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	<title>CIRDI &#187; Dossier</title>
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	<description>Centro di informazione su razzismo e discriminazioni in Italia</description>
	<lastBuildDate>Thu, 23 May 2013 15:22:24 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il commento dell&#8217;Asgi sul documento programmatico sui CIE del Viminale</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 12:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[CIE]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel giugno del 2012 il Ministro dell’interno istituì una sorta di commissione &#8211; rigorosamente interna al Dicastero stesso – definita “task-force”, con il compito di analizzare la situazione in cui versano i C.I.E. italiani, relativamente agli aspetti di carattere normativo, organizzativo e gestionale, al fine di elaborare proposte normative atte a migliorare l’operatività dei centri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel giugno del 2012 il Ministro dell’interno istituì una sorta di commissione &#8211; rigorosamente interna al Dicastero stesso – definita “task-force”, con il compito di analizzare la situazione in cui versano i C.I.E. italiani, relativamente agli aspetti di carattere normativo, organizzativo e gestionale, al fine di elaborare proposte normative atte a migliorare l’operatività dei centri di espulsione ed assicurarne l’uniformità di funzionamento a livello nazionale. I risultati dell’indagine &#8211; <a href="http://www.cirdi.org/notizie/cie-il-viminale-propone-piu-centri-e-celle-disolamento/">resi pubblici </a>nei giorni scorsi – costituiscono l’oggetto di questo documento .</p>
<p style="text-align: justify;">Non è la prima volta che un governo italiano decide di disporre un’indagine sui C.I.E.: infatti, già nel 2006, venne istituita la “Commissione De Mistura”. Evidenti sono, tuttavia, le differenze tra quell’indagine e l’attuale: mentre la Commissione precedente era composta sia da membri ministeriali che da appartenenti all’associazionismo ( una commissione “mista”), l’attuale è composta esclusivamente da funzionari del Ministero dell’interno che hanno lavorato in assoluta segretezza, del tutto impermeabili alle pur rilevanti analisi e proposte avanzate da più parti sul tema dei C.I.E., insomma una sorta di commissione interna al ministero. La citata Commissione operò con rigore metodologico, visitando tutti i centri, incontrando le Prefetture, le Questure, ascoltando le associazioni dei vari territori, gli enti locali e le persone trattenute; inoltre esaminò i documenti che le venivano sottoposti e raccolse direttamente migliaia di dati, anche attraverso l&#8217;utilizzo di apposite schede di rilevazione. Il tutto con un lavoro pubblico e trasparente. Nel volere riproporre un nuovo documento programmatico sui CIE, si sarebbe dovuti doverosamente partire, sia nel metodo che nei contenuti, dal punto in cui era arrivata la Commissione del 2006, cosa che non è avvenuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’ulteriore considerazione preliminare s’impone e riguarda il momento in cui sono state rese pubbliche le conclusioni della task force ministeriale: una situazione di gravissima crisi istituzionale, sottolineata dalla rielezione del Capo dello Stato, e di paralisi dell’attività governativa. Proprio sul tema della detenzione amministrativa, dopo il rapporto della Commissione De Mistura, negli ultimi tempi si sono succedute analisi e prese di posizione autorevoli, estremamente critiche verso lo stato della detenzione amministrativa, ma anche esse sono state completamente ignorate nel lavoro ministeriale, mentre entro la fine del corrente anno la Commissione europea dovrà verificare lo stato di attuazione della direttiva rimpatri negli Stati membri. E’ in questa situazione che si colloca la decisione di pubblicare un documento programmatico sui C.I.E. da parte di un governo “tecnico” dimissionario, quasi a voler tracciare un programma ammantato di apparente tecnicismo, e quindi buono per tutte le incerte stagioni che verranno.</p>
<p style="text-align: justify;">ASGI chiede che il Ministero dell’interno e le Istituzioni governative e parlamentari non tengano conto del Documento Programmatico sui CIE, che manifesta la totale ignoranza delle effettive criticità della detenzione amministrativa e auspica che venga istituita una Conferenza nazionale, nella quale siano coinvolte le associazioni, le Commissioni parlamentari, i partiti, con l’obiettivo di predisporre un programma serio e concreto di superamento del sistema dei CIE e di riforma della legislazione in materia di immigrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=2686&amp;l=it">Asgi.