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	<title>CIRDI &#187; Lavoro</title>
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	<description>Centro di informazione su razzismo e discriminazioni in Italia</description>
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		<title>Assistenti familiari stranieri: molte ore di lavoro, alto livello d&#8217;istruzione, desiderio di rimpatriare</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2013 14:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[assistenza familiare]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo dati INPS sono oltre 750mila i cittadini stranieri censiti che si occupano, in varie forme, di assistenza familiare. Un numero sicuramente inferiore a quello effettivo, in conseguenza della non marginale presenza di persone che svolgono attività di collaborazione domestica senza un contratto di lavoro regolare. Vengono da Romania, Ucraina, Moldova, Filippine, Ecuador, Sri Lanka, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Secondo dati INPS sono oltre 750mila i cittadini stranieri censiti che si occupano, in varie forme, di assistenza familiare. Un numero sicuramente inferiore a quello effettivo, in conseguenza della non marginale presenza di persone che svolgono attività di collaborazione domestica senza un contratto di lavoro regolare. Vengono da Romania, Ucraina, Moldova, Filippine, Ecuador, Sri Lanka, Perù, e a seguire Georgia, Polonia, Bulgaria, Albania, Argentina, Bangladesh, Brasile, Egitto, Haiti, India, Lettonia, Ma chi sono veramente?</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno un livello di istruzione elevato ma non hanno ricevuto una formazione specifica per il lavoro che svolgono; non sempre i loro diritti vengono tutelati, ma hanno una grande capacità di risparmio. L’identikit degli assistenti familiari stranieri in Italia emerge da un’indagine promossa da Unicredit Foundation e realizzata dal Centro studi e ricerche Idos. La ricerca ha coinvolto 606 persone provenienti da vari Paesi, i più numerosi da Romania, Ucraina, Moldova, Filippine, Ecuador. La tipologia delle persone da assistere vede in prima posizione gli anziani (53,1%, in più della metà dei casi un anziano solo). La grande maggioranza degli intervistati lavora tra le <strong>20 e le 40 ore a settimana (55,6%)</strong>, una quota consistente (<strong>26,2%</strong>) lavora tra le <strong>41 e le 60 ore</strong> e addirittura non mancano i casi di oltre 60 ore di lavoro (4,0%), come vi è anche chi lavora meno di 20 ore (6,4%). Le mansioni affidate riguardano principalmente la <strong>cura delle persone (66,5%)</strong> e la <strong>cura della casa (per il 63,2%)</strong>, ma non è di poco conto il lavoro svolto in <strong>cucina (33,3%)</strong>, mentre è meno ricorrente il compito di fare la spesa (7,1%).</p>
<p style="text-align: justify;">Il livello di istruzione risulta mediamente elevato, con il <strong>26,7%</strong> che ha conseguito il <strong>diploma</strong> e il <strong>18,0%</strong> che ha frequentato l’<strong>università</strong>. Meno soddisfacente è la formazione specifica ricevuta per la cura delle persone (73,3% risposte negative e 24,7% risposte positive), ma solo una quota minoritaria sente la necessità di questa formazione (36%). In tema di diritti e doveri, il <strong>33,6% non fruisce pienamente dei giorni di riposo</strong> settimanali previsti dal contratto collettivo nazionale, il 56,5% non presenta la dichiarazione dei redditi (benché obbligatoria per i redditi da lavoro dipendente superiori a 8.000 euro). Il 61% trova lavoro attraverso il passaparola tra connazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi lavoratori sono in grado di accantonare anche fino a 250 euro al mese; il denaro guadagnato viene poi in parte spedito, nella maggioranza dei casi, ai familiari nei Paesi d’origine. Anche perché tra gli intervistati, di tutte le età, prevale il <strong>desiderio di rimpatriare (78%).</strong> Un’aspettativa peraltro confermata dalla bassa propensione all’acquisto di una casa, tranne che per la fascia di intervistati con un’età compresa tra i 20 e 30 anni. Il 73% ha figli e di loro uno su tre intende farli venire in Italia. Infine, il 62,4% riceve la retribuzione in contanti, anche quando supera la soglia dei mille euro oltre la quale la legge vieta il trasferimento di contante fra privati.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=005282">Immigrazione Oggi.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi il <a href="https://www.unicreditfoundation.org/content/dam/ucfoundation/documents/publications/Report_immigrazione.pdf">rapporto</a> completo</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rapporto ENAR: Hidden Talents, Wasted talents?