commenti negativi o atti di bullismo nei confronti di giovani LGBT nell’ambiente scolastico. Pertanto, gli Stati membri devono far sì che gli studenti LGBT si sentano sicuri a scuola, perché è qui che spesso cominciano a vivere esperienze negative e diventano il bersaglio di pregiudizi ed esclusione sociale. Tra gli interventi per combattere il fenomeno bisognerebbe includere campagne di sensibilizzazione per docenti e alunni e politiche contro il bullismo omofobico.<br />
<strong>Lavoro</strong>: il 19% degli intervistati si è sentito discriminato sul posto di lavoro o nella ricerca di un impiego, nonostante la tutela giuridica sancita dal diritto dell&#8217;UE. Questo dato conferma il bisogno di un&#8217;azione a livello europeo per contrastare gli innumerevoli ostacoli che le persone LGBT devono affrontare nella vita di tutti i giorni.<br />
<strong>Paura</strong>: il 26% delle persone LGBT che hanno risposto all&#8217;indagine dichiara di aver subito episodi di violenza o minacce negli ultimi cinque anni. Il 66% degli intervistati in tutti gli Stati membri dell&#8217;UE ha paura di tenere per mano il partner dello stesso sesso in pubblico. Questa percentuale sale al 75% per gli uomini gay e bisessuali. Ciò dimostra che le vittime LGBT hanno bisogno di riconoscimento e di tutela a livello europeo e nazionale per contrastare il clima d’odio che li spinge a vivere nella paura. Possibili provvedimenti includono speciali corsi di formazione per i corpi di polizia e servizi di assistenza alle vittime così come leggi contro l&#8217;incitamento all&#8217;odio e contro i crimini generati dall&#8217;odio.</p>
<p>Fonte: <a href="http://fra.europa.eu/en/press-release/2013/fear-isolation-and-discrimination-common-europes-lgbt-community" target="_blank">FRA</a></p>
<p>Leggi il <a href="http://fra.europa.eu/sites/default/files/eu-lgbt-survey-results-at-a-glance_en.pdf" target="_blank">rapporto</a> (in inglese)</p>
<p>Leggi il <a href="http://fra.europa.eu/sites/default/files/eu-lgbt-survey-factsheet_en.pdf" target="_blank">factsheet</a> (in inglese)</p>
<p>Guarda il <a href="http://fra.europa.eu/en/press-release/2013/fear-isolation-and-discrimination-common-europes-lgbt-community" target="_blank">video</a></p>
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		<title>Orientamento sessuale e/o l’identità di genere: le nuove linee guida UNHCR per il riconoscimento dello status di rifugiato</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 12:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento sessuale]]></category>
		<category><![CDATA[richiedenti asilo]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>

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		<description><![CDATA[Aggiornamento del documento relativo all&#8217;applicazione dell’articolo 1A(2) della Convenzione del 1951 e/o del suo Protocollo del 1967 relativi allo status dei rifugiati. Queste Linee guida intendono fornire una guida per l’interpretazione giuridica da parte di governi, operatori legali, organi decisionali, la magistratura e personale dell’UNCHR addetto alla determinazione dello status di rifugiato sul campo. Fonte: Asgi.it [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Aggiornamento del documento relativo all&#8217;applicazione dell’articolo 1A(2) della Convenzione del 1951 e/o del suo Protocollo del 1967 relativi allo status dei rifugiati. Queste Linee guida intendono fornire una guida per l’interpretazione giuridica da parte di governi, operatori legali, organi decisionali, la magistratura e personale dell’UNCHR addetto alla determinazione dello status di rifugiato sul campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=2688&amp;l=it">Asgi.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi le <a href="http://www.unhcr.it/cms/attach/editor/Linee%20guida%20SOGI%20ITA2012.final.pdf">linee guida</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tratta degli esseri umani in aumento: l&#8217;inadeguata risposta degli stati europei</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 14:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[tratta esseri umani]]></category>