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi l<a href="http://www.asgi.it/public/parser_download/save/1_013_documento_asgi.su.cie_analisi.pdf">&#8216;analisi </a>dell&#8217;Asgi</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Frontex: diminuiscono gli arrivi irregolari, ma l&#8217;Italia è ancora ad alto rischio</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 08:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini stranieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Diminuiscono gli arrivi di migranti in Italia e Malta (rotta centro-mediterranea) che nel 2012 hanno registrato insieme una diminuzione dell’82% (da 59mila a 10.380) pur continuando ad essere considerate “ad alto rischio” soprattutto in previsione dell’inizio della stagione degli sbarchi. Complessivamente sono diminuiti del 49% gli arrivi di migranti illegali ai confini dell’Ue nel 2012, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Diminuiscono gli <strong>arrivi di migranti in Italia e Malta</strong> (rotta centro-mediterranea) che nel 2012 hanno registrato insieme una <strong>diminuzione dell’82%</strong> (da 59mila a 10.380) pur continuando ad essere considerate “ad alto rischio” soprattutto in previsione dell’inizio della stagione degli sbarchi. Complessivamente sono diminuiti del 49% gli arrivi di migranti illegali ai confini dell’Ue nel 2012, passando dai 141.060 del 2011 a 72.430. Questo non solo per effetto del drastico calo degli arrivi sulla rotta centro-mediterranea (Italia e Malta; che comunque ha registrato il 14% del totale degli arrivi illegali verso l’Ue) ma anche grazie al rafforzamento dei controlli alla frontiera tra Grecia e Turchia, dopo l’agosto 2012, quando sono state dispiegate 1800 unità delle forze di polizia lungo le frontiere.<br />
È quanto emerge dalla conferenza stampa di presentazione del report annuale di Frontex, illustrato ieri dal direttore Ilkka Laitinen.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda i cosiddetti “arrivi secondari”, spostamenti da un Paese ad un altro dell’area Schengen, le aree più interessate sono i Balcani occidentali e l’Italia. Nel 2012 si è continuato a registrare un flusso abbastanza costante di arrivi ai confini di Puglia e Calabria (-9,3% rispetto al 2011; 4772 tra afghani, pakistani e cittadini del Bangladesh). La maggior parte di questi, nelle interviste per la raccolta dei dati, hanno spiegato di essere entrati in prima battuta in Grecia, attraverso il confine turco.</p>
<p style="text-align: justify;">È la prima volta dalla raccolta sistematica dei dati di Frontex, ha evidenziato Ilkka Laitinen “che la cifra complessiva scende al di sotto dei 100mila”. Ma la guardia resta alta. Continuano ad essere aree ad <strong>“alto rischio’’ le rotte del Mediterraneo</strong> (centrale, orientale e occidentale) ed in particolare i confini con la Turchia (la rotta del Mediterraneo orientale nel 2012 ha fatto registrare il 55% del totale degli arrivi). A “medio rischio” sono le rotte del Mar Nero e del Mar Baltico, mentre le Isole Canarie sono a “basso rischio”. Viene segnalato in crescita il fenomeno di arrivi in aereo con l’utilizzo di documenti falsi, con un incremento del 49%, passando dai 5.288 del 2011 ai 7.888 del 2012.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=005249">Immigrazione Oggi.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi il <a href="http://frontex.europa.eu/assets/Publications/Risk_Analysis/Annual_Risk_Analysis_2013.pdf">rapporto</a> Frontex</p>
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		<title>MEDU: le condizioni dei rifugiati a Firenze</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 07:07:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[richiedenti asilo]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella città di Firenze vivono circa 250 richiedenti asilo e rifugiati in condizione di marginalità abitativa all&#8217;interno di stabili occupati. Sono persone in fuga da guerre, catastrofi naturali o persecuzioni personali, che nel nostro Paese hanno trovato protezione acquisendo un titolo di soggiorno in virtù del quale dovrebbero godere del diritto all&#8217;accoglienza e di programmi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella città di Firenze vivono circa <strong>250 richiedenti asilo e rifugiati</strong> in condizione di marginalità abitativa all&#8217;interno di <strong>stabili occupati</strong>. Sono persone in fuga da guerre, catastrofi naturali o persecuzioni personali, che nel nostro Paese hanno trovato protezione acquisendo un titolo di soggiorno in virtù del quale dovrebbero godere del diritto all&#8217;accoglienza e di programmi di inserimento sociale. Più del <strong>70% ha meno di trent&#8217;anni</strong>, quasi l&#8217;<strong>80% e&#8217; presente da più di sei mesi</strong> ma nel <strong>65% dei casi risulta privo di documentazione sanitaria</strong> o ha una tessera sanitaria scaduta.</p>
<p style="text-align: justify;">I pazienti che il Camper per i diritti di MEDU (unità mobile di orientamento e prima assistenza sanitaria) ha incontrato tra ottobre 2011 e ottobre 2012 nel territorio fiorentino sono affetti principalmente da patologie legate allo stato di precarietà e di stress a cui sono sottoposti, da traumatismi legati al viaggio o al vissuto drammatico nel Paese di provenienza. Rimangono ai margini della società a causa di una carenza del nostro sistema di accoglienza, sconosciuti ed esclusi di fatto dai servizi e impossibilitati ad ottenere una iscrizione anagrafica per una scelta dell&#8217;amministrazione comunale fiorentina. Le barriere all&#8217;accesso ai servizi di salute sono rappresentate dalle difficoltà linguistiche, dalla mancata conoscenza del funzionamento dei servizi e in molti casi dall&#8217;impossibilità di esenzione dalla spesa sanitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.mediciperidirittiumani.org/comunicato_03_apr_13.html">Medici per i diritti umani.org</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi il <a href="http://www.mediciperidirittiumani.org/pdf/RIFUGIATI_A_FIRENZE.pdf">rapporto</a></p>