</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 07:28:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini stranieri]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato il rapporto ENAR &#8220;Hidden Talents, Wasted Talents?&#8221; che riflette sulle opportunità perse dai Paesi europei nel non riconoscere e sfruttare pienamente le capacità dei propri immigrati. Troppo spesso in Europa la diversità viene ancora percepita come una minaccia, mentre soprattutto oggi, alla luce della crisi economica globale, dell&#8217;invecchiamento della popolazione e dei bassi tassi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pubblicato il rapporto ENAR &#8220;Hidden Talents, Wasted Talents?&#8221; che riflette sulle opportunità perse dai Paesi europei nel non riconoscere e sfruttare pienamente le capacità dei propri immigrati. Troppo spesso in Europa la diversità viene ancora percepita come una minaccia, mentre soprattutto oggi, alla luce della crisi economica globale, dell&#8217;invecchiamento della popolazione e dei bassi tassi di natalità, dovrebbe essere considerata un&#8217;opportunità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto ENAR sottolinea le opportunità culturali, sociali, politiche ed economiche derivanti da un approccio diverso alla diversità, cercando di mettere in luce le perdite che il nostro sistema è costretto a subire nel non riconoscere e valorizzare tali diversità. L&#8217;apporto positivo dei cittadini stranieri all&#8217;economia italiana è stato oggetto di <a href="http://www.cirdi.org/notizie/800-000-posti-di-lavoro-creati-dalle-imprese-di-cittadini-stranieri/">diverse pubblicazioni</a>, anche recenti. Questo rapporto permette di ampliare l&#8217;analisi agli aspetti culturali, sociali e politici, allargando la riflessione al contesto europeo.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.enar-eu.org/Page_Generale.asp?DocID=15295&amp;la=1&amp;langue=EN">Enar-eu.org</a></p>
<p>Leggi il <a href="http://cms.horus.be/files/99935/MediaArchive/publications/20068_Publication_HiddenTalents_web.pdf">rapporto </a>(in inglese)</p>
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		<title>Crisi e edilizia: frena l&#8217;occupazione degli stranieri</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2012 12:11:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini stranieri]]></category>
		<category><![CDATA[edilizia]]></category>

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		<description><![CDATA[In una situazione di profonda crisi, resa ancor più fosca dal vuoto di interventi strutturali e dall’assenza di immediate prospettive di ripresa, le imprese del settore delle costruzioni, per la gran parte piccole e piccolissime, hanno risposto alle difficoltà riducendo i costi. Questo significa minori diritti, salario, qualità del lavoro, maggiore evasione ed elusione, lavoro nero, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In una situazione di profonda crisi, resa ancor più fosca dal vuoto di interventi strutturali e dall’assenza di immediate prospettive di ripresa, le imprese del settore delle costruzioni, per la gran parte piccole e piccolissime, hanno risposto alle difficoltà riducendo i costi. Questo significa minori diritti, salario, qualità del lavoro, maggiore evasione ed elusione, lavoro nero, irregolare, falso autonomo, carichi di lavoro. Ed in questa generalizzata corsa al ribasso che ha coinvolto tutti i lavoratori, la condizione di quelli stranieri – naturalmente più ricattabili e fragili &#8211; ha assunto contorni dalle sfumature particolarmente incerte e preoccupanti, su cui è necessario riflettere. Questo in sintesi il quadro che emerge dal VII rapporto Fillea – Ires Cgil sui lavoratori immigrati nel settore delle Costruzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso degli ultimi quattro anni la forbice del <strong>differenziale retributivo tra italiani e stranieri</strong> si è ulteriormente allargata passando dal <strong>4,1% del 2009 al 10,5% del 2012</strong>: nel settore delle costruzioni gli <strong>stranieri guadagnano</strong> in media <strong>133 euro</strong> mensili <strong>in meno</strong> dei loro colleghi italiani, con punte di 195 euro per i manovali. Nel corso del semestre del 2012 sul totale dei cassa integrati afferenti il settore delle costruzioni il 33% è di nazionalità straniera, contro il 19% del peso complessivo degli immigrati sul totale degli occupati. L’utilizzo della manodopera straniera si concentra in <strong>attività maggiormente dequalificate</strong>: il 58% degli stranieri nel 2011 ha lavorato come operaio comune rispetto al 29,5% dei lavoratori italiani, mentre gli operai specializzati e di IV livello rappresentano l’11,5% della forza lavoro straniera a fronte del 35% degli italiani. Il 90% delle professioni esercitate degli stranieri è infatti “di