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		<description><![CDATA[La relazione, presentata il 15 aprile 2013, sottolinea che mentre il numero delle persone oggetto della tratta all&#8217;interno e verso l&#8217;UE è aumentato del 18% dal 2008 al 2010, è diminuito quello dei trafficanti che finiscono dietro le sbarre, come risulta dal calo delle condanne del 13% nello stesso periodo. Nonostante questo preoccupante contesto, ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La relazione, presentata il 15 aprile 2013, sottolinea che mentre il numero delle<strong> persone oggetto della tratta</strong> all&#8217;interno e verso l&#8217;UE è <strong>aumentato del 18%</strong> dal 2008 al 2010, è diminuito quello dei trafficanti che finiscono dietro le sbarre, come risulta dal calo delle condanne del 13% nello stesso periodo. Nonostante questo preoccupante contesto, ad oggi solo 6 dei 27 Stati membri dell’Unione europea hanno pienamente recepito la direttiva anti-tratta dell&#8217;UE nella loro legislazione nazionale (Repubblica Ceca, Lettonia, Polonia, Ungheria, Svezia e Finlandia), e tre hanno comunicato di avervi provveduto soltanto parzialmente (Belgio, Lituania e Slovenia) - mentre il termine per il recepimento è scaduto il 6 aprile 2013.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo i dati diffusi ieri e registrati “a macchia di leopardo” da Eurostat e dalla Direzione generale Affari interni della Commissione emerge che a essere maggiormente fatte oggetto di tratta sono le <strong>donne</strong>, che rappresentano il <strong>68%</strong> del totale. Gli uomini invece sono il 17 per cento, e la differenza fra maschi e femmine si riscontra anche se si considerano i minori: il 12 per cento del totale sono bambine, mentre i bambini rappresentano il 3 per cento. Il <strong>62% </strong>delle vittime di traffico di esseri umani è sfruttato per<strong> prestazioni sessuali</strong>, il <strong>25% </strong>come<strong> manodopera forzata</strong>. Altri tipi di traffico, come ad esempio quello di organi, vengono indicati al 14%. La maggioranza della <strong>tratta</strong> avviene <strong>all’interno dell’Unione</strong> europea stessa (ben il <strong>69%</strong>), ed ha come vittime soprattutto i cittadini di Romania e Bulgaria. Il 75% dei trafficanti sono uomini, e il numero dei sospetti autori di tratta di esseri umani è in calo del 17%.</p>
<p style="text-align: justify;">Al fine di invertire questa tendenza è necessario recepire e attuare adeguatamente le ambiziose leggi e misure contro la tratta degli esseri umani. La direttiva anti-tratta dell&#8217;UE, se pienamente recepita, può avere un impatto reale e concreto sulla vita delle vittime e può evitare che un reato tanto aberrante ne faccia altre. Le nuove norme riguardano interventi in ambiti diversi, quali disposizioni di diritto penale, l&#8217;azione penale contro gli autori del reato, il sostegno alle vittime e i loro diritti nel procedimento penale, la prevenzione. La direttiva prevede, inoltre, l&#8217;istituzione in ciascuno Stato membro di un relatore nazionale o di un meccanismo equivalente che segnali le tendenze, raccolga i dati e quantifichi l&#8217;impatto delle attività anti-tratta.</p>
<p style="text-align: justify;">La Commissione europea ha presentato anche un quadro d&#8217;insieme dei diritti delle vittime della tratta degli esseri umanial fine di fornire informazioni chiare e di facile lettura sui diritti del lavoro, sociali, di soggiorno e risarcitori di cui i singoli possono beneficiare in base al diritto dell’Unione. Tale quadro d&#8217;insieme sarà utilizzato dalle vittime e dagli operatori (ONG, polizia, funzionari dei servizi per l&#8217;immigrazione, ispettori del lavoro, guardie di frontiera, operatori sanitari e sociali) che lavorano nel settore della tratta degli esseri umani e contribuirà al concreto esercizio di questi diritti aiutando le autorità degli Stati membri dell&#8217;UE a fornire l&#8217;assistenza e la protezione che le vittime necessitano e meritano.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=2679&amp;l=it">Asgi.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi la<a href="http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-is-new/news/news/2013/docs/20130415_thb_stats_report_en.pdf"> relazione</a> della Commissione Europea</p>
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		<title>Parlamento europeo: l’integrazione dei migranti e la normativa europea in materia di coordinamento dei regimi di sicurezza sociale</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 14:36:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini stranieri]]></category>
		<category><![CDATA[integrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;integrazione dei lavoratori migranti nella società e nel mercato del lavoro europei richiede impegno da entrambe le parti, nota un progetto di risoluzione che è stato votato il giorno 14 marzo dal Parlamento europeo. Il rapporto sottolinea come gli accordi bilaterali degli Stati membri con i paesi terzi dovrebbero essere meglio coordinati a livello UE, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;integrazione dei lavoratori migranti nella società e nel mercato del lavoro europei richiede impegno da entrambe le parti, nota un progetto di risoluzione che è stato votato il giorno 14 marzo dal Parlamento europeo. Il rapporto sottolinea come gli accordi bilaterali degli Stati membri con i paesi terzi dovrebbero essere meglio coordinati a livello UE, per garantire coerenza con il diritto comunitario.</p>