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		<title>Amnesty: l&#8217;UE non fa abbastanza contro la discriminazione dei rom</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 06:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[rom]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla vigilia dell&#8217;8 aprile, Giornata internazionale dei rom e dei sinti, Amnesty International ha affermato che l&#8217;Unione europea (Ue) non sta facendo abbastanza per porre fine alla discriminazione dei rom negli stati membri. &#8220;L&#8217;Ue deve attuare immediatamente le numerose misure a sua disposizione per sanzionare i governi che non contrastano la discriminazione e la violenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Alla vigilia dell&#8217;8 aprile, Giornata internazionale dei rom e dei sinti, Amnesty International ha affermato che l&#8217;Unione europea (Ue) non sta facendo abbastanza per porre fine alla discriminazione dei rom negli stati membri.<br />
&#8220;L&#8217;Ue deve attuare immediatamente le numerose misure a sua disposizione per sanzionare i governi che non contrastano la discriminazione e la violenza ai danni dei rom&#8221; &#8211; ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International. &#8220;Si tratta di comportamenti contrari alle norme e ai principi di libertà, democrazia e rispetto dei diritti umani su cui è stata fondata l&#8217;Ue&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">I circa sei milioni di rom che vivono nei paesi dell&#8217;Unione europea si trovano, a livello nazionale, al di sotto di quasi tutti gli indici di sviluppo sui diritti umani: <strong>otto su 10 sono a rischio povertà</strong> e solo <strong>uno su sette ha terminato le scuole di secondo grado.</strong><br />
Gli <strong>sgomberi forzati</strong> continuano a costituire la regola, e non l&#8217;eccezione in molti paesi europei, tra cui Francia, Italia e Romania. L&#8217;istruzione è segregata in Grecia, Repubblica Ceca e Slovacchia, in contrasto con le leggi nazionali ed europee che proibiscono la discriminazione razziale.</p>
<p style="text-align: justify;">La Direttiva sull&#8217;uguaglianza razziale, adottata dall&#8217;Ue nel 2000, vieta la discriminazione basata sulla razza o l&#8217;etnia sui luoghi di lavoro, nell&#8217;educazione, nell&#8217;accesso ai beni e ai servizi, all&#8217;alloggio e alle cure mediche. La Carta dei diritti fondamentali, entrata in vigore nel 2009, a sua volta proibisce la discriminazione e tutela i diritti all&#8217;educazione, all&#8217;assistenza sociale e nel settore degli alloggi nonché al lavoro.<br />
In quanto organo esecutivo dell&#8217;Ue, la Commissione europea ha il potere di intervenire contro gli stati membri quando non rispettino le norme dell&#8217;Ue e la Carta. Ciò, tuttavia, non si è ancora mai verificato nei casi che hanno riguardato politiche e prassi nazionali discriminatorie contro i rom o altre minoranze etniche.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;La Commissione europea può produrre un impatto duraturo sulle vite delle comunità emarginate e discriminate in Europa, compresi i rom. Purtroppo, finora ha esitato ad agire contro gli stati che violano i diritti umani dei rom&#8221; &#8211; ha dichiarato Dalhuisen. &#8220;Osserviamo la Commissione sanzionare stati membri su questioni tecniche relative ai settori dei trasporti e delle tasse, ma non su quelle che sono d&#8217;importanza vitale per milioni di persone, come gli sgomberi forzati, la segregazione e gli attacchi basati sull&#8217;odio&#8221;. &#8221;L&#8217;Ue, Nobel per la pace, ha il potere di porre fine alle diffuse prassi discriminatorie di molti dei suoi stati membri. Deve farlo adesso&#8221; &#8211; ha concluso Dalhuisen.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.amnesty.it/unione-europea-deve-porre-fine-alla-discriminazione-dei-rom">Amnesty.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi il documento <a href="http://www.amnesty.it/flex/FixedPages/landing/2013/4aprile/briefing.pdf">&#8220;Diritti umani qui, diritti rom adesso&#8221;</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Occupazione straniera: cresce il comparto dei servizi alla persona, in calo il settore industriale e delle costruzioni</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 14:04:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini stranieri]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel terzo trimestre 2012 i lavoratori stranieri occupati in Italia erano 2,357 milioni di cui 783 mila di nazionalità U.E. e 1,574 milioni di origine extracomunitaria, pari complessivamente al 10,2% degli occupati.È quanto emerge dal Rapporto semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia. Rispetto al terzo trimestre del 2011 l’occupazione straniera è aumentata di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel terzo trimestre 2012 i lavoratori stranieri occupati in Italia erano 2,357 milioni di cui 783 mila di nazionalità U.E. e 1,574 milioni di origine extracomunitaria, pari complessivamente al 10,2% degli occupati.È quanto emerge dal Rapporto semestrale sull’andamento del mercato del lavoro degli immigrati in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto al terzo trimestre del 2011 l’<strong>occupazione straniera</strong> è aumentata di 81 mila unità (<strong>+3,5%</strong>) con una crescita di 37 mila lavoratori di provenienza U.E. (+4,9%) e 44 mila extra UE (+2,8%).<br />
