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	<description>Centro di informazione su razzismo e discriminazioni in Italia</description>
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		<title>Cittadinanza &#8216;simbolica&#8217; a 200 bambini. Kyenge: &#8220;Il meticciato è una ricchezza&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 10:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Palazzo Marino conferisce la &#8216;cittadinanza&#8217; simbolica di Milano a 200 bambini nati in città da genitori stranieri. Un evento rafforzato dalla presenza del ministro per l&#8217;Integrazione, Cecile Kyenge, che nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco invita a &#8220;non aver paura del meticciato: la nostra ricchezza parte dalle tante culture a cui ci troviamo di fronte&#8221;. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Palazzo Marino conferisce la &#8216;cittadinanza&#8217; simbolica di Milano a 200 bambini nati in città da genitori stranieri. Un evento rafforzato dalla presenza del ministro per l&#8217;Integrazione, Cecile Kyenge, che nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco invita a &#8220;non aver paura del meticciato: la nostra ricchezza parte dalle tante culture a cui ci troviamo di fronte&#8221;. Oltre che dell&#8217;integrazione, ha proseguito il ministro, &#8220;il mio sarà il ministero dell&#8217;interazione, di cui non bisogna temere. Ci sono tante e diversificate proposte in parlamento, segno che l&#8217;Italia è pronta ad approfondire senza piegarsi a pregiudizi e schemi ideologici. E&#8217; la società che ce lo chiede&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il meticciato è una realtà: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle strade &#8211; ha detto ancora il ministro -  E&#8217; la fotografia del Paese ce lo dice, ed è una risorsa e non dobbiamo averne paura&#8221;. &#8220;Sono qui per ascoltare, perché qui ci sono 200 bambini a cui non si può non dare risposta. A Milano in verità ce ne sono 34mila e un milione nel Paese. Dobbiamo prestare la nostra voce a chi non riesce a parlare e chiedere che le differenze siano una risorsa. E non dobbiamo avere paura di questo&#8221;. Il ministro ha voluto fare &#8220;un applauso a Milano: questa è una pratica da sostenere con forza nel Paese per far capire che siamo tutti cittadini &#8211; ha aggiunto &#8211; Per costruire Italia migliore, che sia un Paese accogliente, vanno appoggiate queste buone pratiche&#8221;. A margine della cerimonia, poi, il ministro ha risposto così a una domanda sugli ultimi episodi di razzismo negli stadi. &#8220;Qualunque tipo di violenza è da condannare, in qualunque veste si manifesti. La violenza è violenza&#8221;, ha detto Kyenge. Il ministro non entra però nello specifico sull&#8217;episodio che ha avuto come protagonista l&#8217;attaccante milanista Mario Balotelli, su cui era già intervenuta sostenendo che &#8220;non tutti i cori sono razzisti&#8221;. E si è limitata ad aggiungere: &#8220;La violenza non ha colore, etnia, appartenenza. Siamo tutti uguali davanti alla legge&#8221;.</p>
<p>Fonte: <a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/05/21/news/cittadinanza_simbolica_a_200_bambini_kyenge_il_meticciato_una_ricchezza-59280682/?ref=HREC1-4" target="_blank">Repubblica.it Milano</a></p>
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		<title>Blitz di Forza Nuova contro gli immigrati</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 10:14:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Un piccone e la vernice rossa che simula il sangue sull&#8217;asfalto davanti alla sede del Pd. Forza nuova contro gli immigrati. A Bari, ma anche in altre città d&#8217;Italia come Palermo. Il movimento di estrema destra si è reso responsabile la notte scorsa di &#8220;un&#8217;azione dimostrativa&#8221; davanti alla sede provinciale del partito nel capoluogo pugliese. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un piccone e la vernice rossa che simula il sangue sull&#8217;asfalto davanti alla sede del Pd. Forza nuova contro gli immigrati. A Bari, ma anche in altre città d&#8217;Italia come Palermo. Il movimento di estrema destra si è reso responsabile la notte scorsa di &#8220;un&#8217;azione dimostrativa&#8221; davanti alla sede provinciale del partito nel capoluogo pugliese. Sul marciapiede antistante l&#8217;ingresso sono stati lasciati una bandiera italiana e un piccone in miniatura, imbrattati di vernice rossa, con dei volantini esplicativi del gesto: &#8220;L&#8217;immigrazione uccide &#8211; si legge &#8211; No ius soli. Kyenge dimettiti&#8221;. &#8220;Condanna senza se e senza ma&#8221; è arrivata dal parlamentare Pd, Dario Ginefra, e dai Giovani Democratici. Il materiale è stato sequestrato, ora i carabinieri indagano sull&#8217;episodio e anche la Digos è stata allertata.</p>