<p style="text-align: justify;">I migranti hanno bisogno di apprendere la lingua del paese ospitante e di comprenderne le leggi, il sistema politico e i costumi, si afferma nel testo approvato dalla commissione per l&#8217;occupazione e gli affari sociali risoluzione e redatto da Nadja Hirsch (ALDE, DE). Pertanto,<strong> i programmi nazionali d&#8217;integrazione per immigrati dovrebbero includere corsi di storia, di diritto e sui valori e i principi della democrazia europea</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Rapporto e la risoluzione del Parlamento europeo si soffermano anche sull’estensione ai cittadini migranti di Paesi terzi non membri UE delle norme europee in materia di coordinamento dei regimi di sicurezza sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=2647&amp;l=it">Asgi.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi il testo della<a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=TA&amp;reference=P7-TA-2013-0092&amp;language=IT&amp;ring=A7-2013-0040"> Risoluzione</a> approvata dal Parlamento europeo</p>
<p style="text-align: justify;">Leggi il <a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//NONSGML+REPORT+A7-2013-0040+0+DOC+PDF+V0//IT">rapporto </a>di Nadja Hirsch</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Disuguaglianze e discriminazione multipla nell’accesso all&#8217;assistenza sanitaria</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 09:39:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Il rapporto FRA “Disuguaglianze e discriminazione multipla nell’accesso all&#8217;assistenza sanitaria” (Inequalities and multiple discrimination in access to and quality of healthcare) esamina esperienze di disparità di trattamento fondate su più di un motivo di discriminazione nell’accesso all’assistenza sanitaria, fornendo le prove dell’esistenza di tali fenomeni di discriminazione. Il rapporto integra un altro studio pubblicato dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il rapporto FRA “Disuguaglianze e discriminazione multipla nell’accesso all&#8217;assistenza sanitaria” (Inequalities and multiple discrimination in access to and quality of healthcare) esamina esperienze di disparità di trattamento fondate su più di un motivo di discriminazione nell’accesso all’assistenza sanitaria, fornendo le prove dell’esistenza di tali fenomeni di discriminazione. Il rapporto integra un altro studio pubblicato dalla FRA nel 2011 relativo alla discriminazione multipla, EU-MIDIS Data in Focus Report  5: Multiple Discrimination, che si concentra sulle esperienze di discriminazione multipla riportate nel corso di interviste da persone migranti o appartenenti a minoranze etniche, poste a confronto con le persone che appartengono alla maggioranza della popolazione. Il rapporto FRA analizza le barriere e le esperienze individuali di discriminazione multipla incontrate nella fruizione dei servizi di assistenza sanitaria, esaminando altresì il modo in cui queste esperienze ostacolano l’accesso a tali servizi. Lo studio mira a contribuire al dibattito relativo all’adozione della “direttiva orizzontale” proposta in seno all’UE, la quale comporterebbe l’estensione della tutela contro la discriminazione basata su età, disabilità, religione o convinzioni personali ed orientamento sessuale a tutti i settori, compreso quello dell’assistenza sanitaria. Il lavoro mira inoltre a migliorare la comprensione dei diversi modi in cui i responsabili delle decisioni politiche e le procedure di denuncia affrontano il fenomeno della discriminazione multipla.</p>
<p>Leggi il <a href="http://fra.europa.eu/sites/default/files/inequalities-discrimination-healthcare_en.pdf" target="_blank">rapporto in inglese</a></p>
<p>Leggi il <a href="http://fra.europa.eu/sites/default/files/factsheet-inequalities-discrimination-healthcare_it.pdf" target="_blank">factsheet in italiano</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Human Rights World Report 2013</title>