Nel lungo ciclo di crisi economica, tra il 3° trimestre 2008 e il 3° trimestre 2012, gli occupati stranieri, in Italia, sono aumentati di 480 mila unità, a fronte di un calo dell’occupazione italiana, nello stesso periodo di circa un 1,04 milioni di unità.<br />
L’incremento dell’occupazione straniera nel quadriennio, è stato significativo sia per la componente U.E. (+ 222 mila occupati con una crescita del 39,7%), sia per quella extracomunitaria (+259 mila occupati ed un aumento del 19,7%) anche se nell’ultimo anno la crescita si è notevolmente ridotta.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre nel terzo trimestre 2012 la distribuzione per settore vede una significativa presenza degli occupati stranieri sul totale, nelle <strong>costruzioni (18%)</strong>, in<strong> agricoltura (13%)</strong>, nei servizi (10,4%), nell’industria in senso stretto (9,2%) e nel commercio (6,2%), anche se va sottolineato, che nei servizi sociali ed alle persone si concentra il 28% di tutti gli occupati stranieri UE ed extra UE, in larga maggioranza donne.</p>
<p style="text-align: justify;">La distribuzione territoriale registra una presenza dominante nel <strong>Nord Italia</strong> dove si concentra il <strong>59,8% degli occupati</strong> stranieri, seguito dal Centro con il 26,6%, mentre nel Sud e nelle Isole si concentra poco più del 13% degli occupati stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’analisi delle Comunicazioni Obbligatorie si assiste ad una stabilizzazione della domanda di lavoratori stranieri. Nel terzo trimestre del 2012 gli avviamenti sono stati il 20,6% del totale, in linea con i valori rilevati nello stesso trimestre dell’anno precedente e maggiori di un punto percentuale rispetto a quelli registrati nello stesso trimestre del 2010. In agricoltura i rapporti di lavoro riservati ai lavoratori stranieri sono stati il 14% del totale contro il 9% dell’industria ed il 7,3% nei servizi.</p>
<p style="text-align: justify;">In merito alle tipologie dei rapporti di lavoro aumentano i contratti a <strong>tempo determinato</strong> per i lavoratori stranieri. Per quanto riguarda i lavoratori di provenienza UE la percentuale di attivazioni con contratto a tempo determinato passa, infatti, dal 74% del terzo trimestre 2011 al 76,7% del terzo trimestre 2012 mentre per i lavoratori di provenienza extra UE la percentuale sale dal 55,4% al 58%. Le imprese continuano a privilegiare posizioni temporanee a discapito di quelle permanenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel <strong>settore industriale e delle costruzioni</strong> la contrazione della domanda di lavoro riservata ai lavoratori stranieri è stata molto rilevante. In controtendenza il comparto dei <strong>servizi alla persona</strong> continua a manifestare una domanda nettamente in <strong>crescita</strong>. Sempre nel confronto tra il terzo trimestre 2012 e lo stesso periodo dell’anno precedente, infatti, gli occupati nei servizi domestici ed alle famiglie crescono di 75 mila unita considerando i lavoratori stranieri mentre diminuiscono di 12 mila unità considerando gli occupati di nazionalità italiana. Nonostante l’incremento dell’occupazione sia rallentato significativamente negli ultimi trimestri, sino a stabilizzare la domanda di lavoro (confermata anche dall’andamento delle comunicazioni obbligatorie), la crisi ha colpito duro anche i lavoratori stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Aumenta, in misura molto significativa, il numero di <strong>stranieri in cerca di lavoro</strong>, soprattutto nell’ultimo anno. I disoccupati stranieri, infatti, passano dai 264 mila nel terzo trimestre 2011 a 318 mila nel terzo trimestre 2012, con una crescita della componente Ue pari a +5 mila lavoratori, ma soprattutto di quella extra UE, con un aumento di circa 48 mila disoccupati. Negli ultimi di quattro anni, aumenta significativamente il numero degli stranieri inattivi (tra i 15e i 65 anni), che passano dai 765 mila del terzo trimestre 2008 a 1,25 milioni del terzo trimestre del 2012, con una crescita prevalentemente concentrata tra gli stranieri extra UE (+370 mila lavoratori).</p>
<p style="text-align: justify;">Le politiche del lavoro di breve‐medio periodo dovranno, quindi, essere orientate prioritariamente a riassorbire lo stock di disoccupazione straniera che si è accumulato in questi quattro anni .</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte:<a href="http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/Notizie/20130327_Rapporto_semestrale_lavoro_immigrati.htm"> Lavoro.gov.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi il <a href="http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/5B046FCA-2E6E-4895-A1AB-FEEC95DAB3D0/0/Rapporto_semestrale_lavoro_immigrati_2013.pdf">rapporto</a></p>
