CIRDI

Arci, nei CIE violato il diritto all’infomazion. Primi risultati della campagna ‘APRITE LE PORTE ‘ Alto il numero dei rifiuti

I centri di detenzione per migranti, in Europa e in Italia, restano ‘off limit’ per giornalisti e associazioni. Nel quadro della campagna inter-associativa «Open Access: Aprite le porte! Abbiamo il diritto di sapere!», le reti Migreurop, European Alternatives e Reporters Sans Frontières dal 26 marzo e fino al 26 aprile hanno chiesto l’autorizzazione a visitare numerosi centri di detenzione per migranti. Ma il primo dato negativo che emerge è l’alto numero di rifiuti ricevuti dalle varie amministrazioni. Lo riferisce l’Arci in una nota, che ammonisce: «Esigiamo il diritto d’accesso incondizionato della società civile e della stampa in questi luoghi. L’opinione pubblica ha diritto di sapere cosa succede». In Italia, le richieste presentate da diverse organizzazioni della società civile sono state respinte, così come quella degli avvocati difensori dei migranti accusati di aver causato le rivolte scoppiate a gennaio scorso (valga per tutti l’esempio del Cie di Via Corelli, dove la risposta è stata sempre e comunque negativa). In Francia, l’accesso ai centri di trattenimento amministrativo (Cra) di Mesnil-Amelot, Palaiseau, Vincennes, Rennes, Toulouse-Cornebarrieu e Stasburgo e all’aeroporto di Roissy è stato sistematicamente negato ai giornalisti anche quando accompagnavano parlamentari. Per altri Cra (come quello di Cergy) la richiesta è rimasta senza risposta. In Belgio, le autorità hanno rifiutato la richiesta presentata dalla Lega dei Diritti Umani per una visita da effettuare con 5 giornalisti. In Spagna, non si è mai avuta risposta. Va sottolineato – si legge ancora nella nota – che, se nella maggior parte dei casi i motivi dei rifiuti non sono nemmeno esplicitati, in altri casi sono risibili. Ad esempio nel Cie di via Corelli a Milano a giustificare l’ultimo rifiuto è stato il «rischio di rivolte». Invisibili, inaccessibili, impenetrabili, come spiegare questo accanimento a fare di questi centri dei «non luoghi»? Cosa cercano di nasconderci? Sichiede l’Arci. Questa opacità, che risponde alla necessità di non far emergere all’esterno le violazioni perpetrate contro i diritti dei detenuti, rappresenta una palese negazione del diritto all’informazione. L’accesso all’informazione è un diritto inalienabile dei cittadini, tutelato da tutte le istituzioni europee. L’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali – ricorda l’Arci – garantisce «la libertà di ricevere o di comunicare informazioni e idee senza ingerenze da parte delle autorità pubbliche». Questi principi devono essere rispettati.

Fonte: Andkronos

Articoli Correlati

URL breve: http://www.cirdi.org/?p=3003

Scritto da il apr 18 2012. Registrato sotto Notizie. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

Scrivi una replica

*

Copyright © 2010 cirdi.org. Tutti i diritti riservati. Collegati | Powered by Felsimedia.com