cantiere”, solo l’1% è il peso delle professioni tecniche, mentre per gli italiani il cantiere pesa per il 60%, la professione tecnica per il 15%. Per la prima volta nel 2011 e 2012 si arresta la crescita occupazione immigrata nel settore: i <strong>lavoratori immigrati</strong> si attestano a quota 346mila, ovvero il <strong>19.2% del totale della manodopera</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alla consueta fotografia sulla presenza dei lavoratori stranieri nel settore delle costruzioni  attraverso l’analisi dei dati Istat e CNCE, il Rapporto quest’anno si arricchisce di un nuovo capitolo, realizzato attraverso la somministrazione di un questionario ad un campione di lavoratori e lavoratrici. Oltre il 76% degli intervistati dichiara di avere un’esigenza formativa, ma mentre il 16% viene formato in azienda, gli altri per la maggior parte dicono di “arrangiarsi” da soli o di non avere tempo a disposizione. Alla domanda “nel riconoscere il tuo lavoro, quale ritieni che per la tua azienda sia l’elemento prioritario?” solo il 9% ha risposto “il merito” mentre il 51% ha risposto “la fatica” e il 40% “la disponibilità ad essere flessibile”. Oltre il <strong>65% degli intervistati</strong> dichiara di prendere una parte dello <strong>stipendio “fuori busta&#8221;</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.filleacgil.it/nazionale/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=3385:edilizia-presentato-a-roma-il-vii-rapporto-fillea--ires&amp;catid=54:comunicati&amp;Itemid=146">Fillea Cgil.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi la <a href="http://www.filleacgil.it/nazionale/accordi/all_273.pdf">sintesi</a> del rapporto</p>
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		<title>Amnesty International: lo sfruttamento dei lavoratori migranti nell&#8217;agricoltura italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Dec 2012 10:07:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia deve rivedere le politiche che contribuiscono allo sfruttamento dei lavoratori migranti e che violano il loro diritto a condizioni di lavoro giuste e favorevoli e all&#8217;accesso alla giustizia. Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, pubblicando un rapporto sullo sfruttamento dei lavoratori migranti nel settore agricolo italiano. Il rapporto si concentra su gravi forme di sfruttamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<p style="text-align: justify;">L&#8217;Italia deve rivedere le politiche che contribuiscono allo sfruttamento dei lavoratori migranti e che violano il loro diritto a condizioni di lavoro giuste e favorevoli e all&#8217;accesso alla giustizia. Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, pubblicando un rapporto sullo sfruttamento dei lavoratori migranti nel settore agricolo italiano. Il rapporto si concentra su gravi forme di sfruttamento dei lavoratori migranti provenienti da paesi dell&#8217;Africa subsahariana, dell&#8217;Africa del Nord e dell&#8217;Asia, impiegati in lavori poco qualificati, spesso stagionali o temporanei, per lo più nel settore agricolo delle province di Latina e Caserta. Il rapporto sottolinea comunque che lo sfruttamento dei lavoratori migranti è diffuso in tutto il paese.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Nell&#8217;ultimo decennio le autorità italiane hanno alimentato l&#8217;ansia dell&#8217;opinione pubblica sostenendo che la sicurezza del paese è minacciata da un&#8217;incontrollabile immigrazione &#8216;clandestina&#8217;, giustificando in questo modo l&#8217;adozione di rigide misure che hanno posto i lavoratori migranti in una situazione legale precaria, rendendoli facili prede dello sfruttamento&#8221;</em> - ha dichiarato Francesca Pizzutelli, ricercatrice del Segretariato Internazionale di Amnesty International e autrice del rapporto. <em>&#8220;Il controllo dell&#8217;immigrazione può costituire un interesse legittimo di ogni stato, ma non dev&#8217;essere portato avanti a danno dei diritti umani di coloro che si trovano nel suo territorio, lavoratori migranti inclusi&#8221; </em>- ha sottolineato Pizzutelli. <em>&#8220;L&#8217;esito di tutto questo, spesso, per i lavoratori migranti consiste in paghe ben al di sotto del salario concordato tra le parti sociali, riduzioni arbitrarie dei compensi, ritardato o mancato pagamento, lunghi orari di lavoro. Si tratta di un problema diffuso e sistematico&#8221;</em> - ha aggiunto Pizzutelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Le attuali politiche italiane intendono controllare il numero dei migranti stabilendo delle quote d&#8217;ingresso per tipi diversi di lavoratori e rilasciando permessi sulla base di un contratto scritto. Queste quote, tuttavia, sono molto inferiori all&#8217;effettivo fabbisogno di lavoratori migranti. Questo