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		<title>8 marzo: la doppia discriminazione vissuta dalle donne straniere</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Mar 2013 14:26:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>

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		<description><![CDATA[La retribuzione media mensile di uno straniero nel 2011 è pari a 973 €. Le donne percepiscono un reddito più basso degli uomini, 790€ (donne) a fronte dei 1.122€ (uomini). Il differenziale retributivo tra stranieri e italiani si aggira intorno al -21% (- 289 €) per gli uomini e al -31% per le donne. Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La retribuzione media mensile di uno straniero nel 2011 è pari a 973 €. Le donne percepiscono un reddito più basso degli uomini, 790€ (donne) a fronte dei 1.122€ (uomini). Il <strong>differenziale retributivo tra stranieri e italiani</strong> si aggira intorno al <strong>-21%</strong> (- 289 €) <strong>per gli uomini</strong> e al <strong>-31% per le donne</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le donne rappresentano il 42,2% del totale dei contribuenti stranieri e i redditi da esse dichiarate ammontano al 34,7% dei redditi complessivamente dichiarati dagli stranieri. Mediamente una<strong> donna straniera dichiara</strong> annualmente <strong>10.247 €</strong>, a fronte dei <strong>14.100 €</strong> dichiarati dagli <strong>uomini stranieri</strong>. Un dato positivo per la componente occupazionale straniera femminile è l’aumento di contribuenti straniere del 5,2% tra il 2009 e il 2010, superiore a quello degli uomini che è stato del 3%.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nazionalità per cui si registra il più alto numero di contribuenti donne sono l’Ucraina (71,2%), la Polonia (61,8%) e il Brasile (60,3%). Escluse Svizzera, Germania e Francia, i redditi medi annui più altri tra le donne straniere vengono percepiti dalle egiziane (15 mila €), dalle argentine (12.600 €), dalle donne provenienti dai paesi dell’ex-Jugoslavia (11.750 €) e dalle tunisine (11.590 €). In termini di reddito dichiarato, lo scarto tra uomini e donne straniere è maggiore per la categoria femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">La percentuale di contribuenti donne sul totale dei contribuenti stranieri non varia considerevolmente da una regione all’ altra. La regione in cui tale percentuale è più alta è la Val d’Aosta (49,5%), mentre quella in cui è più bassa è la Lombardia (38,5%.) Maggiori differenze regionali si rilevano, invece, se consideriamo il reddito medio: per le donne è più alto in Lombardia (quasi 12 mila €) e in Friuli Venezia Giulia (11 mila €), mentre è più basso in Calabria (6 mila €), Puglia (7.600 €) e Basilicata (7.800 €).</p>
<p style="text-align: justify;">“La condizione occupazionale, retributiva e contributiva delle donne straniere sembra indicare la <strong>vulnerabilità</strong> di questa popolazione e la presenza di <strong>disuguaglianze</strong>, sia rispetto ai propri connazionali <strong>uomini</strong> sia rispetto alla <strong>popolazione femminile autoctona</strong>.” affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa “La condizione delle donne straniere riflette da una parte le criticità della società di arrivo rispetto alle problematiche di genere e dall’altra le difficoltà tipiche del percorso migratorio. D’altra parte è opportuno notare come l’inserimento forzato in alcune nicchie professionali delle donne straniere, quali i lavori di assistenza e di cura, sebbene portino queste lavoratrici a recepire compensi inferiori rispetto ai loro connazionali, dovuti in primis a monte ore ridotti e alle peculiarità di questo tipo di attività, tuttavia le ha preservate dalla contrazione che la crisi economica e finanziaria in corso ha invece causato in altri settori tipicamente più attrattivi per la popolazione maschile, come il comparto delle costruzioni”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.fondazioneleonemoressa.org/">Fondazione Leone Moressa.org</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rapporto SPRAR 2011/2012: quasi 11% di rifugiati in più</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 12:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[richiedenti asilo]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2011 i rifugiati o richiedenti asilo accolti nei progetti territoriali in Italia sono stati 7.598, il 10,8% in più rispetto al 2010. Di questi, 5.936 sono stati accolti nei posti finanziati dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (Fnpsa), 78 nei progetti realizzati grazie all’otto per mille e 808 finanziati tramite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 2011 i rifugiati o richiedenti asilo accolti nei progetti territoriali in Italia sono stati 7.598, il 10,8% in più rispetto al 2010. Di questi, 5.936 sono stati accolti nei posti finanziati dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (Fnpsa), 78 nei progetti realizzati grazie all’otto per mille e 808 finanziati tramite le risorse della Protezione civile.<br />