<p>L&#8217;atto vandalico è stato firmato a chiare lettere dall&#8217;organizzazione di estrema destra. Ad accorgersi per primi di quanto accaduto sono stati i Giovani Democratici. Il motivo scatenante per i neofascisti evidentemente è stato l&#8217;episodio di cronaca che ha visto sabato scorso il 31enne ghanese Mada Kabobo uccidere a picconate tre persone a Milano, nel quartiere Niguarda. In diverse città italiane proprio Forza Nuova ha firmato diversi striscioni con la scritta &#8220;Consegnateci Kabobo&#8221;.</p>
<p>&#8220;Condanna senza se e senza ma per i fatti di Bari&#8221;. Questo è stato il commento lapidario del deputato del Pd Dario Ginefra in risposta all&#8217;atto intimidatorio compiuto  ieri sera a Bari davanti alla sede del Pd provinciale da ignoti che pensavano così di manifestare la loro opposizione alla proposta di legge sullo ius soli voluta dal Pd e dalla ministra Kyenge. Ginefra conclude: &#8220;I colleghi del PDL e i rappresentanti di tutte le forze politiche  prendano le distanze da questo gesto e comprendano quanto proposte di resistenza a tale iniziativa legislativa rischiano di tradursi in azioni xenofobe messe in atto da cretini e ignoranti&#8221;.</p>
<p>Nel foglio di rivendicazione viene citata la proposta del ministro dell&#8217;Integrazione Pd Cècile Kyenge di estendere la cittadinanza italiana agli stranieri nati in Italia (lo ius soli, appunto) da unire, secondo la componente del governo Letta, all&#8217;abolizione del reato di clandestinità. &#8220;A Forza Nuova e a chiunque inneggia all&#8217;odio razziale, &#8211; ha commentato subito il segretario regionale dei Gd, Pierpaolo Treglia &#8211; vogliamo dire forte e chiaro che noi siamo e saremo sempre dalla parte dei più deboli, dei senza diritti e degli emarginati. Lo ius soli è un principio di civiltà. Il fascismo e la barbarie dietro questo vile atto saranno per noi, Giovani Democratici Puglia, da oggi, un motivo in più per sostenere questa giusta causa&#8221;.</p>
<p>Fonte: <a href="http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/05/17/news/ius_soli-58979575/?ref=HREC2-2" target="_blank">Repubblica.it Bari</a></p>
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		<title>Paura, esclusione e discriminazione sono all&#8217;ordine del giorno nella comunità LGBT in Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:26:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[La più vasta indagine mai condotta in Europa sui crimini generati dall&#8217;odio e la discriminazione contro la comunità LGBT mostra che molte persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sentono di non potersi esprimere liberamente nella vita quotidiana. Molti nascondono la loro identità, si isolano e vivono nella paura. Altri subiscono discriminazioni e persino atti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La più vasta indagine mai condotta in Europa sui crimini generati dall&#8217;odio e la discriminazione contro la comunità LGBT mostra che molte persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sentono di non potersi esprimere liberamente nella vita quotidiana. Molti nascondono la loro identità, si isolano e vivono nella paura. Altri subiscono discriminazioni e persino atti di violenza quando manifestano apertamente il loro orientamento o la loro identità sessuale. Dall&#8217;indagine, realizzata dall&#8217;<strong>Agenzia dell&#8217;Unione europea per i diritti fondamentali (FRA)</strong>, emerge la necessità di promuovere e proteggere i diritti fondamentali delle persone LGBT in modo che queste possano vivere con dignità e senza paura.<br />
&#8220;Tutti devono sentirsi liberi di essere se stessi a casa, al lavoro, a scuola e in pubblico &#8211; ma è evidente che le persone LGBT spesso non lo sono. I risultati dell&#8217;indagine della FRA mostrano che paura, esclusione e discriminazione sono all&#8217;ordine del giorno nella comunità LGBT in Europa&#8221;, dichiara il direttore della FRA Morten Kjaerum&#8221;. Occorre un&#8217;azione a livello europeo per abbattere le barriere, eliminare l&#8217;odio e creare una società in cui tutti possano godere pienamente dei propri diritti, indipendentemente dall‘orientamento sessuale o dall&#8217;identità di genere&#8221;.<br />
Le difficoltà che molte persone LGBT si trovano ad affrontare riguardano diversi ambiti:<br />