sistema, oltre a essere inefficace e a prestarsi ad abusi, incrementa il rischio di sfruttamento del lavoro dei migranti. I datori di lavoro preferiscono assumere lavoratori già presenti in Italia a prescindere dalle quote d&#8217;ingresso fissate dal governo. Alcuni lavoratori possono avere il permesso già scaduto mentre altri possono aver ottenuto il visto d&#8217;ingresso attraverso intermediari ma non riescono poi a ottenere il permesso di soggiorno. In questo modo, molti lavoratori migranti finiscono per trovarsi senza documenti che ne attestino la presenza regolare in Italia e rischiano l&#8217;espulsione. La legislazione italiana, inoltre, ha introdotto il reato di &#8220;ingresso e soggiorno illegale&#8221;, stigmatizzando così i lavoratori migranti irregolari, alimentando la xenofobia e la discriminazione nei loro confronti. Questa legislazione pone i lavoratori migranti nella condizione di non poter chiedere giustizia per salari inferiori a quanto concordato, per il mancato pagamento o per essere sottoposti a lunghi orari di lavoro. La prospettiva, per molti di loro, è che se denunciano lo sfruttamento vengono arrestati ed espulsi a causa del loro status irregolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sfruttamento del lavoro dei lavoratori migranti nei settori dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;edilizia in parecchie zone dell&#8217;Italia meridionale è diffuso. Essi ricevono paghe inferiori di circa il 40 per cento, a parità di lavoro, rispetto al salario italiano minimo concordato tra le parti sociali e lavorano un maggior numero di ore. Venti, quando va bene 30 euro per una giornata di lavoro: paga oraria media, 3.75 euro che, nel caso di turni di lavoro superiori alle dieci ore, scende sotto i tre euro all’ora. Le vittime dello sfruttamento del lavoro sono migranti africani e asiatici e, in alcuni casi, cittadini dell&#8217;Unione europea (soprattutto bulgari e rumeni) e cittadini di paesi dell&#8217;Europa orientale che non fanno parte dell&#8217;Unione europea (tra cui gli albanesi).</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.amnesty.it/italia-rapporto-sullo-sfruttamento-dei-lavoratori-migranti-in-agricoltura">Amnesty.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi il <a href="http://www.amnesty.it/italia-rapporto-sullo-sfruttamento-dei-lavoratori-migranti-in-agricoltura">rapporto</a> (in inglese)</p>
<p style="text-align: justify;">Leggi la<a href="http://www.amnesty.it/italia-rapporto-sullo-sfruttamento-dei-lavoratori-migranti-in-agricoltura"> sintesi </a>(in italiano)</p>
</div>
</div>
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		<title>Roma ancora capitale dell&#8217;immigrazione</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 12:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
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		<description><![CDATA[Roma - 542 mila stranieri nel Lazio, 442 mila nella provincia di Roma l’85% dei quali presenti nel Comune capoluogo. Le provenienze continentali prevalenti sono quella asiatica (39,9%) e quella europea (24,3%), mentre piu&#8217; ridotte sono le quote dell&#8217;Africa (18,6%) e dell&#8217;America (17%). I permessi per lavoro incidono per il 56,9%, quelli familiari per il 22,4% [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Roma -<strong> 542 mila stranieri nel Lazio</strong>, <strong>442 mila nella provincia di Roma</strong> l’85% dei quali presenti nel Comune capoluogo. Le provenienze continentali prevalenti sono quella <strong>asiatica (39,9%</strong>) e quella <strong>europea (24,3%),</strong> mentre piu&#8217; ridotte sono le quote dell&#8217;Africa (18,6%) e dell&#8217;America (17%). I permessi per lavoro incidono per il 56,9%, quelli familiari per il 22,4% (inclusi i minori iscritti sul permesso di un adulto), 4,8% quelli per asilo e protezione umanitaria, 4,7% per motivi di studio e 11,2% permessi rilasciati per altri motivi. Sono i dati che emergono dalla nona edizione dell’Osservatorio romano sulle migrazioni, il rapporto curato dalla Caritas di Roma in collaborazione con la Camera di commercio di Roma e la Provincia di Roma: l’area romana si conferma quella a maggiore presenza straniera, in aumento anche in quanto attrattiva di nuovi flussi, come è emerso nel corso del 2011 e in occasione del <a href="http://www.cirdi.org/notizie/regolarizzazione-2012-si-e-chiusa-la-possibilita-di-uscire-dallillegalita/">provvedimento di emersione di settembre-ottobre 2012 </a>(13.815 domande in provincia di Roma su un totale di 134.576 in Italia).</p>