I dati, illustrati ieri a Palermo, sono contenuti nel rapporto sul “Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati” dello Sprar, la rete territoriale degli enti locali che accedono al Fnspa per realizzare progetti di accoglienza integrata destinata a richiedenti protezione internazionale e rifugiati.<br />
Gli immigrati beneficiari dei progetti finanziati dal Fnpsa si concentrano in maggioranza (26,2%) nel Lazio e poi in Sicilia (11,3%) e in Puglia (8%).</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=005046">Immigrazione Oggi.it</a></p>
<p>Leggi il <a href="http://www.serviziocentrale.it/file/server/file/SPRAR-rapporto%202012defmg.pdf">rapporto</a> completo</p>
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		<title>L&#8217;apolidia non riconosciuta</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 11:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[apolidia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il numero degli apolidi in Italia è incerto e sottostimato. Secondo le statistiche ufficiali sarebbero appena 800, ma potrebbero essere in realtà decine di migliaia. È quanto emerso in occasione della presentazione del rapporto finale del progetto In the Sun (Alla luce del sole), realizzato dal Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) con la collaborazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il numero degli apolidi in Italia è incerto e sottostimato. Secondo le statistiche ufficiali sarebbero appena <strong>800</strong>, ma potrebbero essere in realtà <strong>decine di migliaia</strong>. È quanto emerso in occasione della presentazione del rapporto finale del progetto In the Sun (Alla luce del sole), realizzato dal Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) con la collaborazione di Opera Nomadi e Federazione Rom e Sinti insieme e con il supporto di Open Society Foundations.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca è stata condotta su tre città campione: Roma, Napoli e Milano, attraverso un questionario somministrato in alcune comunità Rom. Su 239 intervistati, ben 139 sono risultati senza alcuna cittadinanza. Tra questi ultimi, 105 hanno intenzione di chiedere la cittadinanza, mentre solo 23 hanno dichiarato di voler intraprendere il procedimento per il riconoscimento dello status di apolide e solo 6 lo hanno effettivamente intrapreso.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo maggiore di persone apolidi di origine Rom in Italia sembra essere costituito dalle comunità giunte negli anni Novanta a causa della guerra e della dissoluzione della <strong>ex Jugoslavia</strong>. Questi apolidi “di fatto”, anche quando chiedono di ottenere la certificazione ufficiale dello status di apolidi, si trovano in una situazione paradossale. La via amministrativa, attraverso il Ministero dell’interno, è troppo “esigente”, perché si chiedono documenti come la residenza che queste persone non possono avere, anche se vivono da generazioni in Italia. L’altra via è quella di ricorrere al giudice, ma in questo caso la normativa e i procedimenti sono incerti e quindi passano tanti anni prima di vedersi riconosciuto lo status di apolide.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte:<a href="http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=005003"> Immigrazione Oggi.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi un <a href="http://www.cir-onlus.org/AAbstract%20_IT-1.pdf">riassunto</a> del rapporto</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Primo rapporto Flai-Cgil su caporalato e agromafie</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Dec 2012 10:57:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia vive una popolazione di “invisibili”. Stranieri che lavorano nelle campagne, lontano dagli occhi dei centri abitati, spesso alloggiati in tuguri fatiscenti, sfruttati e mal pagati da caporali e imprenditori nostrani. Da nord a sud, il loro impiego nelle campagne è capillare. È anche grazie alle loro braccia se certi prodotti arrivano sulle nostre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In Italia vive una popolazione di “invisibili”. Stranieri che lavorano nelle campagne, lontano dagli occhi dei centri abitati, spesso alloggiati in tuguri fatiscenti, sfruttati e mal pagati da caporali e imprenditori nostrani. Da nord a sud, il loro impiego nelle campagne è capillare. È anche grazie alle loro braccia se certi prodotti arrivano sulle nostre tavole, eppure la loro vita resta confinata nel silenzio. Secondo il primo Rapporto su caporalato e agromafie realizzato da Flai Cgil, si tratta di circa <strong>700mila lavoratori</strong> tra regolari e irregolari, di cui circa <strong>400mila</strong> coinvolti in forme di <strong>caporalato</strong>. Braccianti che si riversano ogni anno nella campagne in arrivo da altre nazioni o spostandosi internamente, tra le regioni italiane, per soddisfare i picchi della produzione e della lavorazione di prodotti agro-alimentari su tutta la penisola. Spesso protagonisti, loro malgrado, di storie di vulnerabilità e sfruttamento, al limite della schiavitù.