<strong>Istruzione</strong>: 2 intervistati su 3 hanno nascosto o dissimulato la loro identità LGBT a scuola. Almeno il 60% di loro è stato oggetto di commenti o comportamenti negativi a scuola per il fatto di essere LGBT, mentre oltre l&#8217;80% degli intervistati in ogni Stato membro dell&#8217;UE ricorda commenti negativi o atti di bullismo nei confronti di giovani LGBT nell’ambiente scolastico. Pertanto, gli Stati membri devono far sì che gli studenti LGBT si sentano sicuri a scuola, perché è qui che spesso cominciano a vivere esperienze negative e diventano il bersaglio di pregiudizi ed esclusione sociale. Tra gli interventi per combattere il fenomeno bisognerebbe includere campagne di sensibilizzazione per docenti e alunni e politiche contro il bullismo omofobico.<br />
<strong>Lavoro</strong>: il 19% degli intervistati si è sentito discriminato sul posto di lavoro o nella ricerca di un impiego, nonostante la tutela giuridica sancita dal diritto dell&#8217;UE. Questo dato conferma il bisogno di un&#8217;azione a livello europeo per contrastare gli innumerevoli ostacoli che le persone LGBT devono affrontare nella vita di tutti i giorni.<br />
<strong>Paura</strong>: il 26% delle persone LGBT che hanno risposto all&#8217;indagine dichiara di aver subito episodi di violenza o minacce negli ultimi cinque anni. Il 66% degli intervistati in tutti gli Stati membri dell&#8217;UE ha paura di tenere per mano il partner dello stesso sesso in pubblico. Questa percentuale sale al 75% per gli uomini gay e bisessuali. Ciò dimostra che le vittime LGBT hanno bisogno di riconoscimento e di tutela a livello europeo e nazionale per contrastare il clima d’odio che li spinge a vivere nella paura. Possibili provvedimenti includono speciali corsi di formazione per i corpi di polizia e servizi di assistenza alle vittime così come leggi contro l&#8217;incitamento all&#8217;odio e contro i crimini generati dall&#8217;odio.</p>
<p>Fonte: <a href="http://fra.europa.eu/en/press-release/2013/fear-isolation-and-discrimination-common-europes-lgbt-community" target="_blank">FRA</a></p>
<p>Leggi il <a href="http://fra.europa.eu/sites/default/files/eu-lgbt-survey-results-at-a-glance_en.pdf" target="_blank">rapporto</a> (in inglese)</p>
<p>Leggi il <a href="http://fra.europa.eu/sites/default/files/eu-lgbt-survey-factsheet_en.pdf" target="_blank">factsheet</a> (in inglese)</p>
<p>Guarda il <a href="http://fra.europa.eu/en/press-release/2013/fear-isolation-and-discrimination-common-europes-lgbt-community" target="_blank">video</a></p>
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		<title>Razzismo: Balotelli, &#8220;la prossima volta vado via&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Ho sempre detto che se fossero successi episodi di razzismo allo stadio non avrei detto nulla.   Ma questa volta ho cambiato idea: se accadra&#8217; un&#8217;altra volta, lascero&#8217; il campo perche&#8217; e&#8217; una cosa troppo stupida&#8221;. A parlare e&#8217; Mario Balotelli, che in un&#8217;intervista alla Cnn e&#8217; tornato sugli episodi di domenica sera a San [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ho sempre detto che se fossero successi episodi di razzismo allo stadio non avrei detto nulla.   Ma questa volta ho cambiato idea: se accadra&#8217; un&#8217;altra volta, lascero&#8217; il campo perche&#8217; e&#8217; una cosa troppo stupida&#8221;. A parlare e&#8217; Mario Balotelli, che in un&#8217;intervista alla Cnn e&#8217; tornato sugli episodi di domenica sera a San Siro, quando da parte dei tifosi romanisti sono arrivati cori razzisti nei suoi confronti che hanno costretto l&#8217;arbitro Rocchi a sospendere il match per circa due minuti.</p>
<p>&#8220;Ho parlato con Prince (Boateng ndr), volevo lasciare il campo &#8211; aggiunge l&#8217;attaccante del Milan &#8211; ma avrebbero pensato che volevo andar via perche&#8217; eravamo in difficolta&#8217; e quindi mi sono detto &#8216;no, e&#8217; meglio che giochiamo e parlero&#8217; poi&#8217;, cosi&#8217; e&#8217; andata. Se non fosse stato per questo motivo, avrei lasciato il campo&#8221;.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.agi.it/sport/notizie/201305161017-spr-rt10065-razzismo_balotelli_prossima_volta_vado_via_tommasi_lo_temono" target="_blank">Agi</a></p>
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		<title>Italeñas, storia di due italiane a metà: un video per lo ius soli.</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 06:48:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Melina è una ragazza diciannovenne nata in Italia cui è stata rifiutata la cittadinanza perché si è trasferita in Ecuador (il Paese di origine dei suoi genitori) per meno di un anno quando ne aveva quattro. Domenica, una giornalista peruviana che vive in Italia da 22, non può diventare direttrice di una testata perché cittadina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Melina è una ragazza diciannovenne nata in Italia cui è stata rifiutata la cittadinanza perché si è trasferita in Ecuador (il Paese di origine dei suoi genitori) per meno di un anno quando ne aveva quattro. Domenica, una giornalista peruviana che vive in Italia da 22, non può diventare direttrice di una testata perché cittadina straniera.<br />