		<link>http://www.cirdi.org/primo-piano/human-rights-world-report-2013/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=human-rights-world-report-2013</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Feb 2013 13:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle 665 pagine del suo rapporto, che contiene tra l&#8217;altro una analisi delle conseguenze della primavera araba, Human Rights Watch ha valutato i progressi durante lo scorso anno in materia di diritti umani in oltre 90 paesi. &#8220;È sorprendente che molti degli sviluppi positivi di quest&#8217;anno derivino da decisioni dei tribunali, piuttosto che da una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nelle 665 pagine del suo rapporto, che contiene tra l&#8217;altro una analisi delle conseguenze della primavera araba, Human Rights Watch ha valutato i progressi durante lo scorso anno in materia di diritti umani in oltre 90 paesi. &#8220;È sorprendente che molti degli sviluppi positivi di quest&#8217;anno derivino da decisioni dei tribunali, piuttosto che da una leadership politica&#8221;, ha detto Benjamin Ward, vice direttore della Divisione per l&#8217;Europa e l&#8217;Asia Centrale di Human Rights Watch. &#8220;Se l&#8217;Europa intendesse prendere seriamente l&#8217;esercizio della leadership in materia di diritti verso altri Paesi, gli Stati membri dovrebbero intraprendere azioni positive a tutela dei diritti umani a casa loro&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>intolleranza</strong> è un problema grave, e in maggio gli esperti del Consiglio d&#8217;Europa hanno rimarcato che la crisi economica e le politiche di austerità stanno alimentando la violenza contro gli immigrati. La polizia e i tribunali in Grecia, Italia, Ungheria, e altrove spesso non rispondono in maniera convincente alla violenza contro gli immigrati e i membri delle minoranze, tra cui la più grande minoranza d&#8217;Europa, <strong>i Rom</strong>, che continuano a soffrire persistenti discriminazioni in tutta la regione. Un sondaggio condotto dalla Agenzia dell&#8217;Unione europea per i diritti fondamentali ha dimostrato come permanga l&#8217;esclusione sociale e l&#8217;indigenza tra i Rom in Europa, con i migranti Rom in Italia e Francia sottoposti a continui sgomberi dai campi insediati informalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">L<strong>&#8216;immigrazione attraverso i mari</strong> è diminuita rispetto al 2011 – che fu un anno record per le traversate e le morti in mare – ma comunque anche nel 2012 più di 300 fra migranti e richiedenti asilo, tra i quali dei siriani, sono morti in mare nel tentativo di raggiungere le coste europee. Gli Stati membri dell&#8217;UE non hanno dato seguito alle raccomandazioni del Consiglio d&#8217;Europa, che in un rapporto pubblicato nel mese di aprile ha elencato un &#8220;catalogo dei fallimenti&#8221; che avevano portato nell&#8217;aprile del 2011 alla morte di 63 migranti nel Mediterraneo, nonostante vi fosse una massiccia presenza dei mezzi della NATO dato il conflitto in corso in Libia.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito a delle sentenze della Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea e della Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo (CEDU), gli Stati membri dell&#8217;UE hanno deciso di riformare il <strong>Regolamento Dublino II</strong> (parte delle norme dell&#8217;UE in materia di asilo) e di bloccare i trasferimenti verso un Paese UE, qualora un richiedente asilo vi rischi trattamenti inumani o degradanti. Ma le riforme non hanno intaccato la regola generale che sul primo Paese di entrata nell&#8217;UE debba ricadere la responsabilità dell&#8217;esame delle domande di asilo, il che pone un onere eccessivo sugli Stati alle frontiere esterne dell&#8217;UE, in particolare sulla Grecia, che nonostante gli sforzi di riforma continua ad avere carenze croniche nel suo sistema di asilo e condizioni di detenzione per gli immigrati disumane e degradanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Desta preoccupazione l&#8217;uso del<strong> profiling su base etnica</strong> da parte delle polizie e delle guardie di frontiera di vari Paesi europei, tra i quali Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda e Spagna.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quel che riguarda nello specifico l&#8217;<strong><span style="text-decoration: underline;">Italia</span></strong>, il rapporto denuncia come solo il <strong>30%</strong> dei profughi della cosiddetta &#8220;<strong>emergenza Nord Africa</strong>&#8221; abbia ricevuto una qualche forma di <strong>protezione</strong> (status di rifugiato, protezione sussidiaria o umanitaria) e sottolinea l&#8217;incertezza del futuro degli altri profughi, una volta terminata la cosiddetta &#8220;emergenza&#8221;. Viene inoltre ricordato come l&#8217;Italia sia stata considerata in più di un&#8217;occasione &#8220;<strong>Paese non sicuro</strong>&#8221; ai sensi di Dublino II e come il Paese, nonostante le raccomandazioni internazionali, a sua volta non abbia sospeso i trasferimenti verso la <strong>Grecia</strong>. Il rapporto si interroga inoltre circa l&#8217;opportunità del nuovo <strong>accordo con la Libia</strong> in materia di immigrazione e si sofferma sulle politiche discriminatorie del nostro Paese nei confronti dei <strong>Rom</strong>.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=2604&amp;l=it">Asgi.it</a></p>