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversamente da quel che si può credere però lo sfruttamento non riguarda solo il <strong>mezzogiorno</strong>, ma anche le zone più floride del <strong>nord,</strong> come Piemonte, Lombardia, provincia di Bolzano, Emilia-Romagna e Toscana (guarda la mappa completa). In tutti questi territori, come in Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia, i ricercatori della Flai Cgil hanno scovato datori di lavoro e imprenditori che truffano o ingannano i <strong>lavoratori stranieri</strong>, non corrispondendo loro i salari maturati, o facendoli lavorare in nero, accompagnando il trattamento con minacce più o meno velate e forme di violenza psico-fisica (manifeste o paventate).</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia il mondo del caporalato si è evoluto, lo racconta nel rapporto Yvan Sagnet, portavoce dei braccianti che hanno organizzato lo sciopero di Nardò (Lecce) nell’estate del 2011 e oggi impegnato nella Flai-Cgil in Puglia: “Ci sono i caporali e ci sono i sotto-caporali. Perché i caporali non possono gestire tutto. Il caporale può avere quattro o cinque campi di raccolta e manda i suoi assistenti a gestire i lavoratori. Ha una squadra, ha gli autisti, degli assistenti, ha i cuochi. A Nardò c’era il ‘capo de capi’, era un tunisino. Poi c’erano altri caporali che lavoravano per lui. Nell’agro di Nardò erano tra 15 e 20 e controllavano tra i 500 e i 600 lavoratori”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le paghe per i lavoratori sono però sempre da fame. “Un bracciante agricolo che lavora nelle campagne di Foggia in Puglia, a Palazzo San Gervasio in Basilicata o a Cassibile in Sicilia verrà pagato a cottimo, ovvero 3,5 euro il cassone (per la raccolta dei pomodori), mentre verrà pagato <strong>4 euro l’ora</strong> nelle campagne di Saluzzo nel Piemonte, di Padova, nel Veneto o a Sibari in Calabria per la raccolta degli agrumi. Il tutto in nero, su intere <strong>giornate</strong> comprese tra<strong> 12 e 16 ore</strong> di lavoro consecutive a cui vanno sottratti: i 5 euro di tasse di trasporto, 3,5 euro di panino e 1,5 euro di acqua da pagare, sempre al caporale”.</p>
<p style="text-align: justify;">A questa situazione di sfruttamento si somma la voracità dei gruppi mafiosi. Il caporalato, che è entrato nel codice penale solo nel 2011, è infatti un “reato spia” di infiltrazioni criminali nel settore. Una presenza significativa, ma ancora quasi del tutto inesplorata a livello giudiziario. Si stima che il giro d’affari connesso alle <strong>agromafie</strong> sia compreso tra i 12 e i 17 miliardi di euro, il <strong>5-10% di tutta l’economia mafiosa</strong>. Quasi tutto giocato tra la contraffazione dei prodotti alimentari e il caporalato. Le mafie si occupano anche dei mercati dell’ortofrutta, infiltrando la grande distribuzione. “Le inchieste analizzate in quest’ultimo anno, svolte in particolare dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno visto implicate imprese di tutto il sud Italia con ramificazioni anche nel nord del Paese e hanno disvelato l’esistenza di un sistema di gestione dei grandi mercati agricoli nazionali pesantemente influenzati dalle organizzazioni mafiose”, scrive nel rapporto Maurizio De Lucia, magistrato della Direzione nazionale antimafia.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo neppure le nuove, e importanti, misure varate nel settembre del 2011 (introduzione del reato di caporalato) e nel <a href="http://www.cirdi.org/notizie/clandestini-chi-denuncia-lo-sfruttatore-potra-avere-il-permesso-di-soggiorno/">luglio del 2012</a> (concessione del permesso di soggiorno ai lavoratori che denunciano i propri sfruttatori), sono riuscite ancora ad incidere significativamente sulla grave situazione delle campagne. Eppure i dati rilevati sono già significativi. Da gennaio a novembre del 2012 sono 435 le persone arrestate per riduzione in schiavitù , tratta e commercio di schiavi, alienazione e acquisto di schiavi. Dall’entrata in vigore della norma che istituisce il reato di caporalato le persone denunciate o arrestate sono solo 42. La metà degli arresti al centro-nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/10/caporalato-e-mafie-700mila-schiavi-nellagricoltura-italiana/441656/">Il Fatto quotidiano.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi la <a href="http://www.flai.it/attachments/article/783/Scheda_Sintesi_Rapporto.pdf">sintesi</a> del rapporto</p>
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		<title>Rapporto Sbilanciamoci! 2013</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 12:14:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dossier]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ stato presentato oggi (27 novembre) a Roma, il XIV Rapporto di Sbilanciamoci! “Come usare la spesa pubblica per i diritti, l’ambiente, la pace”. Tra i capitoli di spesa analizzati, anche quello relativo alle politiche sull’immigrazione. Il Rapporto di quest’anno, 186 pagine di analisi e idee concrete per uscire dalla crisi salvaguardando i diritti – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ stato presentato oggi (27 novembre) a Roma, il XIV Rapporto di Sbilanciamoci! “Come usare la spesa pubblica per i diritti, l’ambiente, la pace”. Tra i capitoli di spesa analizzati, anche quello relativo alle politiche sull’immigrazione. Il Rapporto di quest’anno, 186 pagine di analisi e idee concrete per uscire