Le loro storie, accomunate da un’ingiustizia subita a causa delle storture della legge italiana sulla cittadinanza, sono raccontate nel video <em>Italeñas</em> di David Chierchini, Matteo Keffer, Davide Morandini, l’ultima delle <em>Schegge di Za</em>, una serie di documentari brevi prodotti da ZaLab con il sostegno di Open Society Foundations sulle più gravi emergenze democratiche dell’Italia di oggi.<br />
Lo scopo delle <em>Schegge</em> è raccontare le molte violazioni di diritti fondamentali che attraversano il Paese e raccogliere la voce di chi le vive sulla propria pelle.<br />
<em>Italeñas</em> nasce a supporto del lancio della campagna “Insieme per lo ius soli”, un appello alla società civile e alle associazioni per chiedere una nuova legge sulla cittadinanza.<br />
Si può aderire all’iniziativa diffondendo il video di <em>Italeñas</em> sulla rete e utilizzando il semplice claim comune Insieme per lo ius soli (hashtag #proiussoli).</p>
<p>Guarda il <a href="http://www.zalab.org/progetti-it/47#.UZYnpVKeT6Q" target="_blank">video</a></p>
<p>Fonte: <a href="http://immigrazioneoggi.it/daily_news/notizia.php?id=005329" target="_blank">Immigrazioneoggi</a></p>
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		<title>Associazione 21 luglio e ERRC «In Italia lesi diritti umani di migliaia di rom»</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 12:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel giorno in cui l&#8217;Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza e un consigliere regionale del Lazio hanno effettuato una visita a sorpresa in due degli otto «villaggi attrezzati» della Capitale, accompagnati dall’ Associazione 21 luglio, il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) e la stessa Associazione 21 luglio ribadiscono che le politiche in vigore in Italia nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong>Nel giorno in cui l&#8217;Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza e un consigliere regionale del Lazio hanno effettuato una visita a sorpresa in due degli otto «villaggi attrezzati» della Capitale, accompagnati dall’ Associazione 21 luglio, il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) e la stessa Associazione 21 luglio ribadiscono che le politiche in vigore in Italia nei confronti delle comunità rom e sinte ledono i diritti umani fondamentali di migliaia di famiglie.</p>
<p>I «villaggi attrezzati» visitati dalla delegazione sono quelli divia di Salone e di via della Cesarina, dove vivono rispettivamente 1076 e 181 persone.</p>
<p>Nel primo «villaggio», i maggiori punti di criticità sono rappresentati dalla lontananza dal centro abitato e dai servizi essenziali, il generale stato di abbandono e degrado dell’insediamento, l’aumento continuo di criminalità e la mancanza di qualsiasi alternativa che possa migliorare la condizione degli abitanti.</p>
<p>Quanto al «villaggio» di via della Cesarina, i rom residenti affermano di vivere in un perenne stato di paura e denunciano di subire continui ricatti da parte del personale che gestisce il campo, che spesso si tradurrebbero nella prassi di staccare per diversi giorni l’elettricità.</p>
<p>Nel corso di una conferenza stampa tenutasi al termine della visita nei due «villaggi attrezzati», in concomitanza con la Giornata Internazionale delle famiglie indetta dalle Nazioni Unite, il Centro Europeo per i Diritti dei Rom (ERRC) ha presentato una nuova ricerca sui “campi” formali di Roma e Milano dove, in totale, vivono più di 4.000 rom.</p>
<p>Secondo la ricerca, questi “campi”, che sono costruiti e autorizzati dalle autorità, dovrebbero sorgere in aree favorevoli alle comunità rom, in modo da impedire l’emarginazione urbana dei rom e facilitare l’accesso all’educazione, alla sanità e ai servizi sociali.</p>
<p>La realtà dei fatti, tuttavia, mostra che questi campi sono spesso luoghi di isolamento e segregazione rendendo così estremamente difficile per i rom l’accesso ai loro diritti di base, quali l’educazione, il lavoro e la salute.</p>
<p>Nella Capitale, secondo dati dell’Associazione 21 luglio, da quando è entrato in vigore il Piano Nomadi, nel luglio 2009, le autorità hanno speso più di 62 milioni di euro. Nelle intenzioni iniziali il Piano prevedeva la chiusura definitiva di 101 insediamenti e la collocazione di 6.000 rom all’interno di 13 «villaggi attrezzati» entro il 2011.</p>
<p>A quasi quattro anni di distanza, i «villaggi attrezzati» si sono fermati a quota otto. In più, gli insediamenti presenti a Roma si sono quintuplicati, passando a più di 500, sebbene siano stati realizzati ben 536 sgomberi forzati.</p>