<p>Leggi il <a href="https://www.hrw.org/sites/default/files/wr2013_web.pdf">rapporto</a>, la parte sull&#8217;Italia pp.434-435 (in inglese)</p>
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		<title>Comitato Schengen: documenti conclusivi dell&#8217;indagine 2008-2011</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 11:34:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Comitato Schengen ha discusso e approvato lo scorso 23 gennaio i documenti conclusivi delle indagini condotte in materia di integrazione, asilo e politiche europee sulla immigrazione. La presidente Margherita Boniver si è soffermata, in particolare sul documento relativo alle politiche migratorie che contiene una sintesi delle audizioni e delle missioni svolte dal Comitato nel periodo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il Comitato Schengen ha discusso e approvato lo scorso 23 gennaio i documenti conclusivi delle indagini condotte in materia di integrazione, asilo e politiche europee sulla immigrazione. La presidente Margherita Boniver si è soffermata, in particolare sul documento relativo alle politiche migratorie che contiene una sintesi delle audizioni e delle missioni svolte dal Comitato nel periodo dal 26 novembre 2008 al 27 settembre 2011, con lo scopo di mettere a fuoco una prospettiva europea di politiche migratorie, da attuare per i singoli Stati membri dell’Unione europea, individuando contestualmente “una visione comune in materia di asilo, sulle cui basi adottare coerenti ed efficaci politiche nazionali di controllo dell’immigrazione, di accoglienza e di tutela dei migranti e dei richiedenti asilo nel nostro Paese”.</p>
<p style="text-align: justify;">La struttura del documento ricalca, ordinandoli tematicamente, i principali argomenti di interesse del Comitato trattati ed approfonditi nel corso dell’indagine e precisamente: i contenuti e il valore del <strong>Patto europeo sull’immigrazione e l’asilo</strong>, nonché una descrizione della <strong>cornice normativa europea</strong> che presiede alle politiche migratorie; la <strong>disciplina italiana</strong> attuale dell’immigrazione con speciale attenzione all’organizzazione e al funzionamento del sistema di accoglienza per i migranti e una descrizione delle misure previste attualmente per favorire la loro integrazione nel tessuto lavorativo ed economico del nostro Paese; la descrizione e la valutazione degli strumenti di controllo dell’immigrazione illegale attualmente vigenti; la complessa problematica della gestione delle frontiere esterne dell’Unione, anche in connessione con le più recenti emergenze migratorie; le proposte per pervenire in ambito nazionale ed europeo ad una visione globale delle politiche migratorie, che possa risolvere i complessi problemi di gestione dei flussi migratori e di integrazione degli immigrati.<br />
Il paragrafo finale contiene invece le conclusioni che si ritiene possano essere ricavate dagli approfondimenti svolti e dalle osservazioni raccolte dai vari soggetti auditi ed incontrati nel corso dell’indagine, anche sulla base delle esperienze e delle informazioni acquisite in occasione delle numerose missioni svolte.</p>
<p style="text-align: justify;">Per i contenuti specifici di questa sintesi ragionata degli esiti dell’indagine, che dovrebbe rappresentare gli indirizzi del Comitato per orientare l’azione dei futuri Governi in tema di politiche migratorie, si rinvia direttamente allo schema di testo proposto, in attesa di ricevere eventuali valutazioni e/o proposte di modifica o di integrazione da parte dei membri del Comitato.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=004957">Immigrazione Oggi.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi la<a href="http://www.camera.it/_bicamerali/nochiosco.asp?pagina=/_bicamerali/leg16/schengen/home.htm"> sintesi </a>dell&#8217;indagine</p>
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		<title>Human Rights Watch: le riconsegne sommarie dell&#8217;Italia verso la Grecia violano i diritti umani</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jan 2013 09:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia rimanda sommariamente indietro i bambini migranti non accompagnati e i richiedenti asilo adulti verso la Grecia, dove essi si trovano ad affrontare un sistema di asilo che non funziona e condizioni detentive inumane, afferma Human Rights Watch in un rapporto pubblicato oggi. Migranti scoperti dopo avere viaggiato clandestinamente sui traghetti che arrivano dalla Grecia, fra cui  bambini appena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia rimanda sommariamente indietro i bambini migranti non accompagnati e i richiedenti asilo adulti verso la Grecia, dove essi si trovano ad affrontare un sistema di asilo che non funziona e condizioni detentive inumane, afferma Human Rights Watch in un rapporto pubblicato oggi. Migranti scoperti dopo avere viaggiato clandestinamente sui traghetti che arrivano dalla Grecia, fra cui  bambini appena tredicenni, sono stati rispediti indietro dalle autorità italiane nel giro di poche ore senza che ne vengano presi in adeguata considerazione i particolari bisogni in qualità di bambini o di richiedenti asilo.<br />