<div style="text-align: justify;">Pur essendo aumentato il numero delle presenze e degli occupati, è peggiorata l’economia, specialmente nel 2011. Tra il 2007 e il 2011 il <strong>tasso di occupazione</strong> della popolazione straniera<strong> ha perso</strong> nell’area romana<strong> 2,4 punti, </strong>ma gli stranieri sembrano resistere meglio degli italiani: gli uomini stranieri occupati sono il 79,4% rispetto a 55,3%degli italiani; le donne straniere occupate il 64,5% rispetto al 38,4% italiane. La disparita&#8217; piu&#8217; evidente tra autoctoni e stranieri si riscontra tuttavia osservando i titoli di studio medio-alti: il 50% degli occupati stranieri con diploma superiore ha svolto nel 2011<strong> mansioni di tipo low qualified</strong> (tra gli italiani solo il 7,3%) e, tra i laureati stranieri, l&#8217;incidenza del lavoro non qualificato ha raggiunto il 35,1% (0,5% fra i laureati italiani).</div>
<div style="text-align: justify;">In <strong>crescita</strong> anche in Lazio<strong> l’imprenditoria immigrata (+31.6%, </strong>passando dal 14% di tutte le imprese del 2008 al 17,3% nel 2011), indice di una crescente integrazione nell’economia locale e di una crescita professionale.</div>
<div style="text-align: justify;"> </div>
<div style="text-align: justify;">Secondo i tre organismi “l’eccessiva enfatizzazione sulle misure coercitive necessita di essere superata con una visione più globale e più realistica, che valorizzi le potenzialità degli immigrati. Solo essendo internazionali, interculturali e interreligiose, le nostre città potranno configurarsi come città aperte”.</div>
<p style="text-align: justify;">Fonte:<a href="http://www.immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=004832"> Immigrazione Oggi.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi il <a href="http://www.caritasroma.it/wp-content/uploads/2011/05/Scheda-di-sintesi_ORM-IX.pdf">rapporto</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cnel: gli immigrati NON tolgono il lavoro agli italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2012 13:41:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Contrordine italiani: gli immigrati non vi tolgono il lavoro. Lo aveva già evidenziato una ricerca di Bankitalia, ma ora lo ribadisce una ricerca intitolata &#8220;Ruolo degli immigrati nel mercato del lavoro italiano&#8221;, condotta da Cnel e ministero del Lavoro. Gli immigrati non alimentano la disoccupazione. Ricorrendo a dati statistici aggiornati, i ricercatori scrivono che &#8220;guardando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Contrordine italiani: gli immigrati non vi tolgono il lavoro. Lo aveva già evidenziato una <a href="http://www.cirdi.org/studi-e-ricerche/ricerca-bankitalia-gli-immigrati-non-tolgono-lavoro-agli-italiani/">ricerca di Bankitalia</a>, ma ora lo ribadisce una ricerca intitolata &#8220;Ruolo degli immigrati nel mercato del lavoro italiano&#8221;, condotta da Cnel e ministero del Lavoro.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli immigrati non alimentano la disoccupazione.</strong> Ricorrendo a dati statistici aggiornati, i ricercatori scrivono che &#8220;guardando le correlazioni tra la presenza d&#8217;immigrati e il tasso di disoccupazione si osserva come queste siano di segno negativo. In altre parole, il tasso di disoccupazione è più alto nelle regioni dove la presenza di immigrati è più bassa&#8221;. Insomma i dati &#8220;concordano nell&#8217;evidenziare il ruolo non significativo della presenza immigrata nell&#8217;influenzare la probabilità di perdere l&#8217;occupazione, entrando in disoccupazione&#8221;.<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 2020, 900 mila lavoratori stranieri in più.</strong> Va però detto che &#8220;un aumento della quota di immigrati residenti in un territorio si traduce in una riduzione della probabilità, per chi è disoccupato, di trovare un impiego e risultare così occupato&#8221;. Non solo. &#8220;A risentire maggiormente della concorrenza degli immigrati sul mercato del lavoro sono soprattutto i lavoratori con bassi titoli di studio e i più giovani&#8221;. E ancora: stando alla ricerca, nel 2020 i lavoratori immigrati aumenteranno del 45% rispetto al 2010 con circa 900mila occupati in più, mentre l&#8217;occupazione italiana resterà costante. Gli immigrati troveranno soprattutto posti meno qualificati, dove supereranno nel 2020 il 50% degli addetti.</p>