<p>«Finora il Piano Nomadi della giunta Alemanno ha prodotto sovraffollamento nei «villaggi attrezzati», peggioramento del servizio di scolarizzazione per i bambini a causa della distanza dalle scuole, aumento dell’insicurezza nei “campi” ed emarginazione sociale – ha affermato Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio».</p>
<p>«Questo Piano rappresenta oggi l’incarnazione della violazione istituzionale dei diritti umani, una violazione non più accettabile perché sinora ha prodotto percorsi deumanizzanti e livelli di sofferenza drammatici», ha proseguito Stasolla.</p>
<p>«Chiediamo alle autorità italiane, sia locali che nazionali, di optare per soluzioni che superino la logica dei “campi” e che favoriscano attivamente l’integrazione dei rom» &#8211; ha detto invece Dezideriu Gergely, Direttore Esecutivo di ERRC.</p>
<p>Attuando la Strategia Nazionale per l’inclusione di Rom, Sinti e Caminanti, per la quale l’Italia si è ufficialmente impegnata in sede europea, il nostro Paese ha oggi la possibilità di imboccare un nuovo cammino circa la definizione di nuove politiche nei confronti della popolazione rom che si dimostrerebbero al contempo efficaci nella lotta contro i pregiudizi diffusi verso queste comunità.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.21luglio.org/index.php/notizie/218-visita-a-sorpresa-di-parlamentari-italiani-nei-campi-nomadi-di-roma" target="_blank">Associazione 21 luglio</a></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
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		<title>Omofobia, a scuola e in famiglia le discriminazioni più forti</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 10:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dati e sondaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Le discriminazioni e i pregiudizi nei confronti delle persone omosessuali sono più forti a scuola e in famiglia. Secondo un&#8217;indagine realizzata dal Gay Center e T6- cooperativa, nell&#8217;ambito di un progetto europeo nelle scuole, che ha coinvolto in Italia oltre mille studenti, quasi tre persone Lgbt su 4 hanno subito forme di discriminazione o di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le discriminazioni e i pregiudizi nei confronti delle persone omosessuali sono più forti a scuola e in famiglia. Secondo un&#8217;indagine realizzata dal Gay Center e T6- cooperativa, nell&#8217;ambito di un progetto europeo nelle scuole, che ha coinvolto in Italia oltre mille studenti, quasi tre persone Lgbt su 4 hanno subito forme di discriminazione o di pregiudizio durante la loro vita. Il contesto più spesso nominato dagli intervistati è la scuola (il 49% degli intervistati che hanno subito forme di discriminazione o pregiudizio dichiarano di essere stati discriminati a scuola), seguito dalla famiglia (42%), dai bar e locali (33%) e dai media ed internet (30%).</p>
<p>Gli uomini gay citano più spesso la scuola come luogo di discriminazione (43% degli intervistati gay), mentre le donne lesbiche citano la famiglia (37% delle intervistate lesbiche). In generale, le persone transgender e gli uomini gay e bisessuali sembrano essere più spesso vittime di discriminazioni delle donne lesbiche e bisessuali. Gli studenti appaiono abbastanza consapevoli delle difficoltà incontrate dalle persone Lgbt: il 55% degli studenti intervistati pensano che le persone gay e lesbiche siano discriminate in Italia.</p>
<p>Per combattere i pregiudizi Unar, Ufficio nazionale contro le discriminazioni della presidenza del consiglio dei ministri, e Gay Center sono scesi in prima linea, nelle scuole, coninvolgendo oltre 16mila studenti e da oggi sono online i video contro l&#8217;omofobia realizzati dagli studenti delle scuole superiori. Il progetto anti discriminazione portato avanti dal Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del consiglio dei ministri, tramite l&#8217;Unar, e dal Gay Center mira a &#8220;contrastare il bullismo e le discriminazioni verso le persone lesbiche, gay e trans partendo dall&#8217;ambito primario dell&#8217;educazione&#8221;. Il progetto ha coinvolto oltre 20 scuole ed associazioni. In particolare in alcune scuole sono stati attivati i laboratori con gli studenti che hanno portato alla produzione di 6 campagne contro l&#8217;omofobia realizzate da ragazzi dai 14 ai 18 anni.</p>