Il rapporto di 45 pagine “<strong>Restituiti al mittente: Le riconsegne sommarie dall’Italia alla Grecia dei minori stranieri non accompagnati e degli adulti richiedenti asilo</strong>” documenta la<strong> mancanza di screening</strong> appropriati a<strong> identificare</strong> le persone bisognose di protezione nelle procedure della Polizia di frontiera italiana nei porti adriatici di Ancona, Bari, Brindisi, Venezia, in violazione degli obblighi giuridici dell&#8217;Italia. Human Rights Watch ha condotto interviste con 29 bambini e adulti che dai porti italiani sono stati rispediti sommariamente verso la Grecia, 20 dei quali nel 2012.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ogni anno centinaia di persone rischiano la morte o menomazioni nascondendosi sotto camion e macchine imbarcate sui traghetti che attraversano l&#8217;Adriatico”, ha detto Judith Sunderland, ricercatrice senior per l&#8217;Europa occidentale di Human Rights Watch. “Troppo spesso l&#8217;Italia <strong>li rispedisce</strong> immediatamente verso la <strong>Grecia</strong>, ignorando le condizioni spaventose che i migranti incontreranno là”. Affidati ai capitani dei traghetti commerciali, adulti e anche bambini vengono detenuti in celle improvvisate o nelle sale macchine delle navi durante il viaggio di ritorno in Grecia, a volte senza ricevere cibo decente. Una volta ritornati in Grecia, i bambini migranti non accompagnati e i richiedenti asilo, come tutti i migranti, sono <strong>esposti agli abusi delle forze dell&#8217;ordine</strong>, a condizioni di <strong>detenzione degradanti</strong>, e a un ambiente ostile pervaso di <strong>violenza xenophoba</strong>, afferma Human Rights Watch. Le riconsegne sommarie dall’Italia alla Grecia dei migranti adulti senza dargli la possibilità di richiedere asilo violano le leggi italiane e internazionali. L&#8217;Italia ha senza dubbio il diritto di applicare le proprie leggi sull&#8217;immigrazione ma  ai richiedenti asilo si deve concedere di potere esercitare il loro diritto di  avanzare domanda di asilo, e nessuno dei respinti deve essere messo in condizioni dove possa subire abusi. Prove schiaccianti dei problemi cronici del sistema di asilo e delle condizioni nei luoghi di detenzione in Grecia hanno portato a sentenze storiche delle corti europei per ostacolarle riconsegne a quel Paese eseguite in base al regolamento Dublino II, che in generale prevede che  ogni domanda di asilo venga esaminata dal primo Paese di ingresso nell&#8217;Unione Europea. Numerosi Paesi dell&#8217;UE  hanno conseguentemente sospeso i ritorni verso la Grecia. L&#8217;Italia non ha sospeso i “trasferimenti Dublino” verso la Grecia ma afferma  di prendere in considerazione il rischio di abusi quando ne contempla la possibilità, però le le riconsegne sommarie eseguite nei porti contraddicono questa politica, dice Human Rights Watch.</p>
<p style="text-align: justify;">Le leggi italiane e internazionali <strong>proibiscono </strong>anche<strong> l’allontanamento dei bambini migranti non accompagnati</strong> a meno che si determini che sia nel loro migliore interesse. Ciononostante, Human Rights Watch ha incontrato 13 bambini di età comprese fra 13 e 17 anni che sono stati rimpatriati sommariamente verso la Grecia. A nessuno di loro era stato concesso un tutore o l&#8217;assistenza dei servizi sociali, come invece previsto dalle leggi italiane e internazionali.<br />
Sebbene la politica ufficiale del governo italiano sia di concedere il beneficio del dubbio a chi affermi di essere un minore non accompagnato, la ricerca di Human Rights Watch indica che tale politica non viene sempre applicata.<br />