<p style="text-align: justify;">I lavoratori immigrati impegnati in agricoltura &#8211; precisa la Coldiretti sulla base di un&#8217;analisi dello studio &#8211; rappresentano il 23% del totale delle giornate di lavoro dichiarate dalle aziende, hanno una eta&#8217; media di 36 anni e per il 71% sono di sesso maschile. Sono ben 172 le diverse le nazionalita&#8217; anche se a prevalere &#8211; continua la Coldiretti &#8211; sono nell&#8217;ordine Romania (113.543), India (24.823), Marocco (24.519), Albania (23.982), Polonia (22.601), Bulgaria (15.242), Tunisia (12.027), Slovacchia (11.551), Macedonia (10.254), Moldavia (5.422), Senegal (5.193) e Ucraina (4.756)&#8221;.<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cittadinanza ai nati in Italia.</strong> &#8220;Se non c&#8217;è un&#8217;aspra concorrenza nel lavoro e gli immigrati, anche con titoli di studio elevati, fanno lavori che gli italiani non cercano vuol dire che l&#8217;integrazione è incompleta  -  commenta il presidente del Cnel, Antonio Marzano  -  la situazione migliora con il permanere degli immigrati in Italia e soprattutto per le seconde generazioni&#8221;. Ma soprattutto, &#8220;per che è nato in Italia, è cresciuto e ha studiato qui, credo che negare la cittadinanza sia una forzatura e non aiuta l&#8217;integrazione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2012/11/21/news/immirati_contrordine_italiani_non_solo_loro_che_vi_tolgono_lavoro-47104315/">Repubblica.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi la <a href="http://www.cnel.it/269">ricerca</a></p>
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		<title>Ricerca Bankitalia: gli immigrati NON tolgono lavoro agli italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 09:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
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		<description><![CDATA[ROMA &#8211; Primo: gli immigrati non tolgono lavoro, portano anzi dei benefici al mercato del lavoro che li accoglie. Secondo: gli effetti positivi per i lavoratori «nazionali», sono anche in termini di busta paga. Terzo: consistenti flussi migratori hanno l’effetto di spostare i lavoratori «nazionali» verso occupazioni più specializzate e migliori. Francesco D’Amuri, ricercatore di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">ROMA &#8211; Primo: <strong>gli immigrati non tolgono lavoro</strong>,<strong> portano anzi dei benefici</strong> al mercato del lavoro che li accoglie. Secondo: gli effetti positivi per i lavoratori «nazionali», sono anche in termini di <strong>busta paga.</strong> Terzo: consistenti flussi migratori hanno l’effetto di <strong>spostare i lavoratori «nazionali» verso occupazioni più specializzate e migliori</strong>. Francesco D’Amuri, ricercatore di Bankitalia, e Giovanni Peri, dell’University of California, in un working paper appena pubblicato sul sito della nostra Banca centrale, sfatano alcuni luoghi comuni.</p>
<p style="text-align: justify;">LA RICERCA &#8211; Fra il 1996 e il 2010 i lavoratori stranieri entrati nei 15 principali Paesi dell’Europa Occidentale sono quasi raddoppiati; erano poco meno dell’8% del totale della forza lavoro nel 1996, sfioravano il 14% nel 2010. Un trend che ha superato di gran lunga quello americano: negli Stati Uniti i lavoratori stranieri (nati all’estero) erano il 6% nel 1998, sono diventati il 12,9% nel 2010. Secondo modelli econometrici e analisi dei dati statistici dei Paesi di riferimento i due ricercatori dimostrano che persino un raddoppio dei flussi immigratori, al contrario di quanto ritengono in molti, non ha impatti significativi, a livello statistico, sui livelli di occupazione. Chi dunque teme che gli extracomunitari tolgano il lavoro agli italiani ha un falso timore. Non solo: analizzando 15 anni di immigrazione in Europa i due autori sono giunti alla conclusione che questa ha «spostato» i lavoratori nazionali verso lavori meno manuali e più qualificati e determinato un <strong>aumento medio delle buste paga pari allo 0,7%</strong>. Effetti che sono maggiori nei Paesi che hanno un mercato del lavoro più flessibile, mentre mercati maggiormente protetti attenuano leggermente questi trend così come l’assorbimento degli immigrati attraverso un avanzamento occupazionale dei lavoratori «nativi».</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.corriere.it/economia/12_novembre_13/banca-italia-immigrati_95c4166a-2daa-11e2-9fd6-1d698914d372.shtml">Corriere.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi <a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td12/td886_12/td886/en_tema_886.pdf">la ricerca</a> di Bankitalia</p>
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		<title>Indagine Fondazione Leone Moressa: lavoratori immigrati e crisi economica</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Oct 2012 07:26:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini stranieri]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia nel 2011 si contano complessivamente 2,2 milioni di occupati stranieri, il 9,8% di tutti i lavoratori. La nazionalità più rappresentata tra i lavoratori stranieri è la Romania con oltre mezzo milione di soggetti, un quarto di tutta la manodopera straniera. Seguono albanesi (232 mila) marocchini (147 mila) e ucraini (132 mila). A fronte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In Italia nel 2011 si contano complessivamente 2,2 milioni di