<p>Nei video i ragazzi affrontano l&#8217;omofobia in molti modi, ricorrendo alla metafora sportiva con le squadre di calcio che annullano le differenze, mostrando la violenza che si esprime tra coetanei, affrontando il tema del matrimonio, trattando con delicatezza l&#8217;amore, il coming out e la scoperta della propria omosessualità. I video potranno essere votati su internet dal 17 maggio, Giornata mondiale contro l&#8217;omofobia, fino al 3 giugno. Successivamente saranno valutati da una giuria di qualità e presentati nell&#8217;evento che si terrà presso la sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.tmnews.it/web/sezioni/dalla-redazione/omofobia-a-scuola-e-in-famiglia-le-discriminazioni-piu-forti-PN_20130516_00135.shtml" target="_blank">TmNews</a></p>
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		<title>Grillo e i &#8220;Kabobo d&#8217;Italia&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 10:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[A parlare del responsabile della strage di Milano non è stato solo l&#8217;avvocato di Berlusconi. C&#8217;è anche Beppe Grillo, con un intervento sul suo blog, a tenere alta la tensione: &#8220;Quanti sono i Kabobo d&#8217;Italia? Centinaia? Migliaia? Dove vivono? Non lo sa nessuno&#8221;, scrive. E cita altri episodi di cronaca nera che hanno avuto come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A parlare del responsabile della strage di Milano non è stato solo l&#8217;avvocato di Berlusconi. C&#8217;è anche Beppe Grillo, con un intervento sul suo blog, a tenere alta la tensione: &#8220;Quanti sono i Kabobo d&#8217;Italia? Centinaia? Migliaia? Dove vivono? Non lo sa nessuno&#8221;, scrive. E cita altri episodi di cronaca nera che hanno avuto come protagonisti negativi degli immigrati: &#8220;Un portoghese originario dell&#8217;Angola che ha staccato a un passante un orecchio a morsi&#8221; e &#8220;un senegalese spacciatore, arrestato per l&#8217;omicidio di Ilaria&#8221;, la diciannovenne di Castagneto Carducci &#8220;picchiata durante un tentativo di stupro&#8221;. Secondo il leader del Movimento 5 Stelle, il portoghese &#8220;doveva (deve) stare in carcere&#8221; e Kabobo &#8220;doveva essere considerato sorvegliato speciale per la sua violenza&#8221;, mentre &#8220;il decreto di espulsione del senegalese non è mai stato applicato&#8221;. E i tre hanno potuto colpire. &#8220;Chi è responsabile?&#8221;, domanda Grillo. &#8220;Non la polizia, che più che arrestarli a rischio della vita non può fare. Non la magistratura, che è soggetta alle leggi. Non il parlamento, che ha fatto della sicurezza un voto di scambio elettorale fra destra e sinistra e ha creato le premesse per la nascita del razzismo in Italia. Nessuno è colpevole, forse neppure Kabobo. Se gli danno l&#8217;infermità mentale, presto sarà di nuovo un uomo libero&#8221;.</p>
<p><strong>La &#8216;gazebata&#8217; della Lega.</strong> Parole che non sono sono piaciute al segretario di Prc, Paolo Ferrero: &#8220;Evidentemente per Grillo i voti non puzzano e si può accarezzare il razzismo, a maggior ragione in questi giorni, mentre si trova in Veneto a cercare i voti della Lega&#8221;. Proprio il Carroccio torna a mobilitarsi annunciando una &#8216;gazebata&#8217; per bloccare ogni tentativo di abolire il reato di clandestinità: mille gazebo saranno allestiti nella &#8220;macroregione del Nord&#8221; per far sentire a Roma che &#8220;al contrario di quanto disse il ministro all&#8217;Integrazione Cecilie Kyenge, il popolo non è con lei&#8221; su questo aspetto. A Pavia, infine, uno striscione con la scritta &#8216;Consegnateci Kabobo&#8217;, quasi subito rimosso dalla polizia, è stato lasciato all&#8217;alba sulla porta della sede di Sel. In mattinata è arrivata alla questura di Pavia una rivendicazione con la firma di Forza Nuova, che sostiene di averne lasciati altri.</p>
<p>Fonte: <a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/05/16/news/longo_pdl_l_assassino_col_piccone_gli_avrei_sparato_con_la_mia_pistola-58947235/?ref=HREC1-7" target="_blank">Repubblica.it</a></p>
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		<title>No Hate Speech Movement</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 08:26:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iniziative]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[No al razzismo su internet: è questo che il Consiglio d&#8217;Europa si è proposto quando, nel marzo 2013, ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro lo hate speech online. L&#8217;iniziativa promuove un monitoraggio partecipativo della rete con lo scopo di individuare e limitare i contenuti dei siti che diffondono messaggi discriminatori. Lo hate speech, non riguarda esclusivamente le ragioni etnico-razziali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No al razzismo su internet: è questo che il Consiglio d&#8217;Europa si è proposto quando, nel marzo 2013, ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro lo hate speech online. L&#8217;iniziativa promuove un monitoraggio partecipativo della rete con lo scopo