Le migliori pratiche di determinazione dell’età sono multidisciplinari, e richiedono che qualsiasi esame medico eseguito sia non-invasivo, afferma Human Rights Watch. L&#8217;assegnazione a un tutore o all&#8217;assistenza dei servizi sociali o le pratiche di determinazione dell’età possono avvenire solo qualora i bambini vengano effettivamente accolti nel Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">La maggioranza delle persone intervistate hanno detto di non avere potuto esprimere il loro desiderio di  <strong>avanzare domanda di asilo</strong>, e cinque di loro che lo hanno potuto fare nei porti hanno raccontato di avere visto la loro richiesta ignorata dai funzionari della Polizia di frontiera. Secondo la Polizia di frontiera di Bari, solo a 12 dei quasi 900 migranti irregolari scoperti al porto fra il gennaio 2011 e il giugno 2012 è stato concesso di rimanere in Italia. Le organizzazioni non governative sotto contratto per la fornitura di servizi e informazioni ai migranti irregolari scoperti nei porti sono regolarmente impedite a farlo, perché la decisione di concedere di rimanere in Italia è tenuta nelle mani della Polizia di frontiera, dichiara Human Rights Watch. A nessuna delle persone intervistate era stato concesso l&#8217;accesso alle organizzazioni non governative e nemmeno informazioni sul loro diritto di avanzare  domanda di asilo. Solo sette di loro avevano  ricevuto il beneficio dell&#8217;assistenza di un interprete. “Tutto il punto di mettere organizzazioni non governative sotto contratto per fornire servizi nei porti è di assicurare che i diritti dei migranti vengano rispettati” dice ancora Sunderland. “Ma queste non possono fare il loro lavoro se non gli viene permesso di avere completo accesso ai migranti in arrivo, e la realtà è che quelli che hanno bisogno di assistenza si perdono nel sistema vigente”.</p>
<p style="text-align: justify;">La Corte europea dei diritti umani dovrebbe presto emettere una sentenza sul caso Sharife et al. contro l&#8217;Italia e la Grecia, riguardante la riconsegna sommaria, avvenuto nel 2009, di 25 adulti e 10 bambini che sostengono che il ritorno fosse in violazione del loro diritto alla vita e alla protezione contro la tortura e i maltrattamenti e a un ricorso effettivo. Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa Nils Muižnieks e il Relatore speciale dell&#8217;ONU per i diritti dei migranti François Crépeau, hanno raccomandato all&#8217;Italia di sospendere con urgenza i rimpatri sommari verso la Grecia.</p>
<p style="text-align: justify;">Human Rights Watch ha raccomandato all&#8217;Italia di intraprendere il cambiamento di numerose procedure, fra le quali:</p>
<ul>
<li>Sospendere immediatamente le riconsegne sommarie verso la Grecia;</li>
<li>Assicurarsi che chiunque, raggiunta l&#8217;Italia, affermi di essere un minore non accompagnato venga accolto sul territorio italiano, gli siano dati accesso a un adeguato processo di determinazione dell&#8217;età e le adeguate tutele;</li>
<li>Condurre screening degli adulti appropriati, atti a identificare tutti quelli che abbiano bisogni speciali di protezione, siano in particolare condizione di debolezza o esprimano il desiderio di chiedere asilo;</li>
<li>Assicurarsi che le organizzazioni non governative autorizzate abbiano accesso completo e senza limiti a tutti i migranti, in modo che esse possano fornire tutela legale e assistenza ai migranti;</li>
<li>Garantire che a tutte le compagnie di navigazione che operano tra la Grecia e l&#8217;Italia abbiano delle chiare linee guida per il trattamento umano e sicuro dei clandestini scoperti a bordo e di quelli riportati in Grecia.</li>
</ul>
<p>Fonte: <a href="http://www.hrw.org/node/112862">Human Rights Watch.org</a></p>
<p>Leggi il <a href="http://www.hrw.org/sites/default/files/reports/italy0113itForUpload.pdf">rapporto </a>completo (in italiano)</p>
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		<title>L&#8217;Italia firma la Convenzione ILO sul lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2012 09:28:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel giugno 2011, l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha adottato la Convenzione n. 189 e Raccomandazione n. 201 sul lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici. Nel dicembre 2011, la Confederazione internazionale dei sindacati (ITUC-CSI) ha lanciato a livello mondiale la campagna “12 x 12”, con l’obiettivo di ottenere la ratifica della Convenzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel giugno 2011, l’Organizzazione internazionale del lavoro (<strong>Ilo</strong>) ha adottato la <strong>Convenzione</strong> n. 189 e Raccomandazione n. 201 sul<strong> lavoro dignitoso per le lavoratrici e i lavoratori domestici</strong>. Nel dicembre 2011, la Confederazione internazionale dei sindacati (ITUC-CSI) ha lanciato a livello mondiale la campagna “12 x 12”, con l’obiettivo di ottenere la ratifica della Convenzione n. 189 entro il 2012, da parte di 12 Paesi. L’Italia si è impegnata per questo obiettivo e ieri, 18 dicembre, in occasione della Giornata internazionale del migrante, il ministro degli Affari esteri Terzi ha firmato la Convenzione. Solo dopo aver raggiunto le 12 ratifiche (ad oggi hanno firmato solo Uruguay, Filippine, Mauritius, Nicaragua, Bolivia, Paraguay e Italia) la convenzione entrerà in vigore.<br />