dalla crisi salvaguardando i diritti – oltre ad analizzare criticamente le politiche del governo italiano e di Unione e Commissione Europea – formula ben 94 proposte specifiche e dettagliate (in una “manovra” da 29 miliardi di euro) sia per le entrate che per le uscite prevedendo riduzioni mirate della spesa pubblica, ad esempio gli stanziamenti per la Difesa, per le “grandi opere” o veri e propri tagli come quello degli stanziamenti per la costruzione e la gestione dei CIE. La filosofia del Rapporto di quest’anno è opposta a quella delle politiche neoliberiste e di “austerity”: per fronteggiare la crisi bisogna investire nel rilancio dell’economia, nella redistribuzione della ricchezza e in un nuovo modello di sviluppo sostenibile e di qualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito pubblichiamo la parte del rapporto dedicata all’analisi della spesa pubblica sull’immigrazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Immigrazione e asilo</strong> assorbono, come noto, una <strong>parte esigua della spesa pubblica italiana.</strong> Nel corso degli anni abbiamo cercato di evidenziare come le pur scarse risorse destinate a supportare le politiche in questo ambito abbiano<strong> privilegiato il contrasto dell’immigrazione irregolare più che gli interventi di inclusione sociale</strong>. Tale squilibrio, che si è accentuato nel corso del tempo nonostante sia aumentata in modo significativo la popolazione straniera che vive stabilmente nel nostro paese, ha caratterizzato indistintamente le scelte dei governi di destra e di sinistra. Il governo cosiddetto tecnico non ha alcuna intenzione di distinguersi rispetto a quelli che lo hanno preceduto. Anzi, le scelte, non solo di natura finanziaria, adottate nel 2012 e gli stanziamenti indicati negli allegati alla legge di stabilità 2013 non lasciano sperare in un’inversione di rotta dell’intervento pubblico in questo campo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul piano politico, vale la pena ricordare che l’attuale Governo, attraverso le prese di posizione del Presidente del Consiglio, ha esplicitamente scoraggiato l’approvazione da parte del Parlamento di una riforma della legge 91/92 sulla cittadinanza nonostante i risultati raggiunti dalla campagna nazionale di raccolta di firme “L’Italia sono anch’io” e nonostante lo stesso Presidente della Repubblica abbia ripetutamente auspicato che ai nati in Italia e ai bambini con genitori stranieri residenti nel nostro paese venisse finalmente facilitata l’acquisizione della cittadinanza italiana. E’ l’attuale Ministro alla Cooperazione internazionale e all’Integrazione ad aver presentato ricorso contro la sentenza del Consiglio di stato del novembre 2011 che ha dichiarato l’illegittimità della cosiddetta “emergenza nomadi”. Il provvedimento di emersione dei rapporti di lavoro irregolari previsto dal dlgs. 109/2012, a causa della tipologia dei requisiti richiesti per la presentazione della domanda, ha impedito la regolarizzazione di una grandissima parte dei lavoratori stranieri (134.576 le domande presentate rispetto a una presenza di lavoratori stranieri al nero stimata intorno a 350.000 persone). Circa 135 i milioni entrati nelle casse dello stato solo grazie alla presentazione delle istanze (1000 euro a domanda), senza contare quelli che proverranno dal pagamento dei contributi pregressi richiesto ai datori di lavoro (secondo le stime dei sindacati tra i 2000 e i 6000 euro a lavoratore a seconda della tipologia di contratto). Soldi che non andranno affatto a finanziare un rafforzamento delle politiche di inclusione sociale. La spending review (molto più lineare di quanto non abbiano voluto farci credere), ha avuto come effetto immediato quello di cancellare nei fatti l’organico dell’Ufficio antidiscriminazioni razziali (UNAR), l’ufficio che negli ultimi anni aveva dato un notevole impulso alla lotta contro le discriminazioni: da 15, ora gli addetti sono 4. I tagli hanno comportato il cambiamento del suo direttore e il rinvio alle amministrazioni di appartenenza del personale lì comandato. Va detto che l’ufficio non ha mai raggiunto l’organico previsto dal DPCM dell’11 dicembre 2003 che definisce la sua composizione, ma ha operato negli ultimi anni con 15 addetti avendo a disposizione per la realizzazione delle proprie attività a partire dal 2003 un finanziamento di 2.035.357 euro annui (Legge comunitaria n.39 dell’1 marzo 2003).</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto lancia alcune proposte per invertire la rotta delle politiche in materia di immigrazione degli ultimi anni, quali: istituire un sistema nazionale di protezione contro il razzismo, corsi pubblici gratuiti per i cittadini stranieri, interventi di inserimento sociale, abitativo e lavorativo per la popolazione rom e creare più centri di aggregazione giovanile e spazi interculturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.cronachediordinariorazzismo.org/categoria/news/">Cronache di ordinario razzismo.org</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi il<a href="http://www.sbilanciamoci.org/wp-content/uploads/2012/11/rapporto-sbila-2013_def-stampa1.pdf"> rapporto</a> completo</p>
<p>&nbsp;</p>
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