di individuare e limitare i contenuti dei siti che diffondono messaggi discriminatori. Lo hate speech, non riguarda esclusivamente le ragioni etnico-razziali, ma è rivolto anche a donne,omosessuali e disabili, con fenomeni distorsivi emergenti quali il cyber-bullismo. Il diritto alla libertà di espressione come condizione necessaria a una società democratica è garantito dall&#8217;articolo 10 della convenzione dei diritti dell&#8217;uomo e per ora Internet ne è la più grande espressione. Ma che succede se un&#8217;individuo incita all&#8217;odio contro una persona, una categoria o una razza in un messaggio che può essere condiviso? Da qui nasce il &#8221;No Hate Speech Movement&#8221;, campagna promossa con il coinvolgimento di circa 1000 organizzazioni. E&#8217; stata avviata nel 2012 e lanciata a marzo 2013 con lo scopo di attivare una mobilitazione su più fronti per arginare attraverso un&#8217;opera di denuncia i siti che promuovono discorsi, video, immagini di incitamento all&#8217;odio.</p>
<p>La campagna è stata lanciata dal Consiglio d&#8217;Europa ma si basa su campagne nazionali degli stati membri del Consiglio. La campagna fa parte del progetto Giovani contro l&#8217;incitamento all&#8217;odio online condotto tra il 2012 e il 2014. Il progetto promuove l&#8217;uguaglianza, la dignità, i diritti umani e della diversità e mira ad un diretto coinvolgimento dei giovani attraverso azioni di intervento. Il fine del progetto, infatti, è quello di equipaggiare i giovani e le organizzazioni giovanili delle competenze necessarie per riconoscere queste violazioni dei diritti umani e di agire contro di loro. La campagna non è, ovviamente, destinata a limitare la libertà di espressione online ma mira a combattere l&#8217;ignoranza attraverso l&#8217;alfabetizzazione mediatica e una maggiore consapevolezza dei diritti. L&#8217;obiettivo è quello di limitare lo hate speech e di combattere il razzismo e la discriminazione su Internet. Gli strumenti utilizzati dal&#8221;No hate speech Movement&#8221; sono: l&#8217;Osservatorio sullo hate speech al fine di monitoraggio, un forum online per unirsi al movimento e un sito web di coordinamento per chiunque decida di diventare attivista.</p>
<p>Guarda il sito della campagna <a href="http://www.nohatespeechmovement.org/" target="_blank">No Hate Speech Movement</a></p>
<p>Fonte: <a href="http://www.melty.it/no-hate-speech-movement-il-razzismo-online-ha-le-ore-contate-a110636.html" target="_blank">Melty.it</a></p>
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		<title>Assistenti familiari, in Italia è boom: sono 1 milione 655 mila</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 07:39:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[«Nell&#8217;ultimo decennio l&#8217;area dei servizi di cura e assistenza per le famiglie ha rappresentato per l&#8217;Italia un grande bacino occupazionale. Il numero dei collaboratori che prestano servizio presso le famiglie, con formule e modalità diverse, è passato da poco più di un milione nel 2001 all&#8217;attuale 1 milione 655mila (+53%), registrando la crescita più significativa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Nell&#8217;ultimo decennio l&#8217;area dei servizi di cura e assistenza per le famiglie ha rappresentato per l&#8217;Italia un grande bacino occupazionale.<br />
Il numero dei collaboratori che prestano servizio presso le famiglie, con formule e modalità diverse, è passato da poco più di un milione nel 2001 all&#8217;attuale 1 milione 655mila (+53%), registrando la crescita più significativa nella componente straniera, che oggi rappresenta il 77,3% del totale dei collaboratori».</p>
<p>È quanto emerge da una ricerca realizzata dal Censis e dall&#8217;Ismu per il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, presentata a Roma. «Sono 2 milioni 600mila &#8211; si legge &#8211; le famiglie (il 10,4% del totale) che hanno attivato servizi di collaborazione, di assistenza per anziani o persone non autosufficienti, e di baby sitting. E si stima che, mantenendo stabile il tasso di utilizzo dei servizi da parte delle famiglie, il numero dei collaboratori salirà a 2 milioni 151mila nel 2030 (circa 500mila in più)».</p>
<p>«I servizi di collaborazione domestica in Italia &#8211; ricorda l&#8217;indagine &#8211; si caratterizzano ancora per la forte destrutturazione, anche quando comportano un&#8217;assistenza specialistica a persone non autosufficienti. Si configurano come un lavoro domestico a tutto tondo, con una quota dell&#8217;83,4% dei collaboratori occupati nel governo della casa, fino all&#8217;assistenza avanzata a persone non autosufficienti (15,3%) e a bambini (18,3%). C&#8217;è poi una sottovalutazione del valore delle competenze, visto che solo il 14,3% dei collaboratori ha seguito un percorso formativo specifico, sebbene il 60% di essi si occupi dell&#8217;assistenza di una persona anziana».</p>