Ma quali sono i punti fondamentali della Convenzione?</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo in assoluto è che saranno <strong>riconosciuti come lavoratori</strong> e avranno diritto, almeno legalmente, alle <strong>protezioni minime garantite</strong> a tutte le altre categorie di lavoratori. La Convenzione stabilisce il diritto dei lavoratori domestici ad essere informati, in modo per loro comprensibile, sui termini e le condizioni di impiego, ossia su: quali sono le mansioni che devono svolgere, quante ore sono tenuti a lavorare e per quale remunerazione, quando e in che modo saranno pagati. Inoltre, la Convenzione introduce dei<strong> limiti</strong> alla quota della <strong>remunerazione</strong> che può essere pagata<strong> in natura</strong> e prevede un<strong> riposo settimanale di almeno 24 ore</strong> consecutive. La Convenzione definisce anche delle misure speciali per affrontare le vulnerabilità di particolari gruppi di lavoratori domestici: i giovani che anno un’età inferiore ai 18 anni e superiore all’età minima lavorativa, i lavoratori che vivono presso le famiglie per le quali lavorano e i lavoratori domestici migranti.<br />
In particolare, la Convenzione stabilisce dei <strong>requisiti minimi in termini di alloggio e rispetto della privacy</strong> per i lavoratori domestici che vivono presso le famiglie per le quali lavorano, chiede agli Stati membri di fissare un’età minima per l’ammissione al lavoro domestico e di adottare misure per garantire che i minori lavoratori domestici possano concludere l’istruzione obbligatoria e per favorire la loro futura istruzione e formazione professionale. Per quanto riguarda i lavoratori domestici migranti la Convenzione stabilisce che i lavoratori dispongano di un’offerta o un contratto di lavoro scritto ancor prima di oltrepassare le frontiere e recarsi nel paese di destinazione. Gli Stati membri devono, inoltre, adottare delle misure mirate a offrire progressivamente ai lavoratori domestici una protezione minima in termini di <strong>sicurezza sociale</strong>, inclusi i benefici di maternità, alla pari con tutte le altre categorie di lavoratori.<br />
Un’altra disposizione molto importante riguarda le agenzie private per l’impiego, che giocano un ruolo cruciale nel mercato del lavoro domestico. La Convenzione chiede agli Stati di definire regole e procedure chiare per prevenire quelle pratiche fraudolente e abusive che sfortunatamente alcune agenzie private senza scrupoli sono solite adottare.<br />
La Convenzione riconosce il contesto specifico in cui il lavoro domestico è svolto, ossia la casa del datore di lavoro, e impone un equilibrio fra il diritto di protezione dei lavoratori e il diritto alla privacy dei membri della famiglia per cui sono impiegati.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo recenti stime dell’Ilo, basate su indagini e/o censimenti nazionali realizzati in 117 paesi, i <strong>lavoratori domestici nel mondo</strong> sarebbero almeno <strong>53 milioni</strong>, ma gli esperti affermano che la cifra potrebbe superare i <strong>100 milioni</strong> se si considera il fatto che, spesso, questo tipo di lavoro è nascosto o non registrato. <strong>In Italia</strong> nell&#8217;ultimo decennio il lavoro domestico  è cresciuto di oltre il 43 per cento, superando quota <strong>1,5 milioni di addetti</strong> complessivi, l&#8217;<strong>83%</strong> dei quali <strong>donne</strong>. Di questi solo 872 mila risultano iscritti all&#8217;Inps, mentre oltre il <strong>40%</strong> degli addetti nel settore risulta totalmente o parzialmente <strong>irregolare</strong>. Le famiglie che ricorrono al lavoro domestico sono oltre un milione, un dato in costante crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">La firma italiana assume un alto valore simbolico, sottolinea la Farnesina, in quanto è volutamente avvenuta ieri, 18 dicembre, in coincidenza con la Giornata internazionale del migrante. Il pieno rispetto dei diritti dei migranti è presupposto indispensabile per lo sviluppo economico e sociale dei Paesi in cui essi vivono e lavorano. In tal senso, anche in considerazione dell’alto tasso di cittadini stranieri impiegati in Italia nel settore, riveste particolare rilevanza per l’Italia la specifica protezione accordata dalla Convenzione ai lavoratori domestici stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte:<a href="http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=004846"> Immigrazione Oggi.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi la <a href="http://www.stranieriinitalia.it/images/convenzioneilo18dic2012.pdf">convenzione</a></p>
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