Omosessuali sul posto di lavoro: per il 75% degli italiani sono discriminati
Sono invisibili e discriminati, e spesso preferiscono non denunciare i soprusi subiti da colleghi o dai loro capi. E’ il quadro che emerge da una ricerca che, per la prima volta in Italia, ha interpellato non soltanto i lavoratori omosessuali, ma anche quelli eterosessuali, sulle condizioni di lavoro dei loro colleghi Glbt (gay, lesbiche, bisessuali e transgender). Riscontrando una significativa convergenza su un punto: tre italiani su quattro ritengono che oggi, essere gay dichiarati o “in incognito”, nel mercato del lavoro, rappresenta uno svantaggio.
Quindici le domande presenti sui 1.892 questionari raccolti e compilati al 55% da persone Glbt e al 45% da eterosessuali, appartenenti a tutte le fasce d’età (dai 18 anni agli over 50): lo studio “Lavoro e minoranze sessuali in Italia”, realizzato tra i mesi di febbraio e aprile su impulso del “Comitato Bologna Pride 2012″, ha cercato di capire quali siano le condizioni di lavoro dei gay. Scoprendo, ad esempio, che la difesa e la sicurezza sono i settori nei quali l’82% degli interpellati (contro il 65,5% di media italiana) riferisce di avere almeno un collega omosessuale, quasi sempre non dichiarato. Quello degli uomini in divisa, infatti, è uno degli ambiti professionali percepito come uno degli ambienti in cui è più difficile vivere apertamente il proprio orientamento sessuale e, al tempo stesso, uno dei più duri verso gay e lesbiche.
La ricerca ha permesso di evidenziare gli ambiti professionali nei quali viene registrata una presenza maggiore di lavoratori gay. Al primo posto (l’88,3% degli interpellati ha detto di avere almeno un collega omosessuale) le organizzazioni associative (sindacati, partiti, ecc.), seguite dalle attività di servizi alla persona come parrucchiere e massaggiatore (84,6%); dopo la difesa, al terzo posto, le attività artistiche, ricreative e legate alla moda (80,7%); chiudono i servizi alle imprese (call center, pulizie e simili con il 79,4%).
Nel confronto gay ed etero intervistati, emerge una differenza significativa: “Le persone Glbt mostrano di sapere di lavorare con colleghi gay più spesso dei loro corrispettivi eterosessuali (il 71,2% per i primi, contro il 59,5% dei secondi) – fa notare Raffaele Lelleri, il sociologo che ha condotto lo studio insieme a Luca Pietrantoni, dell’ateneo di Bologna – Questo dipende dalla cosiddetta visibilità selettiva e dalla impermeabilità della comunità Glbt i cui componenti, in molti casi, pare tendano a rivelare il loro orientamento solo ai propri ‘simili’”. Per quanto riguarda le discriminazioni sul luogo di lavoro una media del 19% racconta di essere a conoscenza di episodi di ingiustizia verso le persone gay: una percentuale che supera significativamente il 24% tra gli omosessuali e si ferma invece al 13% tra gli etero. La maggioranza è inoltre unanime nel sostenere che difficilmente i soprusi vengono denunciati: mai o raramente per il 60%.
Quanto alle prospettive per il futuro, gli italiani sembrano essere ottimisti. Secondo il 61% la condizione lavorativa di gay e lesbiche migliorerà, mentre il 57% ritiene che ci siano stati dei progressi rispetto al passato. Anche in questo caso, c’è una discrepanza tra etero (decisamente più ottimisti: 67%) e i più scettici omosessuali (il 56% crede in un miglioramento). “Tutti sembrano essere consci dell’ineluttabilità di determinati cambiamenti sociali, insita nella modernizzazione – osserva Lelleri – Nonostante le posizioni della Chiesa e di determinati politici, penso che la Storia ci porti verso quella direzione di civiltà”. Anche la deputata del Pd, Paola Concia, si dice ottimista e ne approfitta per rivolgere un appello al ministro Elsa Fornero: “Penso che ormai sia arrivato il tempo della verità e dell’abbattimento dei muri, nonostante l’attuale classe politica abbia dimostrato di essere sorda e insensibile. Le istituzioni non possono più chiudere gli occhi di fronte ai diritti delle persone Glbt. Per questo voglio pubblicamente invitare la Fornero a studiare questa indagine e ad emanare delle direttive, come mi era stato promesso dal suo predecessore: agisca all’interno delle sue competenze, per tutelare gay, lesbiche e transessuali sul luogo di lavoro”.
Fonte: Repubblica.it
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