<p>L&#8217;indagine del Censis sottolinea anche «l&#8217;assenza di intermediazione nel rapporto di lavoro». «Solo il 19% delle famiglie &#8211; si legge &#8211; si avvale di intermediari per il reclutamento. Ed esiste un&#8217;ampia area di lavoro totalmente irregolare (il 27,7% dei collaboratori) e grigio (il 37,8%) che si accompagna però al progressivo consolidamento di un quadro di tutele. La scelta lavorativa dei collaboratori ha un carattere residuale, se il 71% di essi si trova nell&#8217;attuale condizione per necessità e il 35,4% perchè ha perso il precedente lavoro (tra gli italiani la percentuale sale al 41%). Malgrado ciò, le opportunità occupazionali e reddituali hanno fatto apprezzare ai più la scelta compiuta: la maggioranza (il 70%) considera l&#8217;attuale occupazione ormai stabile e solo il 16% sta cercando attivamente un lavoro più soddisfacente (tra gli italiani il 25%)». «In questo quadro &#8211; avverte il Censis &#8211; non possono essere trascurate le difficoltà che sempre più famiglie incontrano non solo nel reclutamento, ma anche nella gestione del rapporto con i collaboratori.</p>
<p>La pesantezza del fattore organizzativo le porta oggi a chiedere con forza, oltre agli sgravi di natura economica, una maggiore semplificazione per l&#8217;assunzione e la regolarizzazione dei collaboratori (lo chiede il 34% contro il 40% che richiede gli sgravi), ma anche servizi che sul territorio favoriscano l&#8217;incontro tra domanda e offerta (29%)». «Il 34,5% delle famiglie &#8211; chiarisce l&#8217;indagine &#8211; vorrebbe l&#8217;istituzione di registri di collaboratori al fine di garantirne la professionalità, il 39% vorrebbe invece che venissero create o potenziate le strutture che si occupano di reclutamento, mentre il 25,7% sarebbe pronto ad affidarsi totalmente a un&#8217;agenzia privata che sollevi la famiglia da tutte le incombenze di carattere burocratico e gestionale».</p>
<p>Secondo il Censis, «le vere incognite che oggi incombono sulla sostenibilità del sistema sono soprattutto di natura economica: il welfare informale ha un costo che grava quasi interamente sui bilanci familiari». «A fronte di una spesa media di 667 euro al mese &#8211; rileva &#8211; solo il 31,4% delle famiglie riesce a ricevere una qualche forma di contributo pubblico, che si configura per i più nell&#8217;accompagno (19,9%). Se la spesa che le famiglie sostengono incide per il 29,5% sul reddito familiare, non stupisce che già oggi, in piena recessione, la maggioranza (56,4%) non riesca più a farvi fronte e sia corsa ai ripari: il 48,2% ha ridotto i consumi pur di mantenere il collaboratore, il 20,2% ha intaccato i propri risparmi, il 2,8% si è dovuto addirittura indebitare. L&#8217;irrinunciabilità del servizio sta peraltro portando alcune famiglie (il 15%, ma al Nord la percentuale arriva al 20%) a considerare l&#8217;ipotesi che un membro della stessa rinunci al lavoro per prendere il posto del collaboratore». «Intrappolate nella spirale perversa delle esigenze crescenti a fronte di risorse calanti &#8211; continua il Censis &#8211; il 44,4% delle famiglie pensa che nei prossimi cinque anni avrà bisogno di aumentare il numero dei collaboratori o delle ore di lavoro svolte. Ma al tempo stesso la metà delle famiglie (il 49,4%) sa che avrà sempre più difficoltà a sostenere il servizio e il 41,7% pensa addirittura che dovrà rinunciarci. Tra le famiglie attualmente prive di badante, il 20% dichiara che in casa è presente una persona che ha bisogno di cura e assistenza. In questi casi, non ci sono esborsi economici da sostenere, ma un costo non irrilevante grava comunque sulla famiglia: la rinuncia a lavorare da parte di un suo componente». La ricerca stima che «nel 25% delle famiglie in cui è presente una persona da assistere, e non si possa ricorrere ai servizi di un collaboratore, vi è una donna (nel 90,4% dei casi) giovane (il 66% ha meno di 44 anni) che ha rinunciato al lavoro: interrompendolo (9,7%), riducendo significativamente l&#8217;impegno (8,6%) o smettendo di cercarlo (6,7%)». «Con una domanda crescente di protezione sociale &#8211; avverte il Censis &#8211; è indispensabile incrociare il welfare familiare, che impiega rilevanti risorse private, con un intervento pubblico di organizzazione e razionalizzazione dei servizi alla persona basato su vantaggi fiscali alle famiglie per garantirne la sostenibilità sociale».</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/badante_boom_aumentate/notizie/279597.shtml" target="_blank">Il Messaggero</a></p>
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