occupati stranieri, il 9,8% di tutti i lavoratori. La nazionalità più rappresentata tra i lavoratori stranieri è la Romania con oltre mezzo milione di soggetti, un quarto di tutta la manodopera straniera. Seguono albanesi (232 mila) marocchini (147 mila) e ucraini (132 mila). A fronte di questi 2,2 milioni, 310 mila stranieri sono <strong>disoccupati</strong>, vale a dire il <strong>12,1%</strong> di tutta la <strong>popolazione straniera</strong>. Tale disoccupazione ha conosciuto un <strong>incremento quasi del 50% dal 2008 al 2011</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La crisi ha fatto aumentare il livello della disoccupazione maggiormente tra la popolazione straniera rispetto a quella italiana. Nel 2011, il <strong>tasso di disoccupazione</strong> straniero mostra valori <strong>più elevati al Nord</strong> (17,4% in Piemonte e Val d’Aosta, 11,5% in Lombardia)  rispetto alle aree meridionali ( 8,1% in Campania, 9,4 in Calabria). Dall’inizio della crisi ad oggi, i nuovi disoccupati stranieri sono 148 mila e rappresentano un terzo della nuova disoccupazione in Italia. Incidenze più elevate dei disoccupati stranieri si rilevano in Liguria (88,2%), Sicilia (62,2%) e Umbria (55,5%).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli stranieri sono generalmente occupati in mansioni umili, come dimostra il fatto che più della <strong>metà degli uomini</strong> (54,0%) e oltre i<strong> tre quarti delle donne</strong> (77,5%) ricoprono <strong>mansioni dalla bassa qualifica</strong>. Tra gli uomini, le professioni più diffuse sono legate all’ambito delle costruzioni (15,7%), quindi muratori, carpentieri e ponteggiatori, a seguire facchini, magazzinieri e addetti alle consegne (5,4%) e esercenti o addetti nelle attività di ristorazione (5,3%). La metà delle donne è impegnata in lavori di cura o di assistenza, di cui il 30,6% non richiede nessuna qualifica. L’8,2% delle donne è occupato come esercente o addetto alle attività di ristorazione e il 7,2% nelle pulizie come personale non qualificato.</p>
<p style="text-align: justify;">In generale gli stranieri provenienti da alcuni Paesi dell’est Europa (come rumeni, albanesi) sono occupati in mansioni legate in prevalenza al settore delle costruzioni, mentre altri cittadini dell’Europa nord orientale (come ucraini, moldavi, polacchi) mostrano delle specializzazioni maggiori nei settori dei servizi alla persona e domiciliari, siano esse professioni qualificate e non. Anche per filippini, indiani o per alcuni stranieri provenienti dall’America Latina (come peruviani o ecuadoregni) l’assistenza alla persona è la professione più ricoperta. Se si osserva per ciascuna etnia la concentrazione per le prime 3 professioni più ricoperte, si scopre come vi siano delle vere e proprie specializzazioni professionali: per gli ucraini o per i filippini, rispettivamente, il 68,0% e il 77,4% di tutti i lavoratori di quelle nazionalità sono concentrati nelle prime 3 professioni che, in questo caso, consistono nei servizi domestici o alla persona: addirittura il 63,4% degli occupati filippini ricopre una professione non qualificata nei servizi domestici.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/2012/09/causa-crisi-un-nuovo-disoccupato-su-tre-e-straniero/">Fondazione Leone Moressa.org</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi lo<a href="http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/wp-content/uploads/2012/09/Le-professioni-ricoperte-dagli-stranieri.pdf"> studio</a> della Fondazione Moressa</p>
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		<title>Indagine Fondazione Leone Moressa: calo dell&#8217;occupazione straniera nelle pi</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Sep 2012 09:13:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini stranieri]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[L’occupazione straniera nelle piccole imprese registra in Italia un calo dello -0,8% (stimato in 11 mila stranieri occupati in meno) nel corso della prima parte del 2012. Tale situazione sembra essere destinata a confermarsi anche nel 2° semestre, in cui è previsto un calo ulteriore del –1,3% (pari a quasi -18 mila unità). A livello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’<strong>occupazione straniera nelle piccole imprese</strong> registra in Italia un calo dello <strong>-0,8%</strong> (stimato in 11 mila stranieri occupati in meno) nel corso della prima parte del 2012. Tale situazione sembra essere destinata a confermarsi anche nel 2° semestre, in cui è previsto un calo ulteriore del –1,3% (pari a quasi -18 mila unità). A livello settoriale, la perdita di occupati sarà considerevole soprattutto nei comparti della produzione (-3,1%) e dell’edilizia (-2,6%). La domanda di manodopera straniera da parte delle piccole imprese è determinata in prevalenza da una <strong>scarsa disponibilità dei lavoratori italiani</strong> a svolgere determinate mansioni dalla più bassa qualifica, nonostante i contratti di lavoro con cui essi sono inquadrati sono in prevalenza a tempo indeterminato. Questi i principali risultati di un’indagine condotta dalla Fondazione Leone Moressa su un panel di oltre 800 imprese italiane con meno di 20 addetti, che analizza le caratteristiche del mercato del lavoro straniero, evidenziandone le trasformazioni congiunturali in corso.</p>
<p><strong>Andamento per settore</strong>. Nei settori di attività, il calo riguarda soprattutto il comparto dell’<strong>edilizia</strong> (-2,9%) e della produzione (-2,3%), dove si prevede un ulteriore perdita per la fine dell’anno, rispettivamente del -3,0% e -3,1%. L’occupazione straniera per la prima metà del 2012 risulta in calo in tutte le aree (ad eccezione del Centro) e tale andamento si confermerà anche nel secondo semestre.</p>
<p>Le <strong>tipologie contrattuali.</strong> A livello contrattuale italiani e stranieri non mostrano grosse differenze: la gran parte degli stranieri (79,1%) è inquadrata con contratti di lavoro a<strong> tempo indeterminato</strong> come gli italiani (82,5%). Più limitato è il ricorso a contratti atipici, come il tempo determinato (6,1%) e altre tipologie contrattuali a termine (14,8%).<br />
<br style="text-align: justify;" />Provenienza lavoratori. I lavoratori stranieri attualmente occupati nelle piccole imprese italiane provengono principalmente da <strong>paesi europei non comunitari (35,4%),</strong> come Albania (13,7%), Moldavia (5,6%) e Macedonia (5,6%). Notevole è anche la presenza di addetti stranieri provenienti da Africa (28,3%) e da paesi comunitari (22,7%), soprattutto dalla Romania (20,8%).</p>
<p>Professione ricoperta ed esperienza richiesta. Gli stranieri per la maggior parte ricoprono <strong>mansioni non qualificate (67,5%)</strong>, mentre il 30,6% risulta essere operaio specializzato. A questi lavoratori d’altronde, non viene richiesta un’esperienza lavorativa particolare: più della metà degli imprenditori intervistati (51,0%) ricerca lavoratori stranieri con esperienza lavorativa generica.<br />
<br style="text-align: justify;" />L’incontro tra impresa e lavoratore straniero avviene nella maggior parte dei casi per <strong>contatto diretto (53,2%)</strong> o per segnalazione (24,4%) e appena il 10% fa ricorso alle agenzie di impiego. Il motivo principale per cui gli imprenditori fanno ricorso a manodopera straniera è dettato dalla difficoltà di trovare manodopera locale da impiegare nella propria impresa, proprio per svolgere le mansioni meno qualificate. Il 60,6% delle imprese, infine, versa gli stipendi dei lavoratori stranieri su conto corrente, il 32,1% salda i crediti tramite assegno e solo il 7,4% dei pagamenti avviene in contanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: <a href="http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/2012/09/in-calo-ancora-loccupazione-straniera-nelle-piccole-imprese-italiane/">Fondazione Leone Moressa.org</a></p>
<p style="text-align: justify;">Leggi il <a href="http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/wp-content/uploads/2012/09/Osservatorio-occupazione-straniera-pi-Italia-2012.pdf">rapporto</a></p>
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		<title>Diritti violati. Indagine sulle condizioni di vita dei lavoratori immigrati  in aree rurali del Sud Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jul 2012 11:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerche]]></category>

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		<description><![CDATA[La  ricerca diretta dal professore  Enrico Pugliese tenta fornire un quadro che esprimesse la complessità della situazione registrando in ogni caso una sistematica violazione di diritti umani e sociali a partire da quello alla salute, soprattutto per le condizioni debilitanti del lavoro, spesso accompagnate da sottonutrizione e da degradanti condizioni socio-sanitarie degli insediamenti. Fonte: Dedalus [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La  ricerca diretta dal professore  Enrico Pugliese tenta fornire un quadro che esprimesse la complessità della situazione registrando in ogni caso una sistematica violazione di diritti umani e sociali a partire da quello alla salute, soprattutto per le condizioni debilitanti del lavoro, spesso accompagnate da sottonutrizione e da degradanti condizioni socio-sanitarie degli insediamenti.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.coopdedalus.it/">Dedalus</a></p>
<p>Leggi il <a href="http://www.coopdedalus.it/notizie/2012%2021%2006%20SINTESI%20DIRITTI%20VIOLATI.pdf">rapporto</a></p>
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